Bulbilli comprati in primavera e dimenticati in un cassetto, oppure spicchi avanzati in cucina che germogliano da soli: l'aglio è una delle poche colture che quasi tutti hanno provato a mettere a dimora almeno una volta, spesso senza sapere in quale stagione andasse fatto. Nei calendari dell'orto compare a ottobre e novembre, ma anche a fine inverno, e la doppia indicazione genera confusione. La spiegazione non è una questione di abitudini regionali: dipende da un requisito preciso del bulbo, cioè la quantità di freddo che deve accumulare per dividersi in spicchi.
Lo stesso vale, con meccanismi in parte diversi, per la cipolla. Capire come funziona questo passaggio permette di scegliere consapevolmente fra impianto autunnale e impianto tardivo, e spiega perché nelle regioni meridionali l'aglio piantato senza precauzioni possa dare bulbi unici e piccoli.
Come coltivare aglio e cipolla partendo dall'impianto autunnale
L'aglio (Allium sativum) non si moltiplica per seme nella pratica orticola comune: si pianta uno spicchio, che è già una gemma dotata di riserve, e da quello si sviluppa una pianta che a fine ciclo produrrà un nuovo bulbo composto. La cipolla (Allium cepa) segue invece una via diversa e può partire da seme, da bulbillo o da piantina.
Scelta del contenitore o della sistemazione
Entrambe le colture si adattano bene sia all'aiuola sia al vaso, purché il contenitore sia profondo a sufficienza da ospitare l'apparato radicale e da non asciugare troppo in fretta. Le cassette basse da balcone sono sconsigliate, perché il bulbo in ingrossamento ha bisogno di volume e di stabilità termica.
In aiuola conviene lavorare il terreno in anticipo e sistemarlo a porche leggermente rialzate dove il suolo tende a trattenere acqua: l'aglio tollera il freddo, non il piede bagnato.
Substrato
Il terreno ideale è sciolto, ben drenato e privo di ristagni. I suoli pesanti e argillosi vanno alleggeriti con sabbia o con materiale strutturante, perché in inverno trattengono acqua proprio nel punto in cui si trova il bulbo.
Il letame fresco va escluso in modo assoluto, sia per l'aglio sia per la cipolla: apporta azoto in forma rapidamente disponibile e favorisce marciumi sui tessuti del bulbo. Se si vuole arricchire il terreno, si usa sostanza organica ben matura, distribuita e interrata con anticipo rispetto all'impianto.
Irrigazione
L'impianto autunnale richiede pochissima acqua, perché le piogge stagionali sono generalmente sufficienti. Annaffiare un aglio appena messo a dimora in un terreno già umido è uno degli errori più frequenti e porta al marciume degli spicchi prima ancora dell'emissione delle radici.
Le esigenze aumentano in primavera, durante l'accrescimento, e si riducono di nuovo verso la fine del ciclo, quando l'acqua in eccesso peggiora la conservabilità del prodotto.
Concimazione
Gli apporti vanno concentrati nella fase di accrescimento vegetativo, in primavera, e non al momento dell'impianto. L'azoto in eccesso produce vegetazione abbondante e bulbi piccoli, oltre a rendere le piante più sensibili alle malattie fungine.
Potatura e manutenzione
La manutenzione consiste soprattutto nel tenere pulita l'aiuola: aglio e cipolla hanno apparato fogliare ridotto e soffrono la concorrenza delle infestanti più di altre colture. Le sarchiature vanno fatte in superficie, senza smuovere il terreno vicino al bulbo.
Sulle varietà di aglio che emettono lo scapo fiorale, questo va asportato quando compare, perché sottrae risorse all'ingrossamento del bulbo. Nella cipolla, invece, la comparsa dello scapo indica quasi sempre una salita a seme anticipata e quelle piante vanno consumate per prime.
Esposizione e luce
Entrambe le colture richiedono pieno sole. In posizione ombreggiata l'aglio produce bulbi piccoli e la cipolla fatica a ingrossare, perché la formazione del bulbo dipende anche dalla quantità di luce ricevuta durante la giornata.
