Una pianta di pomodoro senz'acqua emette fra i trenta e i cinquanta scatti ultrasonici all'ora, una pianta annaffiata meno di uno: lo ha misurato un gruppo dell'Università di Tel Aviv guidato da Lilach Hadany, in uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista Cell, con microfoni piazzati a dieci centimetri e poi in una serra rumorosa. Chi si chiede se è vero che le piante piangono parte quasi sempre da un'immagine, la goccia sulla punta della foglia al mattino, e trova invece che la cosa più vicina a un pianto è un suono che l'orecchio umano non sente. Questo articolo dice che cosa sono le gocce, che cosa sono i suoni, e che cosa nessuno dei due ha a che fare con il dolore.
La goccia sulla foglia, e perché non è vero che le piante piangono per quella
Le gocce che si trovano all'alba sul bordo delle foglie di fragola, di pomodoro, di alchemilla o delle graminacee non sono rugiada e non sono lacrime: sono guttazione, l'acqua che le radici spingono verso l'alto durante la notte quando la pianta non traspira e la pressione nei vasi cresce. L'acqua esce da pori fissi al margine della foglia, gli idatodi, e porta con sé sali e zuccheri; per questo asciugandosi lascia un alone bianco. È un fenomeno descritto nei manuali di fisiologia vegetale da oltre un secolo e non ha nulla a che vedere con uno stato della pianta: succede di più nelle notti umide dopo una giornata di annaffiatura abbondante. Se qualcuno chiede se è vero che le piante piangono indicando quelle gocce, la risposta è no, e la pianta sta benissimo.
La confusione viene da un'altra pianta, il salice, che gli inglesi chiamano weeping willow e noi piangente per la forma dei rami, e dalle piante da cui cola linfa quando vengono tagliate, come la vite potata tardi in primavera, che i contadini dicono che piange. In tutti e due i casi è una parola, non un fatto: la linfa che cola è pressione, come l'acqua da un tubo aperto. Su questo, chiedersi se è vero che le piante piangono è chiedersi se un rubinetto soffre.
Gli scatti che nessuno sente, e se è vero che le piante piangono così
Lo studio di Tel Aviv è la prima misura seria di un suono emesso dalle piante. I ricercatori hanno registrato pomodori e piante di tabacco in condizioni diverse: annaffiati, lasciati senz'acqua per giorni, con il fusto tagliato. Le piante in difficoltà producevano scatti secchi fra i quaranta e gli ottanta chilohertz, molto sopra i venti che l'orecchio umano raggiunge, a un volume paragonabile a una conversazione normale se fossero udibili, rilevabili fino a tre-cinque metri. Le piante tranquille ne producevano meno di uno all'ora. Un programma addestrato sulle registrazioni distingueva la pianta assetata da quella tagliata e il pomodoro dal tabacco con una precisione alta, e altre specie testate, vite, grano, cactus, facevano lo stesso.
Se è vero che le piante piangono in qualche modo, è questo, e il meccanismo proposto è la cavitazione: quando l'acqua nei vasi del fusto è sotto tensione perché manca, si formano e collassano bolle d'aria, e ogni collasso è uno scatto. Non è un organo che emette suoni, è un tubo che si rompe da dentro. Gli autori stessi scrivono che non sanno se altre piante o altri animali ascoltino quei suoni, e non hanno trovato nessuna risposta delle piante vicine. Chi legge in questo che è vero che le piante piangono sta aggiungendo un'intenzione a un rumore idraulico.
Dolore, stress e le parole che si usano
Lo studio del 2023 parla di piante stressate, che è un termine tecnico: stress, in fisiologia vegetale, è qualsiasi condizione che allontana la pianta dal suo funzionamento normale, la mancanza d'acqua, il freddo, un taglio. Non implica sofferenza, perché la sofferenza richiede un sistema nervoso e un cervello che interpreti il segnale, e le piante non hanno né l'uno né l'altro. Un gruppo di fisiologi vegetali guidato da Lincoln Taiz lo ha scritto nel 2019 su Trends in Plant Science: le piante non possiedono né hanno bisogno di coscienza, e attribuire loro emozioni è un'estensione umana che non ha basi anatomiche. Rispondere che è vero che le piante piangono, con quello che si sa oggi, significa usare piangere in senso figurato, come si dice che il cielo piange.
Le piante però reagiscono, e in modo misurabile: chiudono gli stomi, producono composti di difesa, cambiano la crescita. Sono risposte, non emozioni, e la differenza non è di grado ma di natura. Come le piante scambiano segnali chimici e sonori fra loro, quando lo fanno, è raccontato nell'articolo su come è vero che le piante piangono e comunicano, per quel che la ricerca ha mostrato finora.
Quello che il suono potrebbe servire a fare
La parte interessante dello studio non è se è vero che le piante piangono, è pratica. Se un pomodoro assetato fa scatti misurabili a cinque metri, un microfono in serra può dire quali file di piante hanno bisogno d'acqua prima che le foglie appassiscano, e gli autori indicano questa come applicazione. Non è dimostrato che gli insetti usino quei suoni: le falene sentono gli ultrasuoni in quella gamma, e i ricercatori ipotizzano che possano evitare di deporre le uova su piante che scattano, ma è un'ipotesi da verificare e loro lo dicono. Non esistono al momento studi che abbiano registrato suoni analoghi dalle piante da appartamento comuni in condizioni di casa, e chi lo afferma non ha un dato.
Una goccia di pressione e uno scatto di bolle
Le lacrime sulle foglie sono acqua spinta dalle radici, i suoni sono bolle che scoppiano nei vasi, e nessuno dei due è un sentimento. Alla domanda se è vero che le piante piangono si risponde con quello che è stato misurato: le piante in difficoltà producono segnali fisici, alcuni visibili e alcuni no, e noi abbiamo appena cominciato a registrarli. Il resto è la parola che abbiamo scelto per descriverli.
