Il giardino di Ninfa, situato nel Lazio a poca distanza da Roma, conserva una collezione straordinaria di clematidi che raccontano due secoli di storia botanica europea. Le clematidi, rampicanti appartenenti alla famiglia delle Ranuncolacee, arrivarono in Europa dall'Asia orientale durante l'Ottocento, quando i cacciatori di piante britannici e continentali spingevano i loro viaggi fino alle montagne della Siberia e del Giappone. Nel giardino di Ninfa, oggi gestito dalla Fondazione Caetani, queste piante crescono tra le rovine di quella che fu una città medievale, trasformando la pietra morta in tappeto vivente di fiori.

La storia delle clematidi in Europa è legata ai grandi esploratori botanici del diciannovesimo secolo. Nel 1869, il botanico russo Carl Johann Maximowicz raccolse la Clematis montana var. rubens sui pendii dell'Himalaya, una varietà che oggi fiorisce di rosa nelle collezioni europee. La Clematis armandii, proveniente dalle montagne del Giappone, arrivò in Inghilterra grazie ai vivai di Londra e da lì si diffuse nei giardini continentali, incluso quello di Ninfa.

La collezione di Ninfa tra le mura antiche

Nel giardino di Ninfa crescono oggi almeno dodici varietà diverse di clematidi, alcune rare e difficili da trovare altrove in Italia. La scelta di collocare queste rampicanti tra le rovine non era casuale: i fondatori del giardino, la famiglia Caetani all'inizio del Novecento, compresero che le clematidi avevano bisogno di strutture in pietra per arrampicarsi e di ombra parziale alle radici, condizioni che le rovine medievali potevano fornire naturalmente.

La Clematis montana, originaria del Giappone e della Siberia, è forse la più spettacolare. I suoi fiori bianchi con stami gialli ricoprono interi tratti di muro a fine primavera, creando cortine floreali che durano settimane. In Ninfa prospera su murature esposte a nord, dove le radici rimangono fresche anche in estate.

Accanto alla montana cresce la Clematis armandii, evergreen, che mantiene le foglie anche in inverno. Questa varietà, importata dal Giappone all'inizio del Novecento, rappresenta un'eccezione nel mondo delle clematidi, che sono per lo più decidue. I suoi fiori bianco-crema profumano di mandorla amara, un aroma che i giardinieri ottocenteschi consideravano esotico e affascinante.

Quando il collezionismo botanico era una passione aristocratica

La collezione di clematidi di Ninfa riflette il momento storico in cui la botanica divenne moda tra l'aristocrazia europea. Le esplorazioni nelle regioni montane dell'Asia avevano portato in Europa migliaia di specie sconosciute, e i proprietari terrieri competevano per possedere le varietà più rare nei loro giardini.

I Caetani, famiglia aristocratica romana con legami internazionali, accedevano ai cataloghi dei migliori vivai europei. Il vivaio James Veitch di Chelsea, a Londra, era una delle principali fonti di novità botaniche. Da lì provenivano le clematidi che ancora oggi crescono a Ninfa, piante che avevano percorso migliaia di chilometri da regioni come il Tibet e la provincia di Yunnan in Cina.

La scelta di collocare queste piante rare in un giardino consacrato alle rovine aveva un significato ulteriore: il giardino di Ninfa diventava un museo vivente della storia, dove le piante moderne convivevano con i resti del passato.

I nomi che legano l'Italia ai viaggi esotici

La Clematis montana porta un nome che evoca le montagne asiatiche da cui proviene. Il termine "clematis" viene dal greco antico e indicava originariamente piante rampicanti in generale, ma fu applicato a questa famiglia dagli antichi botanici greci e romani. Il nome scientifico "montana" fu dato perché la specie cresce naturalmente a quote elevate.

Alcuni esemplari di clematidi in Ninfa hanno nomi che raccontano storie di esploratori. La Clematis viticella, che fiorisce dal tardo giugno all'autunno con piccoli fiori viola scuro, porta un nome che significa "piccita vite" in latino, un riferimento ai viticini che caratterizzano il fusto. Questa varietà cresce spontanea in Europa meridionale e del Caucaso ed è stata una delle prime clematidi ad arrivare in coltivazione.

Come riconoscere le clematidi storiche nel giardino

Le clematidi di Ninfa si riconoscono dal loro portamento rampicante e dai fiori disposti a stella o a campana. La Clematis montana montana è facilmente identificabile dal rigoglioso fogliame trilobato e dai fiori bianchi riuniti in corimbi densi. La viticella si distingue per le dimensioni ridotte del fiore e il colore viola intenso.

Un dettaglio che gli appassionati notano è la posizione dei sepali: nelle clematidi sono i sepali a essere vistosi, non i petali, che sono spesso assenti o ridotti a stami. Questo carattere botanico le distingue chiaramente da altre rampicanti come le clematidi orticole moderne, spesso ibride.

L'eredità che vive oggi nei vasi italiani

La collezione di Ninfa ha influenzato la diffusione delle clematidi storiche nei giardini italiani del dopoguerra. Molti dei grandi paesaggisti italiani degli anni Cinquanta e Sessanta visitavano Ninfa, traevano ispirazione e replicavano la scelta delle clematidi nei loro progetti.

Oggi, a metà del ventunesimo secolo, le clematidi di Ninfa rimangono un riferimento per chi desideri coltivare varietà autentiche, non ibride moderne. Le loro esigenze colturali sono diverse dalle clematidi da giardino contemporanea: preferiscono ombra alle radici, terreni fertili ma ben drenati, e supporti robusti in cui avviluppare i loro viticci.

Visitare Ninfa in maggio, quando le clematidi montana esplode in fiori, significa fare un viaggio indietro nel tempo di cent'anni, fino all'epoca in cui i Caetani selezionavano le piante dai cataloghi europei e le piantavano tra le mura di una città fantasma. Quegli alberi crescono ancora oggi, trasmettendo attraverso le generazioni il ricordo dei botanici che li cercarono nelle montagne lontane.