Sul davanzale c'è la confezione di concime aperta a maggio e usata tre volte. È settembre, le piante hanno ancora foglie verdi, e la domanda è se vale la pena darne ancora o se conviene chiudere qui. Quando concimare e quando smettere non è una questione di abitudine: è una decisione che si prende guardando la pianta e il calendario insieme.
La scelta è fra tre comportamenti, non fra due. Continuare come in piena stagione, ridurre e diradare, sospendere del tutto. E la risposta giusta cambia da un vaso all'altro nello stesso balcone, perché dipende da tre cose: il ciclo della specie, il punto della stagione in cui ci si trova e lo stato in cui la pianta è adesso.
La parte che quasi nessuno scrive è la seconda metà della domanda. Quando si comincia lo sanno tutti. Quando si smette, molto meno, e sbagliare quel momento produce danni che si vedono a dicembre e non a settembre.
Tre cose spostano il calendario, e non pesano uguale
Il ciclo della specie. Una pianta si nutre quando cresce, e le piante non crescono tutte negli stessi mesi. Le specie da appartamento a fogliame, tenute in casa a temperatura costante, hanno una fase attiva lunga che va dalla ripresa primaverile all'autunno e rallenta con la luce, non con il freddo. Le piante da esterno rustiche seguono la stagione e si fermano davvero. Gli agrumi in vaso vegetano a ondate e chiedono nutrimento durante la crescita dei germogli. Le fiorite invernali, come ciclamino e stella di Natale, lavorano quando le altre riposano, e per loro il calendario è rovesciato. L'orto ha un ciclo che finisce con il raccolto, e lì il limite non è la stagione ma la data in cui si mangia.
La stagione. Non conta il mese ma la lunghezza del giorno e la temperatura. Con giornate che si accorciano la pianta produce meno e consuma meno, quindi assorbe meno. Il concime dato a una pianta che sta rallentando non viene utilizzato: resta nel substrato, si accumula, e la traccia visibile sono le croste chiare sulla superficie del terriccio e sul bordo del vaso.
Lo stato della pianta. È il fattore che annulla gli altri due. Una pianta che sta soffrendo per qualunque motivo non è una pianta da nutrire: è una pianta da lasciare in pace. Le radici danneggiate assorbono male, e una soluzione concentrata intorno a radici già in difficoltà peggiora la situazione invece di aiutarla.
Il limite di ciascuno di questi criteri va detto. Il ciclo della specie non basta da solo, perché la stessa pianta in una veranda fredda e in un salotto riscaldato si comporta in modo diverso. La stagione non basta, perché l'Italia ha stagioni sfalsate di settimane. Lo stato della pianta non basta come criterio unico, perché una pianta ferma può esserlo per esaurimento del substrato, e in quel caso il rimedio è proprio la nutrizione, ma dopo un rinvaso e non prima.
Da quando si comincia e da quando non si dà più niente
I criteri in ordine di peso, formulati come domande da porsi guardando il proprio vaso.
La pianta sta crescendo in questo momento? Questa domanda da sola risolve la maggior parte dei casi. Guarda la punta dei rami e il centro della rosetta: se ci sono foglie nuove, più chiare e più piccole, non ancora aperte del tutto, la pianta cresce. Se da tre o quattro settimane non compare niente di nuovo, non cresce. Si nutre solo quello che cresce. È il motivo per cui in primavera non si comincia a una data fissa ma alla comparsa del primo germoglio: al Nord succede spesso ad aprile, sulla costa del Sud anche a fine febbraio.
La pianta passa l'inverno all'aperto? Se sì, la sospensione va anticipata, e questo è il punto centrale di tutto l'articolo. Il concime, soprattutto quello ricco di azoto, spinge la pianta a produrre germogli teneri e acquosi. Un germoglio tenero non fa in tempo a lignificare, cioè a irrobustire i tessuti, prima del primo freddo, e si danneggia a temperature che il resto della pianta regge senza problemi. Chi concima a fine estate una pianta da esterno si ritrova le punte annerite alla prima gelata, e in genere attribuisce il danno al freddo invece che al concime.
