Il mandorlo fiorisce tra gennaio e febbraio, quando il calendario dice ancora inverno. Il fenomeno è biologico, non capriccio: la pianta ha bisogno di poche ore di freddo per avviare la fioritura, ben meno rispetto a mela o pero. Chi ha uno spazio anche piccolo, un balcone o un metro quadro d'orto, può coltivare mandorlo e raccogliere i frutti a fine estate, tra agosto e settembre.
La storia del mandorlo in Italia è storia di migrazioni. L'albero arrivò dal Vicino Oriente millenni fa, non nacque qui. Ma la Sicilia e la Puglia lo hanno trasformato in simbolo regionale, tanto che oggi le mandorle italiane sono ricercate in tutto il mondo. Il clima mediterraneo lo favorisce. Le radici affondano in terreni calcarei, asciutti d'estate, dove altre piante faticano. Il mandorlo no: prospera dove altri fruttiferi soffrono.
Perché fiorisce prima della primavera
La fioritura invernale non è uno sbaglio evolutivo. È una strategia. Il mandorlo ha bisogno di 200-400 ore di freddo tra novembre e gennaio per rompere la dormienza e spingere boccioli. Il freddo che conta è quello tra 0°C e 7°C: sotto lo zero l'accumulo si ferma, non accelera. Quando febbraio arriva, i fiori sono già aperti: bianchi, talvolta rosa, resistono a gelate leggere.
Questo significa che il mandorlo inizia la riproduzione quando competitori come il pesco ancora dormono. Se non c'è una gelata forte che bruci i fiori, l'impollinazione avviene presto, le api e i bombi trovano cibo quando poco altro è disponibile. L'allegagione avviene in primavera, i frutti ingrossano nel corso dell'estate e la raccolta arriva tra agosto e settembre.
Coltivare mandorlo in vaso o piccolo orto
Il mandorlo cresce bene in contenitore se il vaso è largo almeno 60 centimetri di diametro e profondo quanto basta per accogliere le radici senza piegarle. Il terriccio deve essere sciolto, calcareo se possibile, ben drenante. Ristagni d'acqua uccidono le radici in poche settimane.
In terra, il mandorlo vuole pieno sole, almeno 6-8 ore al giorno. Tollera il vento, ma non conta su di esso: il mandorlo è impollinato dalle api, non dal vento, e le raffiche fredde di febbraio tengono gli insetti a terra. Una posizione riparata dai venti dominanti aiuta l'allegagione. Fra le varietà italiane più diffuse ci sono la Pizzuta d'Avola, la Tuono e la Sorrentina; la Marcona, che si legge spesso negli elenchi di varietà italiane, è invece spagnola. Se lo spazio è davvero stretto la scelta migliore è la Tuono: è autofertile, quindi fruttifica anche da sola, ed è la più adatta a chi non ha posto per due piante.
Impollinazione e raccolta
Quasi tutte le varietà di mandorlo sono autosterili: servono due varietà diverse e compatibili nello stesso spazio, a meno di non scegliere una varietà autofertile come la Tuono. Con un solo vaso e una varietà autosterile la resa non è solo più scarsa, è quasi nulla. In orto, pianta due piante a distanza di 4-5 metri. Le api visitano i fiori già a febbraio, quando poco altro fiorisce, ma escono dall'alveare solo sopra i 12-14°C: nelle annate fredde l'impollinazione è il vero collo di bottiglia della produzione.
I frutti maturano dentro un guscio. Tra agosto e settembre il mallo esterno si apre e lascia intravedere il guscio, che intanto è diventato marrone. Raccogli quando il frutto cade naturalmente da solo o quando batti il ramo con un bastone. Asciuga i frutti al sole per almeno due settimane prima di rompere il guscio.
Acqua, potatura, fertilità del suolo
Il mandorlo è una pianta che tollera siccità, ma se coltivato in vaso ha bisogno di bagnature regolari da marzo a settembre. Non inzuppare: aspetta che il terriccio sia asciutto in superficie. D'inverno riduci drasticamente, quasi a zero se piove.
Pota subito dopo la raccolta, tra fine settembre e ottobre, quando la pianta è ancora in vegetazione e le ferite si chiudono in fretta. Togli rami incrociati, il legno malato, i rami che crescono verso il basso. Mantieni una forma aperta al centro per far passare aria e sole. Una potatura leggera basta: il mandorlo non ama tagli drastici.
Alla piantagione, aggiungi compost maturo o stallatico nel terriccio. Ogni primavera, un apporto di potassio favorisce la fioritura e la resistenza al freddo. Non serve azoto in eccesso: produce foglie molli, vulnerabili a malattie.
Rischi e malattie
La moniliosi (Monilinia laxa) è il nemico principale: un fungo che fa marcire i fiori e i giovani frutti quando l'umidità è alta e le temperature stanno tra 15°C e 20°C. Previeni con buona circolazione d'aria, no ristagni idrici, potatura che apre la chioma. Se in primavera vedi fiori e rametti disseccati che restano attaccati alla pianta, coperti da una muffa grigiastra, è moniliosi: taglia i rami colpiti almeno venti centimetri sotto la parte secca e bruciali.
Afidi e cocciniglie compaiono a primavera avanzata. In vegetazione usa il sapone molle potassico, non l'olio minerale: l'olio bianco si distribuisce a fine inverno sulla pianta spoglia, mentre sulle foglie tenere e sui fiori è fitotossico e dannoso per gli impollinatori. Il mandorlo è pianta vigorosa: resiste bene se l'hai coltivato in suolo sano e ben drenato.
Primi passi: acquista o semina
Un avvertimento prima di partire: le mandorle amare contengono amigdalina, che nell'organismo libera acido cianidrico, e non vanno mangiate; bastano pochi semi per intossicare un bambino. Le piante nate da seme possono produrre mandorle amare anche se il nocciolo veniva da una mandorla dolce, quindi al primo raccolto assaggiane sempre una sola: se è amara, quella pianta non è commestibile.
Se vuoi raccogliere mandorle quest'anno o il prossimo, compra un albero giovane di 2-3 anni da un vivaio serio. Se hai pazienza e spazio, puoi seminare i noccioli in autunno, interrarli a 5 centimetri in vaso con terriccio e sabbia e lasciare il vaso all'esterno per tutto l'inverno. Germineranno a primavera, ma impiegheranno cinque o sei anni a fruttificare e non riprodurranno la varietà da cui vengono: dal seme nasce una pianta nuova, con mandorle che possono essere diverse, e anche amare.
Il momento giusto per piantare è novembre-dicembre o marzo, fuori dalle gelate forti. Se coltivi in vaso, puoi spostare l'albero al riparo quando il freddo è estremo. Ricorda: il mandorlo fiorisce anche se non è al massimo della salute, ma frutti dolci e abbondanti arrivano solo da piante ben curate sin dall'inizio.
Non provare con le talee: il mandorlo non radica per talea, e in vivaio si propaga per innesto, su franco di mandorlo, su ibrido pesco-mandorlo GF677 o su susino nei terreni più pesanti. Se vuoi una pianta a costo quasi zero, fatti dare una marza da un albero che conosci e innestala a gemma su un portinnesto giovane a fine estate: è l'unico modo per ritrovare la stessa varietà, con le stesse mandorle.
