Nel 1980 una ricerca della NASA sulla qualità dell'aria negli spazi chiusi scoprì che alcune piante da appartamento assorbono sostanze inquinanti comuni, come formaldeide e benzene, rilasciate da vernici, mobili e detergenti. Da allora la fama di queste piante si è diffusa in tutto il mondo occidentale, anche se il loro contributo reale dipende dal numero di esemplari e dalle dimensioni della stanza. Ma il punto che interessa a chi vive in città, in un monolocale con una sola finestra, è più semplice: queste cinque specie non muoiono di buio e trasformano l'aria intorno a loro, mentre resistono persino nei mesi invernali con poca luce naturale.
La felce, la sopravvissuta del Carbonifero
La felce è una pianta antichissima. Oltre trecento milioni di anni fa, nel Carbonifero, le felci giganti costellavano il pianeta e oggi i loro resti fossili compongono parte del carbone che bruciamo. Quella che cresce oggi nei nostri appartamenti, solitamente la specie Nephrolepis exaltata, arrivò d'Europa dal Guatemala nel Settecento, dove i cacciatori di piante vittoriani la scovarono nelle foreste nuvolose. La felce ama l'umidità, cresce all'ombra di alberi più alti e per questo si adatta senza difficoltà a stanze lontane dalle finestre.
Assorbe formaldeide e xilene, due composti volatili rilasciati da colle e solventi.
Vuole terra sempre umida, ma non fradcia. Uno spruzzo d'acqua sulle fronde ogni due giorni la mantiene felice. Cresce lentamente, il che significa che non diventerà mai ingombrante.
Il pothos, il viaggiatore dalle isole Salomone
Il pothos, nome scientifico Epipremnum aureum, viene dall'isola di Mo'orea nelle Isole della Società, dove i botanici tedeschi dell'Ottocento lo scoprirono arrampicato ai tronchi nella giungla umida. I francesi lo portarono in Europa verso il 1860 e da allora divenne l'icona del giardinaggio pigro. Ha foglie cuoriformi, cresce in tutte le direzioni e perdona l'assenza di luce quasi completamente.
Filtra benzene, formaldeide e tricloroetilene.
Il segreto del pothos è la sua adattabilità biologica. Può stare appeso a una parete Nord di un appartamento senza finestre dirette e continua a spingere fuori foglie nuove ogni settimana. Innaffia una volta alla settimana, quando il terreno è secco al tatto. In inverno, anche meno.
La sansevieria, la pianta dei musei egiziani
La sansevieria, dalle foglie lunghe e carnose, arriva dall'Africa equatoriale, probabilmente dalla Nigeria e dal Camerun. Gli europei la chiamavano "pianta del serpente" per la forma delle foglie e nel Novecento divenne celebre come pianta ornamentale quasi indistruttibile. Una leggenda narra che gli antichi egizi la usassero per le sue fibre, ma la pianta è talmente resistente che probabilmente sopravvivrebbe anche senza acqua per mesi.
Assorbe formaldeide, benzene, xilene e toluene.
La sansevieria richiede pochissima attenzione. Innaffia ogni tre settimane, meno in inverno. Non ama il ristagno d'acqua e preferisce un angolo anche lontanissimo dalla finestra. Le sue foglie verticali occupano poco spazio e aggiungono una nota grafica a qualunque stanza.
Lo spathiphyllum, il fiore bianco della giungla colombiana
Lo spathiphyllum, o "giglio della pace", proviene dalle foreste umide del Sudamerica, in particolare dalla Colombia e dal Venezuela. I botanici lo isolarono nei giardini botanici europei nel 1870 circa. Ha foglie verde scuro e piccoli fiori bianchi che sbocciano anche con poca luce. È una pianta silenziosa, che non pretende nulla.
Filtra ammoniaca, benzene, formaldeide e tricloroetilene.
Lo spathiphyllum ti avvisa quando ha sete: le foglie iniziano a penzolare leggermente. Innaffia quando senti questo segnale, non prima. Ama l'umidità intorno alle foglie, quindi uno spruzzo settimanale lo mantiene lucido e felice. Fiorisce anche in penombra assoluta.
Il falangio, il figlio ribelle del Sudafrica
Il falangio, Chlorophytum comosum, arriva dal Sudafrica e da Madagascar. È famoso per produrre lunghi fusti da cui pendono piccole piantine, come fossero figli in miniatura. Nel 1800 i vivaisti vittoriani lo amavano per questa capacità riproduttiva e lo diffusero in tutta Europa. Oggi è forse la pianta da appartamento più diffusa al mondo.
Assorbe monossido di carbonio, xilene e formaldeide.
Il falangio resiste ovunque. Cresce con una sola finestra lontana, non muore di disidratazione e produce nuove piantine continuamente, che puoi regalare o far radicare in vasi nuovi. Innaffia quando il suolo è secco. Non teme il freddo invernale. Trasforma qualunque spazio in un luogo più verde.
Una finestra basta: come disporle in casa
L'idea che tutte le piante abbiano bisogno di sole diretto è falsa. Quelle qui elencate vengono da foreste umide dove il sole è filtrato da veli di nebbia e da alberi più alti. Una finestra sola, anche Nord, è sufficiente se la stanza non è completamente buia. La luce diffusa che entra, anche se non tocca la pianta direttamente, basta a nutrire la fotosintesi.
Posiziona il pothos in alto, su uno scaffale, così le foglie cascano con grazia. La felce preferisce una posizione centrale, non attaccata al muro. La sansevieria entra bene in uno spigolo. Lo spathiphyllum si adatta a qualunque tavolo o mensola. Il falangio crea movimento con i suoi fusti pendenti, perfetto appeso.
L'umidità è più importante della luce per questo gruppo di piante. Se l'aria della casa è secca, specialmente d'inverno, un sottovaso con ghiaia e un centimetro d'acqua sotto il vaso mantiene l'umidità attorno alle radici.
L'eredità botanica della ricerca scientifica
Quello che oggi sappiamo su queste piante e sulla qualità dell'aria indoor è il risultato di decenni di ricerca botanica. Dalla scoperta della NASA ai centri di ricerca odierni, il filo che unisce un cacciatore di piante dell'Ottocento, che rischiava la vita in foresta, a chi oggi compra una sansevieria al vivaio è esattamente questo: il desiderio umano di convivere con il verde, trasportando frammenti di giungla lontana nei nostri ambienti chiusi. Ognuno di questi esemplari racchiude una storia di viaggio, adattamento e resistenza. E con una finestra sola, puoi avere tutto questo.
