Dal carrubo si raccolgono baccelli dolci, lunghi e scuri, che maturano tra la fine dell'estate e l'autunno sugli alberi dei borghi mediterranei. Una cosa va detta prima di tutto il resto: il carrubo è una pianta dioica, cioè esistono individui maschili e individui femminili, e solo questi ultimi portano i frutti. Da seme non c'è modo di sapere in anticipo quale dei due ti è capitato, e lo scoprirai soltanto alla prima fioritura, dopo diversi anni. L'albero cresce lentamente ma con costanza anche in vaso, purché il sole sia abbondante e il drenaggio perfetto. Il carrubo è resistente alla siccità e agli attacchi di parassiti, un alleato sicuro per chi vuole autosufficienza alimentare in spazi ristretti. Coltiviamo questa pianta selvatica non solo per i frutti da mangiare freschi, ma per capire come gli antichi borghi della costa italiana e delle isole la sfruttavano come coltura marginale, eppure preziosa.

Un albero selvatico tornato sui balconi

Il carrubo, Ceratonia siliqua, è originario del Medio Oriente ma naturalizzato nei borghi costieri italiani da secoli. Lo trovi ancora spontaneo in Sicilia, Sardegna, Puglia e zone interne della Calabria, dove cresce senza acqua irrigua, con radici profonde e foglie coriacee che respirano pochissima umidità. Non è una novità agricola, ma un albero che i contadini coltivavano ai margini degli orti e sulle scarpate, lasciandolo crescere lentamente mentre raccoglievano i baccelli dolci per alimentare il bestiame o, in tempi di carestia, come cibo diretto. I baccelli contengono una polpa molto zuccherina, che però si mangia solo dopo l'essiccazione: raccolta e assaggiata fresca è astringente e allappa la bocca, e sono le settimane al sole a renderla dolce e masticabile.

Nei borghi italiani il carrubo era un investimento a lungo termine, e nel senso più letterale: chi lo piantava sapeva che a raccoglierne i frutti sarebbero stati i figli. Da seme può impiegare anche dieci o quindici anni prima di fruttificare, ma poi vive secoli, e in Sicilia se ne trovano esemplari che hanno passato i cinquecento anni. Resiste a tutto: siccità estreme, suoli poveri, venti salati. L'unica cosa che teme davvero è il gelo, che sotto i -5°C gli danneggia la chioma. Un paesaggio di carrubi è segno di civiltà agricola antica, dove non bastava l'orto annuale ma si pensava al raccolto pluriennale.

Come partire dal seme

La via più semplice per avere un carrubo è il seme, con l'avvertenza che il sesso della pianta resterà un'incognita per anni. Procurati un baccello di carrubo secco, intero: dentro troverai 5-10 semi durissimi, lucidi, incastonati nella polpa. Staccali con cura e ricordati che quel tegumento è impermeabile all'acqua: se ti limiti a bagnarli non germineranno. O li lasci trenta secondi in acqua bollente e poi ventiquattro ore in acqua tiepida, o li scalfisci di lato con una limetta prima dell'ammollo. Sono pronti quando si sono gonfiati. Poi mettili in un vasetto di terriccio da semina, leggero e ben drenato. Copri i semi con 1 centimetro di sabbia fine. Innaffia delicatamente e posiziona il vasetto a sud, in pieno sole. La germinazione arriva tra 3 e 8 settimane. Pazienza. Non è veloce come il pomodoro, ma il gioco vale.

Quando le prime due foglie vere spuntano, trasferisci la piantina in un vaso più grande, 1 litro almeno. Subito in pieno sole. Il carrubo odia l'ombra e cresce stentato se non ha almeno 6 ore di sole diretto al giorno.

Vaso, terriccio e acqua: il manuale del coltivatore

Per il vaso scegli terracotta o plastica dura, mai troppo piccolo. Una pianta giovane sta bene in 5-7 litri, ma il carrubo cresce, e nel giro di dieci anni servirà un contenitore da 30-40 litri o meglio ancora una vasca. Il drenaggio è critico: assicurati che i fori sul fondo siano ampi e liberi, mettici sopra qualche centimetro di argilla espansa per non farli intasare, poi riempi con terriccio universale misto a sabbia grossolana, due parti di terriccio e una di sabbia. Il carrubo non tollera i ristagni: le radici marciscono in fretta. Se vivi in zona piovosa, aggiungi perlite al terriccio.

