Ogni balcone italiano ospita più o meno le stesse erbe aromatiche: basilico, rosmarino, salvia, prezzemolo, qualche volta una menta o un origano. Sono piante meravigliose, ma il mondo delle aromatiche è infinitamente più ampio e nasconde profumi che possono trasformare una cucina di routine in un piccolo laboratorio di sapori nuovi.

Molte di queste erbe meno conosciute sono altrettanto facili da coltivare di quelle classiche e si adattano perfettamente alla vita in vaso. Alcune profumano di anice, altre di limone, altre ancora ricordano la liquirizia o il curry. Ecco nove piante aromatiche insolite che meritano un posto sul davanzale.

1. Aneto: l'anima della cucina del Nord

L'aneto (Anethum graveolens) è un'erba dal profumo particolare, a metà strada tra il finocchio e il prezzemolo, con una nota anisata caratteristica. È l'aroma principale della cucina scandinava e dell'Est europeo: senza aneto non esiste il salmone marinato gravlax, né lo tzatziki greco, né molte ricette tradizionali russe. È parente del finocchio e della carota, e produce foglioline piumose decorative anche dal punto di vista estetico.

Come curarlo: ama il sole e i terreni drenanti. Va seminato direttamente in vaso, preferibilmente profondo almeno trenta centimetri, in primavera. Richiede annaffiature regolari ma non eccessive. È una pianta annuale: a fine stagione si lascia seccare e si raccolgono i semi per la primavera successiva.

2. Dragoncello: il segreto della cucina francese

Il dragoncello (Artemisia dracunculus) è uno dei pilastri della cucina francese, ingrediente fondamentale della famosa salsa béarnaise e della senape di Digione. Il suo aroma è inconfondibile: un misto di anice, basilico e una sottile nota piccante. Esistono due varietà principali, ma per uso culinario va scelto il dragoncello francese, molto più aromatico di quello russo.

Come curarlo: ama posizioni soleggiate o a mezz'ombra leggera, con terreno fertile e ben drenato. Va innaffiato moderatamente, evitando i ristagni. È perenne e va potato regolarmente per mantenerlo compatto. In inverno la parte aerea secca, ma la pianta rinasce in primavera.

3. Erba cedrina: il profumo di limone più intenso che esista

L'erba cedrina (Aloysia citrodora), conosciuta anche come "verbena odorosa", ha un profumo di limone così intenso da superare quello dello stesso agrume. Le sue foglie strofinate tra le dita rilasciano un aroma agrumato puro, perfetto per tisane rilassanti, sorbetti, gelati e cocktail estivi. Era una delle piante preferite nei giardini ottocenteschi proprio per la sua capacità di profumare l'aria circostante.

Come curarla: ama il pieno sole e i terreni ricchi. Va innaffiata regolarmente in estate, evitando i ristagni. Teme il freddo intenso: nelle regioni del Nord va riparata in casa durante l'inverno, mentre al Sud può restare all'aperto.

4. Santoreggia: il pepe vegetale dei monaci

La santoreggia (Satureja hortensis) è un'erba antichissima, già coltivata dai monaci medievali nei giardini dei monasteri. Il suo sapore ricorda quello del timo e dell'origano ma con una nota più piccante, quasi pepata: in alcune regioni viene chiamata "il pepe dei poveri" perché veniva usata per insaporire i piatti quando le spezie esotiche erano un lusso. È perfetta con i legumi, soprattutto le fave, che si dice renda più digeribili.

Come curarla: vuole sole pieno e terreno povero, sassoso, ben drenato. Va innaffiata pochissimo, solo nei periodi di siccità prolungata. Più il terreno è arido, più il sapore delle foglie diventa intenso.

5. Issopo: l'erba sacra delle Sacre Scritture

L'issopo (Hyssopus officinalis) è una pianta ricca di storia, citata persino nei testi biblici come simbolo di purificazione. Forma cespugli compatti con piccole foglie strette e produce, in estate, spighe di fiori blu intenso che attirano api e farfalle. Il suo sapore è amarognolo e leggermente mentolato: viene usato in piccole quantità per aromatizzare arrosti, zuppe, liquori (è uno degli ingredienti della Chartreuse) e tisane digestive.

