Camminare scalzi sull'erba appena alzati è uno di quei gesti che vengono spesso presentati come un'antica tradizione orientale. Conviene togliere subito l'equivoco: non è una pratica codificata giapponese, e non esiste una scuola o un maestro che la insegni. Quello che esiste in Giappone è lo shinrin-yoku, il "bagno nella foresta", una raccomandazione di salute pubblica introdotta dall'Agenzia forestale nel 1982, che consiste nello stare nel bosco con calma e attenzione — scarpe comprese.
Questo non toglie nulla al gesto in sé, che ha ragioni sue, più semplici e più concrete di quanto raccontino certe versioni. Vale la pena guardarle da vicino, insieme alle precauzioni che quasi nessuno cita.
Una delle cose che più amo di questa filosofia è che non propone cambiamenti impossibili. Non serve volare in Giappone, iscriversi a un ritiro o acquistare attrezzature costose. A volte basta introdurre un piccolo gesto nella propria routine. E uno dei più noti (e anche dei più sottovalutati per chi non ci è abituato) è proprio togliersi le scarpe e appoggiare i piedi sull'erba, anche solo per qualche minuto. La spiegazione, come vedremo, è più logica di quanto si possa pensare.
Che cosa si può dire con onestà
Sullo shinrin-yoku esistono studi veri, condotti soprattutto in Giappone, che misurano cali modesti della pressione e della frequenza cardiaca dopo qualche ora passata in un bosco. Sono effetti reali, ma riguardano lo stare in un ambiente naturale, non i piedi nudi. Camminare scalzi sull'erba non ha una letteratura paragonabile: quello che si può dire senza forzare è che tocca due cose diverse e concrete, l'attenzione e la meccanica del piede.
Da questa prospettiva, passare l'intera giornata chiusi in scarpe rigide, su pavimenti e asfalto, è un po' come tenere il corpo costantemente isolato da ciò che lo circonda. Il piede, ricco di terminazioni nervose, viene "spento". Riattivarlo con il contatto diretto dell'erba significa restituirgli stimoli che normalmente gli neghiamo.
I benefici di camminare a piedi nudi sull'erba: potresti sentirti più rilassato
Il primo effetto che molti notano è una sensazione immediata di calma. Sentire la freschezza dell'erba, l'umidità della rugiada e le piccole irregolarità del terreno costringe la mente a tornare al momento presente. È una forma spontanea di radicamento: invece di partire di corsa con mille pensieri, dedichi qualche minuto a sentire semplicemente il contatto con il suolo.
C'è poi un aspetto fisico. Il piede nudo, libero dalla scarpa, lavora come natura comanda: dita che si aprono, muscoli che si attivano, equilibrio che si affina. Per chi passa la giornata seduto, è uno dei modi più semplici per "risvegliare" una parte del corpo che spesso dimentichiamo.
Anche il corpo se ne accorge
Sulla postura non aspettarti miracoli: qualche minuto al giorno non riallinea nulla. Quello che cambia, ed è documentato negli studi sulla deambulazione scalza, è il modo in cui il piede appoggia. Senza suola ammortizzata l'appoggio tende a spostarsi in avanti, i muscoli intrinseci del piede lavorano di più e le informazioni che arrivano dalla pianta sono molto più ricche. Soprattutto per chi tende ad accumulare tensione nelle gambe e nei piedi, questo piccolo rituale mattutino può diventare un momento di scarico e di rilassamento. Non si tratta di fare lunghe camminate o sforzi: bastano cinque o dieci minuti, possibilmente all'aria aperta, magari abbinati a qualche respiro profondo.
Le precauzioni che nessuno racconta
Prima di togliersi le scarpe conviene sapere dove si mettono i piedi, e su un sito di giardinaggio questa parte non si può saltare.
- Non camminare scalzi su un prato trattato di recente con diserbanti, antiformiche o insetticidi, e nemmeno su un prato appena concimato: i granuli di concime bruciano la pelle.
- Attenzione al trifoglio in fiore. È pieno di api bottinatrici che dall'alto non si vedono, e una puntura sotto la pianta del piede fa male per giorni.
- Se nel prato passano cani o gatti il rischio non è teorico: uova di Toxocara e larve di anchilostoma si prendono esattamente così, dal contatto diretto con terreno contaminato.
- Guarda il prato prima di attraversarlo. Vetri, schegge, tappi metallici e chiocciole schiacciate sono il motivo più comune per cui questa abitudine finisce male.
- Chi ha il diabete non dovrebbe camminare scalzo, né sull'erba né altrove. Con una neuropatia periferica un taglietto può non essere avvertito e diventare un'ulcera: su questo i diabetologi sono concordi, e non ci sono eccezioni romantiche che tengano.
Vale la pena provare?
Ovviamente non c'è bisogno di trasformarlo in un'ossessione né di rinunciare per sempre alle scarpe. Ma è interessante, quantomeno, osservare come il corpo reagisce a un gesto così semplice. Soprattutto perché diamo per scontato il fatto di vivere costantemente "isolati" dal terreno. Prova a dedicare qualche minuto, ogni mattina per un paio di settimane, a camminare scalzo su un prato che conosci: può cambiare il modo in cui inizi la giornata e, soprattutto, quanto può essere piacevole ritrovare quel contatto naturale che avevamo da bambini.