Il pothos sta sulla mensola alta della cucina e i rami ricadono lungo il muro. Il gatto ci gioca da settimane, poi una sera ne morde una foglia e la sputa quasi subito. Nella maggior parte dei casi finisce lì: il fastidio è immediato, l'animale smette da solo e nel giro di poco tempo torna normale. È una pianta che irrita, non una pianta che avvelena. Il motivo per cui compare in ogni elenco di piante tossiche per i gatti è reale, ma la misura del problema è molto più piccola di quanto l'elenco lasci intendere.
La pianta e la fama che ha
Il pothos viene descritto come una delle piante da appartamento più pericolose per gli animali. La voce nasce da un fatto vero: contiene una sostanza che irrita le mucose, ed è inclusa fra le specie tossiche nell'elenco delle piante nocive per gli animali domestici pubblicato dall'ASPCA, l'associazione statunitense per la protezione degli animali.
Quello che l'elenco non dice è quanto sia grave il quadro. Le liste segnalano la presenza di una sostanza, non la sua pericolosità pratica. Il pothos ci finisce insieme a piante molto più problematiche, e chi legge non ha modo di distinguere.
La fama regge sul principio e cede sulla misura. È corretto dire che un gatto che morde il pothos sta male per qualche minuto. È scorretto ricavarne che la pianta vada eliminata dalla casa.
La sostanza
La responsabile è l'ossalato di calcio, che nel pothos si presenta sotto forma di cristalli aghiformi raccolti in fascetti dentro cellule specializzate. Sono i rafidi, e la parola descrive bene la loro forma: sono aghi, e si comportano come aghi.
Il meccanismo non è chimico ma meccanico. Quando il dente rompe il tessuto della foglia, la cellula rilascia il fascio di cristalli, che penetrano nella mucosa della bocca e della lingua. Il dolore arriva nello stesso momento del morso, non dopo la digestione. Non c'è assorbimento, non c'è una sostanza che circola nel sangue, non c'è un intervallo di tempo in cui il danno cresce di nascosto.
I cristalli si trovano in tutta la pianta, con concentrazioni maggiori nelle foglie e nei fusti giovani, cioè nelle parti più tenere. Sono anche le parti che il gatto raggiunge per prime, perché sono quelle che penzolano.
La pianta li produce esattamente per questo. Sono una difesa contro gli animali che brucano: rendono la foglia sgradevole al primo morso e scoraggiano il secondo. Funzionano perché sono immediati, e questa immediatezza è la ragione per cui un gatto quasi mai ne ingoia una quantità significativa. La difesa fa il proprio lavoro prima che il danno diventi importante.
Cosa succede se ne ingoia un bambino o un gatto
Nel gatto i segnali compaiono subito. L'animale scuote la testa, si allontana dalla pianta, comincia a salivare in modo abbondante e si passa la zampa sul muso. Alcuni gatti tentano conati o vomitano una volta. Chi guarda la scena vede un animale visibilmente infastidito, ed è la parte che spaventa di più.
Il fastidio è però di breve durata. Nella grande maggioranza dei casi la salivazione si riduce nel giro di poco tempo e l'animale torna a comportarsi normalmente entro qualche ora. Può restare un'esitazione a mangiare per un pasto, dovuta al bruciore in bocca e non a un danno interno.
Nei gattini la reazione è più marcata, perché la mucosa è più delicata e perché tendono a insistere di più con le cose che si muovono. Anche in questo caso il quadro resta locale.
Nel bambino piccolo vale lo stesso principio, con una differenza: un bambino può portare la foglia alla bocca senza masticarla davvero, e allora il contatto produce soltanto arrossamento delle labbra e fastidio. Se invece la mastica, il bruciore lo fa smettere immediatamente, e in genere piange e sputa. Le labbra e la lingua possono apparire arrossate e leggermente gonfie.
Quello che va tenuto d'occhio, in entrambi i casi, è il gonfiore che aumenta invece di diminuire, la salivazione che non si arresta e qualunque cambiamento nel modo di respirare o di deglutire. Sono situazioni rare con questa pianta, ma sono il confine oltre il quale non si aspetta.