L'acqua è il peccato mortale del carrubo. Innaffia solo quando il terriccio è asciutto in profondità: infila un dito nel substrato e, se senti ancora umidità, aspetta. In estate, quando fa veramente caldo, potresti arrivare a innaffiare ogni 10-14 giorni. In primavera e autunno, una volta al mese o meno. D'inverno, se le temperature scendono sotto i 10°C, fermati completamente. Non serve niente.

Il sole è l'unico fertilizzante che conta

Il carrubo non è goloso. Cresce lentamente anche senza concime, purché abbia sole. Se vuoi accelerare appena un poco, a inizio primavera somministra un fertilizzante minerale diluito per piante da frutto, una volta sola. Non più di tanto. I terreni poveri in cui cresce spontaneamente non lo hanno viziato.

Niente potatura, a meno di rami spezzati. L'albero sa da sé quale forma prendere. Cresce come un piccolo cespuglio denso, ma con pazienza e tempo tira su anche un tronco principale e una chioma più ordinata.

Quando arriva il primo frutto

Il carrubo in vaso impiega molti anni prima di fiorire, e la fioritura arriva in una stagione inattesa: tra la fine dell'estate e l'autunno, quando quasi tutto il resto ha finito. I fiori sono piccoli, rossastri, riuniti in grappoli lungo i rami e perfino sul tronco, e hanno un odore forte e sgradevole che serve ad attirare gli insetti, perché è a loro che il carrubo affida soprattutto l'impollinazione. È a quel punto che scoprirai il sesso della tua pianta: se i fiori sono maschili, non avrai mai frutti, e per averne dovrai innestare su di essa una marza femminile o procurarti un'altra pianta. Se sono femminili, servirà comunque un esemplare maschile nel raggio di qualche decina di metri, cosa tutt'altro che scontata su un balcone. I baccelli allegati impiegano quasi un anno intero a maturare e si raccolgono la tarda estate successiva, quando sono marrone scuro e duri. Staccali con la mano, senza strappi violenti, e falli seccare al sole prima di mangiarli. Dentro trovi la polpa fibrosa e i semi, durissimi e tutti quasi identici di peso: sono quelli che hanno dato il nome al carato dei gioiellieri. Si mangia masticando lentamente, separando il seme dalla polpa, o si prepara una purea togliendo i semi e frullando il resto.

La resa è modesta, 10-15 frutti per un albero giovane in vaso. Migliora con gli anni.

Le varietà che funzionano meglio in balcone

Il carrubo comune è adatto al vaso. Se il tuo scopo sono i frutti, però, la strada seria è un'altra: comprare da un vivaio una pianta innestata con una cultivar femminile, come le siciliane 'Latinissima' o 'Amele'. L'innesto non serve a nanizzare la pianta, che nessun portainnesto rende davvero piccola, ma a garantirti il sesso e la qualità dei baccelli senza aspettare dieci anni per scoprire com'è andata. Cerca comunque materiale di provenienza siciliana o sarda, più abituato al clima secco, e accertati che la pianta abbia almeno un anno di vita.

Cosa fare adesso: il prossimo passo

Se il carrubo ti attrae, inizia oggi. Acquista un baccello secco di carrubo online o in un negozio di spezie, estrai i semi, mettili in acqua tiepida per stanotte. Domani metti i semi in vasetto con terriccio leggero e sabbia. Posiziona il vasetto sul balcone più soleggiato che hai. Innaffia pochissimo. Aspetta. Tra tre e otto settimane vedrai spuntare la prima piantina. A quel punto sei già dentro la storia di questi borghi italiani che coltivavano carrubo senza fretta, sapendo che ogni generazione eredita la pianta dalla precedente. E se dopo anni scoprirai di avere un maschio, saprai che ti resta l'ombra di un albero bellissimo, che è poi la ragione per cui molti lo piantano.