Un reddito di 75.000 dollari l'anno. Era questa la famosa soglia oltre la quale, secondo lo storico studio di Daniel Kahneman, premio Nobel per l'economia, guadagnare di più non aumentava la felicità quotidiana. Un dato che ha influenzato per anni il dibattito su denaro e benessere. Oggi, nuove ricerche stanno ridefinendo completamente questa visione.

La svolta delle neuroscienze: i soldi fanno felici l'85% delle persone

Nel 2023, due ricercatori, riconoscendo la validità dei rispettivi lavori hanno collaborato e sono giunti a conclusioni straordinarie, pubblicando un articolo sulla rivista "Proceedings of the national academy of sciences". Il risultato? Per la stragrande maggioranza della popolazione (85%), contrariamente a quanto si è pensato per secoli, la ricetta della felicità sarebbero proprio i soldi.

Lo studio ha identificato tre scoperte fondamentali. La prima è che l'effetto tetto dei 100.000 euro annuali esiste ma solo per il 15% di popolazione più infelice. Per il 60% della popolazione che registra livelli di felicità tra il medio e il buono, l'effetto tetto si annulla: maggiori quantità di denaro a disposizione portano a livelli più alti di felicità. Infine, tra i superfelici, il 25% della popolazione: crescite elevate di reddito producono livelli di benessere molto intensi.

Il paradosso di Easterlin: quando i soldi non bastano

Ma la relazione non è sempre così lineare. Come dimostra il Paradosso di Easterlin (1974), anche conosciuto come "Paradosso della Felicità", i soldi non fanno la felicità quando mancano altri elementi. Secondo questa teoria, a livello aggregato, c'è una correlazione positiva tra reddito e felicità, ma questa correlazione è molto debole. Un aumento del reddito di un paese non porta a un aumento significativo della felicità dei suoi abitanti.

La spiegazione sta in due fattori chiave: l'adattamento psicologico e il confronto sociale. Le persone si adeguano rapidamente al loro nuovo livello di reddito, quindi l'aumento della felicità che ne deriva è solo temporaneo. Inoltre, la percezione della propria felicità può essere influenzata dal confronto con il tenore di vita degli altri, generando insoddisfazione anche in presenza di un buon livello di reddito.

La situazione delle famiglie italiane nel 2024

Secondo i dati di Banca d'Italia, la ricchezza netta delle famiglie, pari al valore delle attività finanziarie e di quelle reali al netto delle passività, è cresciuta a un ritmo analogo a quello del reddito disponibile. Alla fine del 2022 la ricchezza netta delle famiglie italiane ammontava in media a circa 296.000 euro (in crescita dell'1,8 per cento a prezzi costanti rispetto al 2020).

Tuttavia, permangono significative disuguaglianze. Il 10 per cento meno ricco delle famiglie possedeva meno dello 0,1 per cento del patrimonio netto complessivo, il 10 per cento più ricco ne deteneva circa il 52 per cento. Un dato che conferma come la distribuzione della ricchezza influenzi l'impatto del denaro sulla felicità.

Come usare i soldi per aumentare il benessere

Anche se il denaro non può garantire una felicità duratura, può essere usato in modi che aumentano il benessere. La ricerca ha identificato strategie precise:

Oltre il denaro: i veri fattori della felicità

La ricerca condotta nell'ambito dell'Harvard Study of Adult Development, uno dei più lunghi studi longitudinali sulla felicità, ha dimostrato che le relazioni strette e soddisfacenti sono il principale fattore di benessere nella vita, più di quanto lo sia il denaro. Altri elementi cruciali includono:

"Il denaro non è il segreto per la felicità, ma può probabilmente aiutare un po'"

Se la felicità può spesso nascere da ciò che scegliamo di coltivare dentro e fuori di noi: relazioni autentiche, esperienze significative e un senso di scopo personale.

Checklist per un rapporto equilibrato con il denaro

La relazione tra soldi e felicità non è lineare né universale. Dipende dal tuo punto di partenza economico, dalle tue condizioni emotive e da come scegli di utilizzare le risorse a disposizione. Il segreto non sta nel massimizzare il reddito, ma nel trovare l'equilibrio giusto tra sicurezza economica e altri pilastri del benessere.