Il pomodoro datterino non è una varietà antica: è un tipo commerciale affermatosi fra gli anni Ottanta e Novanta, frutto del miglioramento genetico, che si è diffuso soprattutto nel Sud Italia, dove ha trovato il clima adatto a esprimere la forma allungata e il sapore dolce che lo contraddistinguono. A differenza dei pomodori da mensa più grandi, il datterino è stato inizialmente coltivato come pomodorino da orto privato, ideale per famiglie che volevano raccogliere a grappoli. Negli ultimi quarant'anni ha guadagnato popolarità anche negli orti urbani e sui balconi grazie alla sua adattabilità. Una credenza diffusa è che il pomodoro in vaso produca meno e per meno tempo rispetto all'orto: in realtà il datterino smentisce completamente questa idea, generando da una singola pianta ben curata tra i 3 e i 5 chilogrammi di frutti in una stagione.
Esistono diverse linee di datterino coltivate oggi. La varietà più classica, quella del salernitano, ha frutti di 20-30 grammi ciascuno, allungati e leggermente costoluti, con buccia sottile e polpa densa. Altre selezioni come il datterino rosso intenso o il datterino nero presentano tonalità diverse ma mantengono le medesime caratteristiche di compattezza e prolificità. La pianta, a ciclo indeterminato, raggiunge altezze controllabili tra i 120 e i 150 centimetri in vaso, mentre in piena terra supera i due metri. La fioritura inizia a maggio e prosegue fino a fine agosto, permettendo raccolte continue da giugno fino ai primi freddi di novembre. I frutti sono fra i più zuccherini in assoluto, con valori che superano spesso gli 8 gradi Brix, e hanno un'acidità contenuta, il che li rende ideali sia per il consumo fresco che per salse veloci.
Il motivo principale per cui il pomodoro datterino in vaso viene coltivato male è la sottovalutazione delle necessità idriche in contenitore. Le radici in vaso soffrono più rapidamente l'alternanza tra siccità ed eccesso di umidità, perché il suolo si asciuga in fretta al caldo ma trattiene l'acqua se il drenaggio è insufficiente. Il datterino in vaso ha radici concentrate in uno spazio ridotto: senza un terriccio poroso e un vaso con fori di drenaggio adeguati, la pianta soffre marciumi radicali che bloccano la produzione. Un altro errore comune è sottovalutare l'esposizione al sole: il datterino ha bisogno di almeno 8 ore giornaliere di luce diretta per produrre frutti concentrati e dolci. Se coltivato in mezz'ombra, la pianta crescerà ma produrrà poco e con rese dilazionate nel tempo. Infine, molti coltivatori casalinghi non sostengono la pianta con pali o gabbie: il peso dei grappoli in vaso, senza supporto, spezza facilmente i rami carichi di frutti.
Come coltivarla in casa
- Esposizione: scegli il punto più soleggiato del balcone o della finestra, almeno 8 ore di sole diretto giornaliero. Evita posizioni in ombra parziale dove la produzione cala drasticamente.
- Innaffiatura: innaffia ogni 2-3 giorni in estate, al mattino presto, dirigendo l'acqua alla base della pianta e mai sulle foglie. Il terriccio deve restare umido ma non fradicio. In vaso, l'acqua evapora più velocemente che in orto.
- Terriccio: usa un mix di torba, compost maturo e perlite in proporzioni uguali, o acquista terriccio universale con l'aggiunta di 20 per cento di sabbia di fiume per migliorare il drenaggio. Il vaso deve essere di almeno 30-40 litri per pianta.
- Sostegno e potatura: fissa una gabbia di ferro o tutore in bambù non appena la pianta emerge dal suolo. Rimuovi i succhioni laterali per concentrare l'energia sui rami fruttiferi principali. Pota le foglie basali alla fine di agosto per favorire l'areazione.
- Rinvaso e concimazione: a maggio, sposta la pianta coltivata prima in piccoli vasi in contenitori da 35-40 litri definitivi. Somministra concime liquido a base di potassio ogni 10 giorni dal primo grappolo in fioritura fino ad agosto per potenziare la produzione.
Se la pianta inizia a ingiallire o produce poco, verifica subito il drenaggio del vaso e la frequenza di irrigazione. E se sui frutti compare una macchia scura e incavata sul fondo, non è una malattia: è il marciume apicale, provocato proprio dall'irrigazione irregolare, che impedisce alla pianta di portare il calcio ai frutti in accrescimento. Si previene bagnando in modo costante, non a strappi, e pacciamando la superficie del vaso. Il datterino è resistente e recupera rapidamente se le cause dello stress vengono risolte. Una pianta che ha subito un calo di produzione a luglio riprenderà a fruttificare in agosto se ri-equilibrata. Non abbandonare la coltivazione: il raccolto di settembre e ottobre compensa gli errori estivi.