Questo aspetto è particolarmente rilevante per la cipolla, le cui varietà si distinguono in base alla lunghezza del giorno necessaria per avviare l'ingrossamento: le varietà a giorno lungo sono adatte alle regioni settentrionali, quelle a giorno corto alle regioni meridionali. Scegliere la varietà sbagliata rispetto alla propria latitudine è una causa frequente di raccolti deludenti.
Il freddo: la vernalizzazione e la scelta della stagione
Il punto centrale è questo. L'aglio ha bisogno di attraversare un periodo di basse temperature perché il bulbo si differenzi in spicchi. Senza questa esposizione al freddo, chiamata vernalizzazione, la pianta produce un bulbo unico e indiviso, spesso di piccole dimensioni.
Da qui derivano le due strade possibili. L'impianto autunnale, fra ottobre e novembre, dà un ciclo lungo: la pianta radica prima dell'inverno, riceve tutto il freddo necessario e in primavera dispone di un apparato radicale già formato, con bulbi mediamente più grossi. L'impianto di fine inverno, fra febbraio e marzo, dà un ciclo corto: il periodo di freddo è più breve, la pianta ha meno tempo per accumulare riserve e la produzione risulta generalmente inferiore, anche se il rischio di marciumi invernali è ridotto.
Nelle regioni meridionali il problema è che l'inverno può non fornire abbastanza freddo, soprattutto sulle coste. In questi casi si ricorre a un trattamento preventivo: gli spicchi, già separati, vengono tenuti in frigorifero prima della messa a dimora, in modo da fornire artificialmente la quota di freddo mancante. È una pratica semplice che cambia sensibilmente il risultato dove l'inverno è mite.
Quanto all'impianto vero e proprio, gli spicchi si separano poco prima di piantare, mantenendo la tunica esterna, e si mettono a dimora con la punta rivolta verso l'alto: interrare al contrario costringe il germoglio a curvarsi per emergere, con perdita di vigore. La profondità è di pochi centimetri, sufficiente a coprire lo spicchio, e le distanze sulla fila devono lasciare spazio all'ingrossamento del bulbo, con file abbastanza distanziate da consentire il passaggio per le sarchiature. In terreni pesanti conviene restare più superficiali.
Propagazione
L'aglio si propaga esclusivamente per spicchi. Conviene selezionare i bulbi più grandi e sani e utilizzarne gli spicchi esterni, più grossi e vigorosi, scartando quelli centrali di piccole dimensioni. L'aglio acquistato per uso alimentare può essere trattato per inibire la germogliazione e dare risultati incerti: è preferibile partire da materiale destinato all'impianto.
La cipolla offre tre possibilità. La semina diretta dà il ciclo più lungo ma permette la scelta più ampia di varietà. I bulbilli, cioè piccole cipolle prodotte l'anno precedente, accorciano nettamente il ciclo e sono la via più semplice, con l'inconveniente di una maggiore tendenza alla salita a seme. Le piantine, acquistate o allevate in semenzaio e trapiantate, rappresentano una via intermedia e consentono di guadagnare tempo rispetto alla semina mantenendo un buon controllo sulla varietà.
Malattie e parassiti
Il nemico principale di entrambe le colture è l'acqua in eccesso, che apre la strada ai marciumi del bulbo. Un bulbo che diventa molle alla base, con tessuti che si sfaldano e odore sgradevole, indica quasi sempre un problema di ristagno o di terreno troppo compatto.
Fra le avversità fungine, la peronospora della cipolla si manifesta con macchie allungate e ingiallimenti sulle foglie in condizioni di umidità prolungata, mentre le ruggini danno pustole arancioni sulla lamina. La prevenzione passa dalle distanze di impianto, che devono garantire circolazione d'aria, e dalla rotazione: aglio e cipolla non vanno ripetuti sullo stesso terreno per più anni consecutivi.
Fra i parassiti, la mosca della cipolla depone alla base delle piantine e le larve scavano gallerie nel bulbo, provocando ingiallimenti e appassimenti improvvisi su piante singole. I tripidi, favoriti dal caldo secco, danno punteggiature argentee sulle foglie. In entrambi i casi il controllo comincia dall'osservazione regolare delle piante e dall'eliminazione immediata di quelle compromesse, che non vanno lasciate nell'aiuola né compostate.
