L'esperimento più citato da chi dice che parlare alle piante le fa crescere è quello della Royal Horticultural Society del 2009, in cui piante di pomodoro ascoltavano per un mese registrazioni di dieci voci diverse attraverso le cuffie, e la pianta cresciuta di più aveva ascoltato Sarah Darwin, discendente di Charles: due centimetri e mezzo più del pomodoro nel silenzio. Chi si chiede se è vero che bisogna parlare alle piante trova quasi sempre questo studio, e quasi mai la sua seconda metà, cioè che era un esperimento con una pianta per voce, senza ripetizioni, fatto per una fiera di giardinaggio. Questo articolo dice che cosa hanno mostrato gli esperimenti seri sul suono, che cosa c'entra il respiro e perché la risposta utile non riguarda le piante.
Da dove viene l'idea, e perché non è vero che bisogna parlare alle piante per il fiato
La spiegazione più ripetuta è chimica: parlando si emette anidride carbonica, la pianta la usa per la fotosintesi, quindi parlare la nutre. Il conto non regge. Un adulto emette circa un chilo di anidride carbonica al giorno respirando, secondo i dati usati negli studi sulla qualità dell'aria indoor, ma parlando davanti a una pianta per qualche minuto ne lascia una quantità che l'aria della stanza disperde in secondi, mentre la fotosintesi lavora su ore di luce. Perché il fiato contasse bisognerebbe respirare dentro un sacchetto chiuso sulla pianta per tutta la giornata, e a quel punto la pianta soffrirebbe per l'umidità prima che per il resto. Su questa base, dire che è vero che bisogna parlare alle piante è dire che un secchio si riempie con una goccia.
L'idea ha una storia: nel 1848 il fisico tedesco Gustav Fechner pubblicò un libro sulla vita interiore delle piante, e negli anni Settanta un libro americano, La vita segreta delle piante, raccontò esperimenti con macchine della verità collegate alle foglie che nessun laboratorio ha mai confermato. La pratica di parlare alle piante viene da lì, non da un dato, e chi sostiene che è vero che bisogna parlare alle piante cita di solito quel libro senza saperlo.
Quello che le piante sentono davvero, prima di dire se è vero che bisogna parlare alle piante
Le piante non hanno orecchie ma percepiscono le vibrazioni, e per capire se è vero che bisogna parlare alle piante bisogna partire da un esperimento pulito. Nel 2014 Heidi Appel e Rex Cocroft, dell'Università del Missouri, hanno pubblicato su Oecologia uno studio in cui facevano ascoltare a piante di Arabidopsis la registrazione delle vibrazioni prodotte da un bruco che mastica una foglia: le piante esposte producevano poi più sostanze di difesa, olio di senape e antociani, quando venivano davvero attaccate, mentre le piante esposte a vibrazioni di vento o di insetti innocui no. La pianta distingue quindi una vibrazione precisa e risponde a quella, e la distinzione è utile alla sua sopravvivenza.
Altri studi hanno trovato che radici di mais in acqua crescono verso una sorgente di suono a duecento hertz, e che alcune piante aumentano il nettare quando registrano il ronzio di un impollinatore, secondo uno studio dell'Università di Tel Aviv del 2019 pubblicato su Ecology Letters sulle primule della sera. Sono risposte a frequenze e schemi specifici, legati a insetti e acqua, e nessuno di questi studi dice che è vero che bisogna parlare alle piante: dicono che le piante ascoltano quello che le riguarda. La voce umana è una miscela di frequenze fra cento e trecento hertz che non corrisponde a nessun segnale che la pianta abbia motivo di riconoscere, e nessuno studio ripetuto ha mostrato che la distingua dal rumore di fondo.
Musica, rumore e gli esperimenti che non reggono
Se è vero che bisogna parlare alle piante, la musica dovrebbe fare ancora meglio, e infatti è la prova che si cerca di più. Gli esperimenti su musica classica contro rock, ripetuti in scuole e in televisione, sono quasi tutti fatti con due o tre piante per gruppo e senza controllo della luce e dell'acqua, e i risultati vanno in tutte le direzioni: nessuna revisione seria li considera. Lo studio della Royal Horticultural Society del 2009 va nello stesso cassetto, e la società stessa lo presentò come un divertimento. Quello che è dimostrato è l'opposto: il rumore forte e continuo, sopra certi livelli, riduce la crescita di alcune specie, secondo studi sulle piante vicine alle strade. Chi vuole sapere come le piante si mandano segnali fra loro con gli odori trova un articolo su è vero che bisogna parlare alle piante, ovvero su come parlano da sole.
Perché chi parla alle piante ha piante più belle
C'è una ragione per cui chi crede che è vero che bisogna parlare alle piante ha spesso piante belle, ed è vera: chi parla alle piante le guarda. Guardare una pianta ogni giorno da vicino vuol dire accorgersi della foglia che ingiallisce, del terriccio secco, della cocciniglia sotto la foglia, della luce che è cambiata, una settimana prima di chi le passa davanti senza fermarsi. Non esiste uno studio che abbia misurato questo effetto, ma è l'unica spiegazione compatibile con tutti gli esperimenti falliti: la voce non fa niente, l'attenzione fa tutto. Le persone che parlano alle piante annaffiano meglio, spostano il vaso quando serve, tolgono le foglie morte. È lo stesso motivo per cui le piante di chi ha una sola pianta stanno spesso meglio di quelle di chi ne ha venti: non la cura, ma il tempo passato a guardarle.
La voce non conta, gli occhi sì
Non è vero che bisogna parlare alle piante, e non c'è un dato che dica il contrario: il fiato è troppo poco, la voce non è un segnale che la pianta riconosca, e gli esperimenti che hanno trovato differenze erano troppo piccoli per contare. Ma chi parla alle piante fa la sola cosa che conta davvero, cioè le guarda ogni giorno, e continuare a farlo non ha controindicazioni. Se serve una scusa per fermarsi davanti al vaso, la voce va benissimo.