Come curarlo: ama il sole pieno e i terreni calcarei e ben drenati. È una pianta rustica che resiste bene al freddo e alla siccità. Una potatura primaverile lo mantiene compatto e stimola la fioritura.

6. Stevia: il dolcificante naturale che cresce in vaso

La Stevia rebaudiana è una piccola pianta erbacea originaria del Sud America, le cui foglie contengono un dolcificante naturale fino a trecento volte più potente dello zucchero, ma con zero calorie. Basta una fogliolina nella tazza del tè per dolcificarla completamente. È diventata popolare come alternativa allo zucchero, ma sono ancora pochi i balconi italiani che la ospitano direttamente coltivata.

Come curarla: ama il sole pieno e i terreni ricchi e ben drenati. Va innaffiata regolarmente in estate, mantenendo il terreno leggermente umido. Teme il freddo: in inverno va riparata in casa o in serra fredda. Le foglie si raccolgono prima della fioritura, quando sono più dolci.

7. Levistico: il "sedano da montagna" dimenticato

Il levistico (Levisticum officinale), conosciuto anche come "sedano da monte", ha un sapore simile a quello del sedano ma molto più intenso, con note speziate che ricordano il prezzemolo e una sottile sfumatura di cumino. Era una delle erbe più usate nella cucina medievale e contadina, oggi quasi dimenticata. Una sola fogliolina basta a insaporire una zuppa o un brodo.

Come curarlo: ama posizioni a mezz'ombra e terreni fertili e umidi. Va innaffiato regolarmente, mai lasciato seccare. È una pianta perenne che può raggiungere dimensioni notevoli: meglio scegliere un vaso capiente, di almeno quaranta centimetri di profondità.

8. Erba di San Pietro: il profumo balsamico della tradizione

L'erba di San Pietro (Tanacetum balsamita), chiamata anche "erba amara" o "menta greca", ha un profumo balsamico intenso che ricorda la menta e il rosmarino mescolati insieme. Era tradizionalmente usata per aromatizzare le frittate, le omelette pasquali e alcuni liquori artigianali. Le sue foglie venivano anche infilate tra le pagine dei libri di preghiere per il profumo persistente, da cui il nome popolare di "erba della Bibbia".

Come curarla: ama il sole o la mezz'ombra leggera e si adatta a quasi ogni tipo di terreno. È una pianta rustica e resistente, che torna ogni anno più rigogliosa. Va contenuta perché tende a espandersi rapidamente attraverso i rizomi.

9. Foglia di curry: l'India sul davanzale

La foglia di curry (Murraya koenigii) è un piccolo alberello tropicale le cui foglie sono uno degli ingredienti fondamentali della cucina indiana del Sud. Il loro aroma è inconfondibile: un misto complesso di agrumi, anice e nocciola che dà profondità a curry, dahl e zuppe di lenticchie. Niente a che vedere con la polvere di curry, che è una miscela di spezie diverse: questa è una pianta vera, dal sapore unico e fresco.

Come curarla: ama posizioni molto luminose e calde, con un terreno fertile e ben drenato. Va innaffiata regolarmente in estate. Teme il freddo sotto i 10°C: in inverno va tenuta in casa, in una stanza luminosa lontano dai termosifoni.

Il trucco: combinare le aromatiche per stagione

Per avere un piccolo "orto aromatico" sempre rifornito conviene combinare specie annuali e perenni, in modo che il vaso non resti mai vuoto. Aneto, basilico e stevia accompagnano l'estate; dragoncello, levistico e issopo restano fedeli per anni; santoreggia ed erba cedrina riempiono i mesi intermedi. Bastano cinque o sei vasi ben curati per avere a portata di mano una tavolozza di sapori che amplia notevolmente le possibilità in cucina e, allo stesso tempo, trasforma il balcone in un piccolo giardino sensoriale, dove ogni foglia strofinata tra le dita racconta una storia diversa.