Quasi ogni balcone italiano ospita un vasetto di menta, pianta che stacchiamo distrattamente per profumare un bicchiere d'acqua o un tè. Pochi sanno che questa pianta umile, dalle foglie fragranti e dalla capacità straordinaria di moltiplicarsi, è stata adorata da civiltà antichissime, coltivata negli orti dei monasteri medievali e, nell'antichità, abbastanza preziosa da essere accettata come pagamento della decima. La menta non è una conquista moderna della botanica: è una pianta che ha conquistato il mondo per il suo profumo, la sua utilità e la magia che le civiltà passate le attribuivano.
L'eredità del Medio Oriente e del Mediterraneo
Le origini della menta affondano nel Medio Oriente e nel Bacino Mediterraneo, dove diverse specie crescevano spontaneamente sui terreni umidi e nelle valli fluviali. I persiani antichi coltivavano la menta nei loro giardini formali, considerandola una pianta sacra e benefica per il corpo. Gli egizi la usavano in cucina e nella preparazione dei profumi. I greci la dedicavano agli dei e la impiegavano in medicina: Teofrasto la elenca fra le erbe da giardino, e in età romana Dioscoride le dedica una voce del suo trattato sulle piante medicinali. Il nome Mentha deriva dalla mitologia greca: secondo il mito era il nome di una ninfa, Minte, amata da Ade e trasformata dalla gelosa Persefone in questa pianta profumata. Indipendentemente dalla leggenda, il fatto è che i romani conobbero diverse varietà di menta e la diffusero sistematicamente nei loro territori conquistati, portando questa pianta fino alla Britannia.
La menta nel Medioevo e nell'Età Moderna
Durante il Medioevo europeo, la menta divenne una pianta quasi onnipresente nei giardini dei monasteri. I monaci benedettini la coltivavano per scopi medici e rituali, inserendola negli erbari e nei testi di farmacopea che definivano il sapere botanico dell'epoca. La menta era considerata utile per digestioni difficili, per alleviare febbri e per profumare ambienti dove si temevano epidemie. In questo periodo la pianta acquisì ulteriore valore simbolico: rappresentava la purificazione spirituale e la salute del corpo. Durante l'Età Moderna, quando gli esploratori europei iniziarono a circumnavigare il globo, portarono semi di menta nei loro viaggi, diffondendola nelle colonie americane e nelle zone tropicali dove il clima lo permetteva. La menta europea, in particolare la menta piperita (Mentha × piperita), divenne una pianta commerciale di rilievo, specialmente in Inghilterra e in Francia, dove si sviluppò un'industria di estrazione dell'olio essenziale.
Le varietà e i loro nomi ricchi di storia
Quello che sorprende, mettendo in fila le mente coltivate in Europa, è quanto poco i nomi comuni corrispondano alla botanica. La menta piperita, ibrido fra Mentha aquatica e Mentha spicata, comparve nei giardini inglesi solo alla fine del Seicento, ma divenne rapidamente la più apprezzata per l'intensità del profumo. La menta a foglie tonde, o mentastro (Mentha suaveolens), è quella che spunta spontanea in mezza Italia lungo i fossi e ai bordi dei campi, dall'aroma più dolce e meno pungente. La cosiddetta menta marocchina non è una specie a sé ma una selezione di Mentha spicata, la stessa specie diffusa in Europa: il tè alla menta che associamo al Nord Africa è una tradizione relativamente recente, consolidatasi nell'Ottocento.
Merita un chiarimento la mentuccia romana, quella dei carciofi alla romana e della trippa: non è affatto una menta. È Clinopodium nepeta, la nepitella, un genere diverso della stessa famiglia. Chi la sostituisce con la menta piperita ottiene un piatto diverso, e chi cerca in vivaio una "menta romana" quasi sempre porta a casa la pianta sbagliata.
Un'erba che sfida la realtà botanica
Uno degli aspetti più affascinanti della menta è il suo comportamento biologico. La menta piperita, essendo un ibrido, è in larga parte sterile: non produce semi vitali, eppure si diffonde con una facilità impressionante attraverso i rizomi sotterranei e i fusti che radicano al contatto del suolo. Questo significa che le piante di menta piperita dei nostri vasi discendono per via vegetativa dai primi esemplari inglesi di fine Seicento, propagate di talea in talea senza mai passare per un seme. È una forma di immortalità biologica che ha permesso a questa pianta di mantenersi pressoché invariata nonostante i secoli. I giardinieri medievali non comprendevano la genetica, ovviamente, ma avevano compreso la pratica: bastava staccare uno stelo, metterlo in terra umida, e avere una nuova pianta. Questo semplice fatto trasformò la menta in una delle erbe più accessibili, diffuse e indipendenti dalla variabilità dei raccolti da seme.
La stessa qualità, in giardino, si rovescia in un problema. I rizomi corrono sotto la superficie anche per un metro a stagione e riemergono in mezzo alle aiuole vicine: chi mette la menta in piena terra in un orto misto se la ritrova, nel giro di due o tre anni, dappertutto. Il rimedio è semplice ed è sempre lo stesso: si coltiva in vaso, oppure si affonda in terra il vaso stesso lasciandone il bordo qualche centimetro fuori dal suolo, perché i fusti striscianti non lo scavalchino.
Una credenza smentita: la menta e la memoria
Esiste una credenza persistente, tramandata da fonti antiche e ripresa fino ai giorni nostri, secondo cui la menta avrebbe proprietà straordinarie nel potenziare la memoria. Diversi testi medici antichi consigliavano di strofinare la menta sulle tempie per migliorare la concentrazione. La spiegazione è meno misteriosa: il mentolo attiva i recettori TRPM8, gli stessi che segnalano il freddo, e produce una sensazione di fresco e di vigilanza senza che la temperatura cambi davvero di un grado. È lo stesso meccanismo per cui una caramella alla menta sembra raffreddare la bocca. Non è magia, è neurofisiologia; che poi questo si traduca in una memoria migliore, però, non è mai stato dimostrato. Tuttavia, la credenza nella menta come pianta che "risveglia la mente" era così diffusa nei monasteri medievali che monaci e studiosi la coltivavano vicino ai luoghi di studio e lettura, e la reputazione si consolidò nel tempo, diventando quasi una profezia che si autoavvera: se crediamo che ci aiuti a concentrarci, forse la semplice consapevolezza della sua azione ci rende effettivamente più attenti.
Oggi, quando coltiviamo una menta nel nostro vaso o nel giardino, stiamo perpetuando una pratica che risale a migliaia di anni di storia umana. La pianta che cresce così facilmente sul nostro balcone appartiene allo stesso genere della menta che profumava i giardini persiani, che i monaci coltivavano negli orti monastici e che i navigatori portarono nei nuovi continenti. La menta è una testimone silenziosa di commerci, di devozione, di scoperta. Ogni foglia che stacchiamo per profumare un tè mantiene viva una tradizione senza inizio né fine, una catena ininterrotta di propagazione che ci lega direttamente al passato.
La menta va in un vaso tutto suo. È l'informazione più utile su questa pianta e quella che manca quasi ovunque: la menta si allarga con stoloni sotterranei che corrono orizzontalmente e riemergono a distanza, anche a mezzo metro dal punto in cui è stata piantata. In una cassetta condivisa con altre aromatiche soffoca tutto nel giro di una stagione, e in piena terra è pressoché impossibile toglierla, perché ogni frammento di stolone rimasto nel suolo rigenera una pianta. Si coltiva in un contenitore singolo, e se la si vuole in aiuola si interra il vaso lasciando il bordo qualche centimetro fuori dal terreno.