L'aloe vera arriva dall'Africa settentrionale, dalla penisola arabica e dalle isole Canarie, dove cresce in climi aridi con pochissima acqua. Durante il Medioevo si diffuse in Europa attraverso i commercianti arabi, che la usavano sia come pianta medicinale sia come decorativa. Oggi la troviamo in quasi tutte le case, eppure il mito più diffuso è che sia facile da coltivare. La verità è diversa: è facile tenerla viva, ma facile anche ucciderla. L'errore principale, commesso da milioni di giardinieri casalinghi, è annaffiarla troppo. Nel deserto piove raramente, e le radici dell'aloe si sono adattate a immagazzinare acqua nelle foglie. Chi innaffia regolarmente finisce per marcire la pianta dal basso.
Esistono oltre 400 specie di aloe, ma quella che teniamo in casa è quasi sempre l'Aloe barbadensis Miller, conosciuta appunto come aloe vera o aloe di Barbados. Altre varietà coltivate sono l'Aloe arborescens, più grande e legnosa, e l'Aloe variegata con foglie screziate. L'aloe vera adulta raggiunge i 60-90 centimetri di altezza e produce piccoli fiori gialli tubolari tra marzo e maggio. Non ha un ciclo vitale marcato come le piante stagionali: è una succulenta perenne che cresce lentamente tutto l'anno se le condizioni sono giuste. Le foglie carnute contengono un gel trasparente ricco di polisaccaridi e composti bioattivi, da cui derivano gli usi cosmetici e fitoterapici della pianta.
Il marciume radicale è il nemico numero uno dell'aloe vera in casa. Succede così: l'acqua si accumula nel terreno, le radici restano bagnate per giorni, i funghi patogeni proliferano e la radice marcisce. La pianta non riesce più a assorbire acqua, le foglie diventano molli e trasparenti, e in pochi giorni è finita. Il problema si aggrava se il vaso non ha fori di drenaggio o se il terriccio è troppo compatto. Anche l'esposizione sbagliata contribuisce al danno: se l'aloe sta in ombra e in ambienti freddi e umidi, la traspirazione è lenta e il ristagno è quasi certo. Le temperature sotto i 10 gradi rallentano i processi biologici della pianta, rendendo il drenaggio ancora più difficile. Capita spesso che chi compra l'aloe al vivaio la mette in bagno o in cucina perché "è una pianta tropicale", senza accorgersi che il bagno è il luogo peggiore per una succulenta deserticola.
Come coltivarla in casa
- Esposizione: posiziona l'aloe vera in un luogo luminosissimo, meglio davanti a una finestra esposta a sud. Almeno 6 ore di luce diretta al giorno sono ideali. Se l'ambiente è troppo scuro, la pianta diventa pallida e le foglie si allungano cercando la luce.
- Annaffiatura: innaffia solo quando il terriccio è completamente secco al tatto, a una profondità di due centimetri. In inverno riduci ulteriormente le irrigazioni, anche a una volta al mese. Usa acqua a temperatura ambiente e non fredda dal rubinetto.
- Terriccio e vaso: scegli un terriccio specifico per succulente o realizzane uno mescolando terra universale con sabbia grossolana al 40%. Il vaso deve avere sempre fori di drenaggio sul fondo. Una pentola di terracotta è migliore della plastica perché respira meglio.
- Temperatura e umidità: mantieni la temperatura tra 15 e 25 gradi. L'aloe non ama gli ambienti umidi: evita nebulizzazioni e ambienti saturi di vapore come bagni e cucine non ventilate.
- Rinvaso: rinvasa ogni due anni in primavera, solo se le radici escono dai fori di drenaggio. Aumenta il diametro del vaso di pochi centimetri, non di più.
Se la tua aloe è già molle e sta marcendo, non tutto è perduto. Estrai la pianta dal vaso, elimina il terriccio bagnato dalle radici con delicatezza, taglia le parti scure e marcescenti con un coltello pulito e sterilizzato. Lascia asciugare le radici all'aria per due giorni, poi rinvasa in terriccio nuovo e secco. Non innaffiare per almeno 10 giorni. Se le radici sono completamente marcite, taglia una rosetta sana di foglie, lasciale asciugare una settimana in un luogo ombreggiato, poi piantale in sabbia umida: emetteranno radici nuove.
