Le surfinie vengono dal Sud Africa e dalla regione del Mediterraneo, dove crescono spontaneamente su terreni ben drenati e soleggiati. In Europa sono arrivate negli anni Novanta e da allora sono diventate la pianta estiva per eccellenza su balconi e terrazzi. Un'idea sbagliata molto diffusa è che bastino innaffiature ogni due o tre giorni per mantenerle sane. In realtà, dipende dal clima, dal terriccio, dalla dimensione del vaso e dall'evaporazione. Sono piante che tollerano la siccità meglio di quanto non tollerino il ristagno d'acqua, ma durante la fioritura estiva richiedono attenzione costante.

Le surfinie più coltivate sono la Surfinia Shock, la Surfinia Million Bells e la Surfinia Tumbelina, ognuna con sfumature di colore diverse. Raggiungono i 30-40 centimetri di lunghezza quando mature e fioriscono da giugno fino ai primi freddi di ottobre, producendo migliaia di fiori piccoli simili a petunia. Esistono varietà nei toni del rosa, del viola, del bianco e del rosso scuro. A differenza delle petunia comuni, le surfinie hanno una crescita pendente naturale, perfetta per cesti sospesi o vasi rialzati, e mantengono i fiori aperti tutto il giorno anche sotto il sole pieno.

La maggior parte dei fallimenti dipende da tre fattori biologici che i giardinieri sottovalutano. Le radici delle surfinie sono fini e superficiali, per questo soffrono il ristagno idrico che causa marciume radicale in pochi giorni. Secondariamente, hanno bisogno di almeno sei ore di sole diretto al giorno: con poca luce, i fusti si allungano ma i fiori non sbocciano. Infine, la temperatura: sotto i 10 gradi la pianta rallenta la fioritura e sotto i 5 gradi soffre. Chi le mette al riparo dal vento forte e in zone umide rischia lo sviluppo di funghi sulle foglie. Il terriccio universale compatto, inoltre, drena male e favorisce la pourritura del colletto.

Come coltivarla in casa o in terrazza

Se la surfinia ingiallisce e smette di fiorire in piena estate, verifica il drenaggio e riduci le innaffiature per una settimana, poi riprendi con regolarità. Se invece i fusti marciscono alla base, trapianta in terriccio fresco dopo aver eliminato le parti malate con un coltello pulito. La pianta si riprende raramente, ma può valere il tentativo se il resto della vegetazione è ancora verde.