Il bulbo che ha fiorito lo scorso inverno non è materiale di scarto: contiene già, formato al suo interno, il fiore della stagione successiva. La decisione che determina se quel fiore uscirà o meno si prende adesso, alla fine di agosto.
L'amarillide coltivato nelle case italiane è quasi sempre un Hippeastrum, genere originario del Sud America, e non il vero Amaryllis, che è sudafricano. La confusione risale a un'attribuzione errata corretta nell'Ottocento dal botanico inglese William Herbert, ma il nome commerciale è rimasto. Il termine Hippeastrum significa "stella del cavaliere", e descrive bene la forma dei fiori portati in cima a uno scapo cavo.
La caratteristica che rende questa pianta programmabile è il modo in cui accumula riserve: il bulbo funziona come una batteria che si carica durante la fase fogliare e si scarica durante la fioritura. Chi lo annaffia tutto l'anno senza interruzioni ottiene soltanto foglie, perché manca il segnale che avvia l'emissione dello scapo.
Come coltivare l'amarillide seguendo il ciclo annuale
Il calendario è la parte più importante di questa coltivazione. Il Forum Agricoltura Sociale descrive il protocollo in questi termini: sospensione graduale di annaffiature e concimazioni fra la fine di agosto e i primi di settembre, ingiallimento delle foglie nell'arco di tre-quattro settimane, quindi conservazione del bulbo al buio, al fresco e all'asciutto a una temperatura di 10-13 °C per otto-dieci settimane. Dalla messa a dimora alla fioritura passano poi sei-dieci settimane: piantando a metà ottobre si punta al Natale, piantando a inizio novembre alla fine di dicembre o ai primi di gennaio.
Scaglionando le messe a dimora a distanza di qualche settimana l'una dall'altra si ottiene una successione di fioriture distribuita su tutto l'inverno, tecnica usata comunemente dai fiorai.
Scelta del vaso
L'Hippeastrum vuole vasi stretti. Un contenitore largo trattiene umidità in zone che le radici non raggiungono e ritarda o compromette la fioritura: il diametro deve lasciare solo pochi centimetri di margine attorno al bulbo.
Il bulbo va interrato per circa due terzi, lasciando emergere la parte superiore con il colletto ben fuori dal substrato. Questa è una delle regole operative decisive: un bulbo interrato completamente è esposto al marciume del colletto.
Substrato
Serve un terriccio ricco ma drenante, che trattenga il minimo necessario e lasci defluire il resto. Un substrato universale alleggerito con materiale inerte è adatto; i composti che restano compatti e umidi a lungo sono da evitare.
Sul fondo del vaso è opportuno uno strato drenante, e il vaso deve avere fori di scolo liberi.
Irrigazione
Dopo la messa a dimora si annaffia una prima volta e poi si resta molto parsimoniosi finché non compare lo scapo fiorale. In questa fase il bulbo utilizza le proprie riserve e un substrato costantemente umido, in assenza di radici attive, porta al marciume.
Quando lo stelo comincia a salire le annaffiature si regolarizzano. In ogni fase l'acqua non va mai versata sul colletto né fatta scivolare fra le foglie: si bagna il substrato lungo il bordo del vaso.
Concimazione
Durante la fioritura non serve concimare, perché il bulbo ha già accumulato tutto quello che occorre, come sottolinea Passione in Verde. Gli apporti hanno senso nella fase successiva, quella fogliare, quando la pianta ricostituisce le riserve per l'anno seguente: è in quel periodo, dalla primavera all'estate, che si concima con regolarità.
Gestione di steli e fiori
I singoli fiori vanno eliminati man mano che appassiscono, mentre lo stelo si taglia soltanto quando è completamente secco: finché resta verde continua a cedere sostanze al bulbo. Fra l'emissione di un secondo e di un terzo stelo, sempre secondo Passione in Verde, possono passare sette-dieci giorni.
Le foglie, che compaiono durante o dopo la fioritura, non vanno mai tagliate da verdi. Sono l'unico apparato con cui la pianta ricarica il bulbo, e la loro eliminazione anticipata compromette la fioritura successiva.
Esposizione
Durante la fase di crescita e di fioritura la pianta va tenuta in posizione molto luminosa, ma lontana da fonti dirette di calore: i termosifoni accelerano l'apertura dei fiori e ne accorciano la durata, oltre ad asciugare rapidamente il substrato.
Una luce insufficiente produce steli allungati e deboli che tendono a piegarsi sotto il peso dei fiori. Ruotare periodicamente il vaso aiuta a mantenere lo scapo dritto.
Nel periodo estivo, dopo la fioritura, la pianta può essere portata all'esterno in posizione luminosa ma non in pieno sole nelle ore più calde.
La stagione critica: la dormienza indotta
È il passaggio che si esegue adesso. Le annaffiature vanno ridotte progressivamente e poi sospese, insieme alle concimazioni. Le foglie ingialliscono e si seccano nell'arco di alcune settimane e vanno rimosse solo quando sono completamente secche.
Il bulbo viene quindi conservato al buio, in ambiente fresco e asciutto. Hippeastrum.it indica per il riposo un periodo di sei-dodici settimane con substrato quasi completamente asciutto, una temperatura ideale di 10-13 °C e comunque non superiore ai 16 °C, e la necessità di un luogo buio e al riparo dal gelo.
Il bulbo può essere lasciato nel proprio vaso, semplicemente spostato al buio e non annaffiato, oppure estratto, ripulito e conservato all'asciutto. Al termine del riposo si rinvasa in substrato fresco e si ricomincia il ciclo.
Va chiarito che questa dormienza non crea il fiore: il fiore è già abbozzato all'interno del bulbo dall'estate precedente, e il meristema differenzia un nuovo scapo ogni quattro foglie prodotte. Il riposo serve a far emergere ciò che è già formato, ed è il motivo per cui una pianta tenuta sempre in vegetazione produce foglie e non fiori.
Propagazione
Il metodo più semplice è la separazione dei bulbilli laterali, che si formano alla base del bulbo madre. L'operazione si esegue al momento del rinvaso, staccando i bulbilli dotati di proprie radici e mettendoli a dimora in vasi individuali, sempre stretti e con la parte superiore fuori dal substrato.
I bulbilli impiegano alcuni anni prima di raggiungere la dimensione necessaria alla fioritura, e in questo periodo vanno mantenuti in vegetazione senza forzature: l'obiettivo non è farli fiorire, ma farli ingrossare.
Malattie e parassiti
Il problema più comune è il marciume del colletto, favorito da bulbi interrati troppo in profondità, da acqua versata sulla parte superiore e da substrato che resta umido durante la fase di riposo. Si manifesta con tessuti molli alla base delle foglie e con un bulbo che perde compattezza al tatto. Un bulbo che cede sotto una leggera pressione è già compromesso in profondità.
La cocciniglia si insedia fra le guaine fogliari e alla base del bulbo, in punti riparati e difficili da ispezionare. Si riconosce da formazioni cotonose biancastre o da piccoli scudetti aderenti, spesso accompagnati da una patina appiccicosa sulle foglie. Il controllo va fatto scostando delicatamente le guaine esterne, soprattutto prima di riporre il bulbo per il riposo.
Fra le avversità fungine si osservano talvolta macchie rossastre su bulbo, foglie e steli. La prevenzione passa dalle stesse regole che valgono per il marciume: substrato drenante, bulbo non interrato del tutto, acqua mai sul colletto e conservazione asciutta durante la dormienza.