Quando è stata rinvasata? Se il rinvaso è recente non si concima. I terricci pronti contengono già una riserva nutritiva che copre le prime settimane, e aggiungerne altra su radici appena mosse è la combinazione peggiore.
Come si vede il substrato? Sfila il pane di terra o guarda la superficie: una crosta biancastra o giallastra e un bordo del vaso incrostato dicono che di concime ce n'è già più di quanto la pianta stia consumando. In quel caso non si aggiunge, si dilava, cioè si annaffia abbondantemente lasciando uscire l'acqua dai fori per portare via i sali in eccesso.
Quando si raccoglie? Vale solo per l'orto e per le aromatiche. Lì la sospensione non dipende dalla stagione ma dal raccolto, e si smette con largo anticipo rispetto al momento in cui si porta in tavola.
Messi insieme, questi criteri danno una risposta netta per oggi. Una pianta da esterno che passerà l'inverno sul balcone: non si concima più. Una pianta da appartamento che sta ancora emettendo foglie nuove e sta in un punto luminoso: si può continuare, diradando, finché la crescita non si ferma. Una pianta appena rinvasata, appena comprata o in sofferenza: no, in nessun caso.
Al Nord si chiude prima, e in casa il calendario è un altro
La finestra non si chiude nello stesso giorno lungo tutta l'Italia. Nella pianura del Nord e in montagna la vegetazione all'aperto rallenta già in agosto e le prime notti fredde arrivano presto: lì la sospensione per le piante da esterno si colloca a fine estate. Sulla costa del Centro e del Sud la crescita prosegue per settimane in più, e sospendere troppo presto significa fermare una pianta che avrebbe ancora tempo per irrobustirsi. Lo scarto fra le due situazioni è di diverse settimane, e il segnale da guardare è sempre lo stesso: le minime notturne che si abbassano stabilmente e i germogli che smettono di allungarsi.
Dentro casa il ragionamento cambia di natura. Una pianta in appartamento non teme il gelo, quindi il motivo per sospendere non è la protezione dal freddo ma la luce. Con giornate corte e una finestra sola, la pianta produce poco e non consuma quello che riceve. Chi ha una posizione molto luminosa può proseguire più a lungo di chi ha una stanza a nord, e la verifica è sempre l'emissione di foglie nuove.
Fanno eccezione le piante che fioriscono d'inverno, per le quali la stagione attiva è proprio questa. Lì si nutre durante la fioritura e si sospende quando i fiori finiscono, che è l'opposto di quello che si fa con tutto il resto.
Un'altra eccezione riguarda le piante da esterno tenute in una serra fredda o in una veranda non riscaldata: se restano in vegetazione perché protette, la sospensione segue la crescita e non il calendario della zona.
Le trappole che si presentano proprio a settembre
Concimare per far ripartire una pianta ferma. È l'errore più diffuso e sembra sensatissimo: la pianta non cresce, quindi le manca qualcosa. Nella maggior parte dei casi le manca luce, oppure ha le radici in un substrato esaurito e compattato. Il concime su una pianta ferma non viene assorbito e si accumula, e il risultato è un problema in più.
Approfittare del bel tempo di settembre. Una settimana calda a fine estate assomiglia molto a giugno, e la tentazione di dare un'ultima dose è forte. La pianta però non legge la temperatura di quella settimana: legge la lunghezza del giorno, che sta calando da mesi. Quello che si ottiene è vegetazione fuori tempo.
Raddoppiare la dose per compensare le volte saltate. Nasce da un ragionamento contabile che con le piante non funziona. Una dose doppia non recupera niente e concentra i sali intorno alle radici, con l'effetto di richiamare acqua fuori dai tessuti invece che dentro.
Concimare subito dopo aver comprato una pianta. Sembra il modo di darle il benvenuto. Una pianta appena arrivata sta ricalibrando l'apparato radicale sul nuovo ambiente e porta con sé la nutrizione ricevuta in produzione: nelle prime settimane non le serve nulla.
Dare il concime su terriccio asciutto. Si fa per fretta, unendo due operazioni in una. Su un substrato secco la soluzione si concentra a contatto con radici che non stanno assorbendo, ed è il modo più rapido per bruciarle. Si annaffia prima con acqua sola, poi si nutre.
