Nel 2018, quando il legislatore italiano ha introdotto il Bonus Verde, ha compiuto un gesto che affonda le radici in una vecchia tradizione: il riconoscimento pubblico del valore civile del giardino. Non era sempre stato così. I giardini privati, per secoli, sono rimasti prerogativa di pochi. Nel Rinascimento, mentre i signori fiorentini coltivavano gli agrumi importati dall'Asia nelle loro limonaie, la maggioranza degli italiani abitava in case senza uno spazio verde. Solo dall'Ottocento il giardino domestico è divenuto aspirazione diffusa, grazie all'arrivo di nuove piante ornamentali dalle colonie e ai cataloghi dei vivai che raggiungevano anche le città di provincia. Oggi, con il Bonus Verde e i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, quella aspirazione trova finalmente una risposta dello Stato. Chi rinnova il verde di casa non è più solo uno che spende per sé: è qualcuno che aumenta il capitale naturale del territorio.

Cos'è il Bonus Verde e come funziona

Il Bonus Verde è una detrazione fiscale del 36% sulle spese sostenute per la realizzazione, la manutenzione e il recupero di aree verdi. Vale per persone fisiche che posseggono o hanno la disponibilità di immobili, e copre interventi su giardini, terrazze, balconi, aree comuni in condomini e orti. La detrazione si applica sulla quota parte dell'importo che non supera 5.000 euro per unità immobiliare: il beneficio massimo è quindi 1.800 euro all'anno.

La procedura è semplice: sostieni la spesa, conserva fatture e ricevute, e la detrai dalla dichiarazione dei redditi in dieci rate annuali uguali. Non è necessario un permesso particolare se gli interventi rientrano nella manutenzione ordinaria. Per interventi più complessi, come la realizzazione di un nuovo giardino su una terrazza, è bene verificare con il comune se servono autorizzazioni.

Quali spese sono coperte dal Bonus

La lista delle spese detraibili è ampia e comprende:

Non rientrano invece i costi relativi a patologie delle piante, insetticidi e fitofarmaci generici, o i lavori su strutture in muratura come pergolati e gazebo, a meno che non siano parte integrante del progetto di verde.

I fondi PNRR: una nuova opportunità

Accanto al Bonus Verde, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha stanziato risorse specifiche per la riqualificazione del verde urbano e periurbano. Queste risorse, gestite a livello locale, spesso sono rivolte a comuni e proprietari che vogliano trasformare spazi compromessi in giardini pubblici o semipubblici. Alcuni comuni hanno avviato bandi per finanziare parzialmente o completamente la rinaturalizzazione di terrazze e balconi in edifici sottoutilizzati.

La differenza rispetto al Bonus Verde è che i fondi PNRR non richiedono una spesa personale: il finanziamento copre direttamente i lavori. È necessario verificare se il proprio comune ha attivato bandi di questo tipo contattando l'assessorato all'ambiente o consultando il sito dell'ente locale.

Come accedere al Bonus Verde

Per usufruire della detrazione, devi:

Se non sei obbligato a presentare la dichiarazione, puoi chiedere al professionista che redige il tuo modello 730 di inserire la spesa. Se sei un'azienda con partita IVA, il Bonus Verde non è applicabile alle spese di gestione di aree verdi, ma solo alla realizzazione o al rifacimento.

La storia delle piante da ornamento e il valore contemporaneo

Vale ricordare che molte piante oggi coltivate nei giardini italiani hanno un'origine lontana. L'edera, il bosso e il tasso, simboli dei giardini formali europei, sono specie locali ma i loro usi ornamentali sono stati codificati nei giardini rinascimentali italiani. La pervinca (Vinca minor), che tappezza tanti angoli ombrosi, è invece originaria dell'Europa e del Mediterraneo: la pervinca del Madagascar dei vivai è un'altra pianta, Catharanthus roseus. L'ortensia (Hydrangea macrophylla), regina delle terrazze italiane, è originaria del Giappone e raggiunse l'Europa alla fine del Settecento. Ogni pianta del nostro giardino porta con sé una storia di commerci, esplorazioni, adattamenti.

Usare il Bonus Verde per coltivare queste piante non è quindi un semplice sconto fiscale. È il modo di riconoscere, attraverso una detraibilità che lo Stato offre, che il giardino privato è sempre stato anche una forma di patrimonio culturale e naturale condiviso.

Tempi e scadenze da tenere a mente

Il Bonus Verde è stato confermato fino al 31 dicembre 2024 con la possibilità di rinnovo. È bene verificare ogni anno le condizioni vigenti contattando un commercialista o consultando il sito dell'Agenzia delle Entrate. Le spese sostenute in un anno solare possono essere detratte a partire dalla dichiarazione dell'anno seguente. Non esiste un ordine di presentazione: se hai spese per 10.000 euro in un anno, il Bonus copre solo i primi 5.000, con detrazione massima di 1.800 euro distribuita in dieci rate annuali.

Per i fondi PNRR, i tempi variano in base ai bandi comunali. Molti comuni hanno stabilito scadenze entro il 2025 o il 2026. Consultare il sito del proprio comune e iscriversi alle newsletter dedicate all'ambiente è il modo più sicuro per non perdere le opportunità locali.

Un'eredità nel vaso

Quando oggi decidi di usare il Bonus Verde per piantare un'ortensia o coltivare un orto verticale, stai partecipando a un progetto che affonda le radici nel Cinquecento, quando i primi botanici italiani iniziavano a sistematizzare il sapere sulle piante. Stai proseguendo l'opera di coloro che, nelle corti e negli orti botanici universitari, hanno creato quelle raccolte di specie che oggi caratterizzano i nostri spazi domestici. Il Bonus Verde, visto da questo angolo, non è solo una misura fiscale: è il riconoscimento che il verde privato è parte della memoria botanica collettiva di un luogo.