Cosa fare subito e chi chiamare
La prima cosa da fare è togliere dalla bocca i frammenti di foglia rimasti, con le dita e senza forzare. Poi si sciacqua la bocca con acqua fresca: nel bambino si può usare un bicchiere, nel gatto si passa un panno umido sulle gengive e sulla lingua se l'animale lo tollera. L'acqua fresca allontana i cristalli residui e riduce il bruciore.
Non si provoca il vomito, in nessun caso. Non si somministra latte, olio, né altri rimedi casalinghi di propria iniziativa. La pianta va allontanata dalla stanza prima che il morso si ripeta.
Poi si osserva. Un gatto che smette di salivare e torna alle sue cose non ha bisogno di altro. Si chiama il veterinario se la salivazione continua oltre la prima mezz'ora, se l'animale rifiuta cibo e acqua, se il muso appare gonfio o se la respirazione cambia. Per un bambino ci si rivolge al pediatra o al centro antiveleni, che in Italia risponde attraverso i numeri degli ospedali di riferimento.
Quando si chiama, conviene avere a portata di mano un pezzo della pianta e l'ora in cui è successo. Sono le due informazioni che servono per prime.
Come riconoscerla dalle piante simili innocue
Il pothos viene confuso soprattutto con il filodendro rampicante, che gli somiglia molto e contiene la stessa sostanza, quindi la confusione non cambia il comportamento da tenere. Più utile è distinguerlo dalle piante ricadenti che invece non presentano alcun problema.
Il carattere più semplice è la foglia. Nel pothos è a forma di cuore ma leggermente asimmetrica, spessa e cerosa al tatto, con la superficie che riflette la luce. Spesso è variegata di giallo o di bianco crema, con macchie irregolari e non con bande regolari.
Il secondo carattere è il picciolo, cioè il gambo che unisce la foglia al fusto: nel pothos è scanalato lungo la parte superiore, e passandoci l'unghia si sente il solco.
Il terzo è il portamento. Il pothos emette radici aeree dai nodi lungo il fusto, piccole protuberanze brune che si vedono a occhio nudo. Le piante ricadenti innocue confuse con lui, come la tradescantia a foglia stretta, hanno foglie allungate e non cuoriformi, e nessuna radice aerea di quel tipo.
Dove collocarla perché il problema non si ponga
Il pothos si tiene in casa senza rinunce, a condizione di capire perché il gatto lo morde. Non lo morde perché ha fame: lo morde perché i rami penzolano, oscillano alla corrente d'aria e si comportano come una preda. Un pothos immobile interessa molto meno di un pothos che dondola.
La soluzione più semplice è farlo salire invece che scendere. Un tutore verticale, un filo teso lungo la parete o una griglia trasformano la pianta in una superficie ferma e attaccata al muro, e il gioco finisce.
Se si preferisce il portamento ricadente, la mensola va scelta valutando da dove il gatto può saltare. Una mensola alta ma raggiungibile da un mobile vicino non serve a niente, mentre una parete libera per un metro attorno alla pianta è una barriera reale. I cesti sospesi al soffitto funzionano bene, purché i rami non arrivino a meno di un salto dal piano d'appoggio più vicino.
Le foglie cadute vanno raccolte, perché a terra sono immediatamente disponibili e da appassite diventano più morbide da masticare. Vale la pena controllare il pavimento dopo ogni potatura e dopo ogni spostamento del vaso.
Alternative sicure
- Nefrolepis. La felce da appartamento ha lo stesso effetto ricadente e morbido del pothos, riempie una mensola nello stesso modo e non contiene ossalati.
- Peperomia. Foglie spesse e lucide, portamento compatto o leggermente ricadente secondo la specie, aspetto molto simile a quello di un pothos giovane.
- Calathea. Fogliame decorativo e disegnato per chi cerca la variegatura, con l'ulteriore vantaggio di essere una pianta che sta ferma e non invita al gioco.
Gli errori più comuni
- Buttare la pianta dopo il primo morso, quando basta spostarla in verticale o sospenderla per chiudere la questione.
- Appoggiarla su un mobile alto che ha accanto un altro mobile, offrendo al gatto un percorso in due salti: va lasciato un metro libero attorno.
- Lasciare a terra le foglie cadute dopo la potatura, che appassite diventano più tenere e più appetibili: si raccolgono subito.
