Nel 1989 una ricerca della NASA sulla qualità dell'aria negli spazi chiusi mostrò che alcune piante da appartamento assorbono sostanze inquinanti comuni, come formaldeide e benzene, rilasciate da vernici, mobili e detergenti. Da quello studio nasce la fama di queste piante, e conviene dire subito come stanno le cose: le misure furono fatte in camere sigillate di pochi decimetri cubi, e le verifiche successive in stanze reali hanno stimato che per eguagliare il ricambio d'aria di una finestra aperta servirebbero decine o centinaia di piante per ambiente. Qualche molecola la assorbono davvero, ma nessuna di queste cinque specie sostituisce l'aerazione.

Quello che invece fanno benissimo, e che interessa a chi vive in un monolocale con una sola finestra, è un'altra cosa: non muoiono di buio, reggono i mesi invernali con poca luce naturale e rendono abitabile una stanza che senza di loro sarebbe soltanto un contenitore.

La felce, la sopravvissuta del Carbonifero

La felce è una pianta antichissima. Oltre trecento milioni di anni fa, nel Carbonifero, le felci giganti costellavano il pianeta e oggi i loro resti fossili compongono parte del carbone che bruciamo. Quella che cresce oggi nei nostri appartamenti è quasi sempre Nephrolepis exaltata, specie diffusa in tutte le fasce tropicali; la forma da vaso che conosciamo, la felce di Boston, non fu scoperta in foresta ma comparve per caso nel 1894 in una partita di piante arrivata a Boston, e da lì si diffuse in Europa. La felce ama l'umidità, cresce all'ombra di alberi più alti e per questo si adatta senza difficoltà a stanze lontane dalle finestre.

Assorbe formaldeide e xilene, due composti volatili rilasciati da colle e solventi.

Vuole terra sempre umida, ma non fradicia. Soffre più di ogni altra cosa l'aria secca dei termosifoni. Non cresce affatto lentamente: in una posizione che le piace raddoppia nel giro di una stagione e va divisa o rinvasata, quindi mettila dove ha spazio per allargarsi.

Il pothos, il viaggiatore dalle isole della Società

Il pothos, nome scientifico Epipremnum aureum, viene dall'isola di Mo'orea, nelle isole della Società: l'attribuzione alle isole Salomone, che si legge quasi ovunque, è un errore tramandato dai cataloghi. La specie fu descritta nel 1880 e divenne pianta da appartamento solo nel Novecento, quando si guadagnò il titolo di icona del giardinaggio pigro. Ha foglie cuoriformi, cresce in tutte le direzioni e perdona l'assenza di luce quasi completamente.

Filtra benzene, formaldeide e tricloroetilene.

Il segreto del pothos è l'adattabilità. Può stare appeso a una parete rivolta a nord, lontano da finestre dirette, e continuare a crescere: più lentamente, e con le foglie variegate che tendono a tornare verdi, perché è nella parte verde che avviene la fotosintesi. Innaffia una volta alla settimana, quando il terreno è secco al tatto. In inverno anche meno.

La sansevieria, la pianta delle corde d'arco

La sansevieria, dalle foglie lunghe e carnose, arriva dall'Africa occidentale tropicale, dalla Nigeria al Congo. In inglese la chiamano pianta serpente per la forma e la variegatura delle foglie, ma il nome più antico è bowstring hemp, canapa da corde d'arco: le sue fibre venivano davvero usate in Africa occidentale per cordami e corde d'arco, ed è per quell'uso che arrivò in Europa come pianta utile prima di diventare, nel Novecento, un'ornamentale quasi indistruttibile.

Le si attribuisce spesso la capacità di assorbire formaldeide, benzene, xilene e toluene: è vero che negli esperimenti della NASA, condotti negli anni Ottanta in camere sigillate di pochi metri cubi, quell'assorbimento è stato misurato, ma i calcoli successivi hanno mostrato che per ottenere lo stesso effetto in una stanza normale servirebbero centinaia di piante per metro quadro. Per cambiare l'aria di casa basta aprire la finestra; la sansevieria resta comunque una delle piante d'appartamento più facili che esistano, e per un angolo buio è difficile trovare di meglio.

La sansevieria richiede pochissima attenzione. Innaffia ogni tre settimane, meno in inverno. Non ama il ristagno d'acqua e preferisce un angolo anche lontanissimo dalla finestra. Le sue foglie verticali occupano poco spazio e aggiungono una nota grafica a qualunque stanza.

