In un giardino di periferia, a Milano, c'è una vecchia signora che ogni maggio si sveglia presto e va dritta nel suo orto. Non parla molto, ma quando le peonie aprono i loro petali scuri, lei sorride come se accadesse per la prima volta. Ha 78 anni e le coltiva da quando aveva 35. "Non ti conviene guardare il calendario" dice quando la vedi contare i giorni, "le peonie arrivano quando sono pronte". Quella pazienza che descrive non è rassegnazione, è il patto silenzioso che sottoscrive chiunque decida di piantarle: undici mesi di verde anonimo, tre settimane di apoteosi.
Le peonie appartengono al genere Paeonia, famiglia Paeoniaceae, diffuse in gran parte dell'emisfero boreale. Si dividono principalmente in tre categorie: erbacee, arboree e semilegnose. Il nome deriva dalla mitologia greca, attribuito al dio della medicina Peone, perché gli antichi ritenevano che la pianta possedesse proprietà curative. Botanicamente, ciò che rende affascinante la peonia non è solo la fioritura, ma la sua longevità: una pianta di peonia può vivere oltre cinquant'anni, producendo ogni anno lo stesso tipo di fiore, come se seguisse un copione noto solo a lei. È questa solidità, questa certezza biologica, che la rende sempre degna di uno spazio nel giardino anche quando non fiorisce.
Le peonie originano dalla Cina, dove vengono coltivate da almeno tremila anni: nella medicina tradizionale cinese la radice di peonia viene ancora oggi utilizzata in decotti e rimedi. In Europa arrivano durante il Medioevo, portate dai monaci che le coltivavano negli orti dei monasteri. Nel Rinascimento italiano le peonie occupano un posto d'onore nei giardini delle ville venete e toscane, appaiono nei dipinti di Botticelli e Brunelleschi. La ricchezza dell'Ottocento, quando i giardinieri europei cominciano a ibridare le varietà cinesi con quelle selvatiche caucasiche, multiplica le cultivar: nascono le peonie doppie, quelle con petali sovrapposti che sembrano fatte di carta crespa. Per questo motivo la peonia non è mai scomparsa dagli orti italiani: non è una moda da giardino contemporaneo, è una presenza stabile, una tradizione dormiente che si risveglia ogni primavera.
Oggi le principali varietà coltivate in Italia sono la Paeonia lactiflora, da cui derivano quasi tutte le cultivar moderne, la Paeonia officinalis rosso scuro, la Paeonia peregrina dalle sfumature coralline. Poi ci sono le arboree, come la Paeonia suffruticosa, che forma un cespuglio vero e proprio raggiungendo anche due metri di altezza. Le cultivar proliferano: Sarah Bernhardt, Coral Sunset, Kansas, Buckeye Belle. Ciascuna ha il suo colore, la sua forma, il suo profumo. Le peonie amano l'esposizione al sole pieno, almeno quattro ore al giorno, benché tollerino la mezzombra. Prediligono un terreno fertile, ben drenato, leggermente alcalino. Una volta piantate, se le condizioni iniziali sono giuste, non richiedono quasi interventi: è una pianta che sa costruire la sua vita nel tempo, che non ama essere disturbata.
I miti sulle peonie che non stanno in piedi
Il più diffuso è che le peonie abbiano bisogno di freddo invernale per fiorire. Non è completamente falso, ma è stato tanto sottolineato che molti giardinieri nel Centro e Sud Italia abbandonano prima di provare. La verità è più sfumata: le peonie erbacee traggono beneficio da un periodo di freddo, ma anche in climi più miti prosperano, solo con fioriture leggermente meno generose. Il secondo mito riguarda le formiche: si dice che le peonie non fioriscono senza formiche, che questi insetti siano indispensabili per aprire i boccioli. Questo fraintendimento nasce dal fatto che le formiche sono effettivamente attratte dalle peonie per il nettare, ma non sono responsabili dell'apertura dei fiori. Il bocciolo si apre comunque, con o senza formiche. Il terzo mito è che vadano potate pesantemente ogni anno come i cespugli di rose. Al contrario, la peonia resiste meglio se lasciata quasi intatta: una lieve pulizia dei gambi secchi è sufficiente. Molti giardinieri impetuosi le tagliano drasticamente e poi si stupiscono se fioriscono meno l'anno seguente.
Come farle fiorire anno dopo anno
- Esposizione: posizionala dove riceve almeno quattro ore di sole diretto al giorno. La mattina presto, quando è ancora fresco, è ideale. Evita i ristagni d'aria che favoriscono malattie fungine.
- Preparazione del terreno: scava una buca profonda 60 centimetri e ampia altrettanto. Mescola il terriccio con compost maturo e sabbia per garantire drenaggio. Se il tuo terreno è acido, aggiungi calce agricola. La peonia sopporta il pH fra 6 e 8, ma preferisce leggermente alcalino.
- Annaffiatura: nei primi anni dopo la messa a dimora, innaffia regolarmente durante la stagione di crescita. Una volta ben radicata, tollera siccità moderate. Evita di bagnare i fiori quando sbocciano: acqua fredda su petali delicati crea macchie scure e accelera il declino.
- Potatura minima: in autunno, quando la pianta inizia ad ingiallire, taglia i gambi secchi a pochi centimetri dal suolo. Non potare mai durante l'estate o nei mesi primaverili di crescita. In inverno, una leggera pulizia basta. Se la pianta diventa molto fitta dopo anni, dirada i rami più deboli.
- Rinnovo del suolo: ogni tre anni, in autunno, aggiungi compost maturo attorno alla base della pianta, senza coprire la corona. Non rinvasare le peonie: non amano essere disturbate. Una peonia in terra vive più a lungo e fiorisce più generosamente che in vaso.
Chi coltiva peonie sa che la ricompensa non arriva in fretta. Il primo anno dalla messa a dimora, molte cultivar non fioriscono affatto: stanno radicando, costruendo le fondamenta sotterranee per decenni di vita. Il secondo anno i fiori sono timidi, pochi. Dal terzo anno in poi, quando le condizioni sono buone, la pianta inizia a rivelarsi per quello che è: una generosa donatrice di bellezza. E quando arriva maggio, e i boccioli cominciano a gonfiarsi, e poi si spalancano in quelle forme perfette, quasi impossibili, allora quei mesi di attesa svaniscono. Rimane solo il fiore, e la consapevolezza che tornerà l'anno prossimo, e ancora l'anno dopo.