Lo spathiphyllum, il fiore bianco della giungla colombiana

Lo spathiphyllum, o giglio della pace, proviene dalle foreste umide dell'America centrale e meridionale, in particolare da Colombia e Venezuela, e arrivò nei giardini botanici europei nell'Ottocento. Quello che sembra un fiore bianco non lo è: è una spata, cioè una brattea che avvolge la vera infiorescenza, la pannocchia gialla al centro. È una pianta silenziosa, che non pretende nulla.

Filtra ammoniaca, benzene, formaldeide e tricloroetilene.

Lo spathiphyllum ti avvisa quando ha sete: le foglie iniziano a penzolare. Innaffia a quel segnale, senza aspettare oltre. Ama l'umidità intorno alle foglie, quindi uno spruzzo settimanale lo mantiene lucido. Sopravvive in penombra profonda, ma per fiorire ha bisogno di luce indiretta abbondante: se non produce spate, quasi sempre la causa è quella.

Il falangio, il figlio ribelle del Sudafrica

Il falangio, Chlorophytum comosum, arriva dal Sudafrica e da Madagascar. È famoso per produrre lunghi fusti da cui pendono piccole piantine, come fossero figli in miniatura. Nell'Ottocento i vivaisti vittoriani lo amavano per questa capacità riproduttiva e lo diffusero in tutta Europa. Oggi è forse la pianta da appartamento più diffusa al mondo.

È la specie su cui gli esperimenti in camera chiusa hanno mostrato l'assorbimento più netto di formaldeide e xilene.

Il falangio resiste ovunque. Cresce con una sola finestra lontana, perdona le dimenticanze e produce nuove piantine continuamente, che puoi regalare o far radicare in vasi nuovi. Innaffia quando il suolo è secco. In casa non ha problemi, ma sotto i 7°C le foglie si danneggiano: se lo tieni sul balcone, in inverno rientralo. Trasforma qualunque spazio in un luogo più verde.

Una finestra basta: come disporle in casa

L'idea che tutte le piante abbiano bisogno di sole diretto è falsa. Felce, pothos e spathiphyllum vengono da sottoboschi umidi dove il sole arriva filtrato dagli alberi più alti; sansevieria e falangio, al contrario, vengono da ambienti africani aperti e asciutti, e in casa tollerano l'ombra senza esigerla. Una finestra sola, anche a nord, è sufficiente se la stanza non è completamente buia. La luce diffusa che entra, anche se non tocca la pianta direttamente, basta a nutrire la fotosintesi.

Posiziona il pothos in alto, su uno scaffale, così le foglie cascano con grazia. La felce preferisce una posizione centrale, non attaccata al muro. La sansevieria entra bene in uno spigolo. Lo spathiphyllum si adatta a qualunque tavolo o mensola. Il falangio crea movimento con i suoi fusti pendenti, perfetto appeso.

Per la felce e lo spathiphyllum l'umidità dell'aria conta quanto la luce; sansevieria e falangio non se ne curano. Se l'aria della casa è secca, specialmente d'inverno, un sottovaso con ghiaia e un dito d'acqua alza l'umidità intorno alle foglie mentre evapora: il vaso deve appoggiare sulla ghiaia e non toccare l'acqua, altrimenti le radici marciscono.

L'eredità botanica della ricerca scientifica

Quello che oggi sappiamo su queste piante e sulla qualità dell'aria indoor è il risultato di decenni di ricerca, compresa quella che ha ridimensionato le promesse iniziali. Dallo studio della NASA alle verifiche più recenti, il filo che unisce un cacciatore di piante dell'Ottocento, che rischiava la vita in foresta, a chi oggi compra una sansevieria al vivaio è esattamente questo: il desiderio umano di convivere con il verde, trasportando frammenti di giungla lontana nei nostri ambienti chiusi. Ognuno di questi esemplari racchiude una storia di viaggio, adattamento e resistenza. E con una finestra sola, puoi avere tutto questo.

Una nota sulla tossicità. Pothos, sansevieria e spathiphyllum contengono cristalli di ossalato di calcio e sono tossici se masticati da gatti, cani o bambini piccoli. La felce di Boston e il falangio non lo sono: se in casa c'è un animale che rosicchia tutto, sono quelle due le piante da scegliere.