L'albicocco è originario della Cina e dell'Asia centrale, non dell'Armenia come suggerirebbe il nome scientifico Prunus armeniaca: fu attraverso l'Armenia che i Romani lo conobbero, ma non è lì che è nato. I Romani lo diffusero nel Mediterraneo intorno al I secolo d.C., dove trovò condizioni ottimali in Spagna e Italia meridionale. Oggi è una coltura consolidata anche in Campania e Sicilia. Un'idea sbagliata molto diffusa è che l'albicocco sia una pianta "facile" da coltivare ovunque: in realtà richiede molta luce solare, temperature stabili e radici ben drenate. Chi lo mette in vaso senza considerare questi fattori scopre ben presto che i fiori cadono senza fruttificare e le foglie ingialliscono.
Le varietà più coltivate in Italia sono la 'Reale d'Imola', dalla raccolta precoce a giugno, e il 'Vitillo', più tardivo. Per la coltivazione in vaso vanno però preferite le cultivar innestate su portinnesti nanizzanti, come il Pumiselect, che restano entro i 2,5-3 metri in contenitore. Da evitare invece il Prunus mume, l'albicocco giapponese: si trova nei vivai come pianta ornamentale da fiore e non produce frutti da tavola. Questi alberi producono frutti entro 2-3 anni da pianta giovane, hanno ciclo vegetativo compreso tra marzo e ottobre e fioriscono a marzo-aprile con bei fiori bianchi. Dal punto di vista nutrizionale l'albicocca contiene betacarotene, vitamina C e potassio, con circa 48 calorie per 100 grammi. I noccioli, invece, non vanno aperti né consumati: come quelli delle ciliegie e delle mandorle amare contengono amigdalina, che nell'organismo libera acido cianidrico.
L'albicocco in vaso soffre principalmente per tre motivi: scarsità di luce, spazio radicale insufficiente e stress idrico. Le radici cercano profondità, ma nel contenitore incontrano presto il fondo. Se il terriccio non drena bene, il ristagno idrico causa marciume radicale in poche settimane. La fioritura è sensibilissima alle fluttuazioni termiche: una gelata tardiva tra marzo e aprile elimina i fiori già formati, bloccando la fruttificazione. Infine, su un balcone medio che riceve sole 4-5 ore al giorno, l'albicocco non accumula abbastanza zuccheri e i frutti restano piccoli e acidi. Gli errori più comuni sono scegliere vasi troppo piccoli, relegarli su davanzali esposti a nord, innaffiare a caso e non potare mai.
Come coltivarlo in vaso per ottenere frutti
- Esposizione: pieno sole per almeno 6-7 ore al giorno, rivolto a sud o sud-est. Se il balcone riceve meno luce, la fruttificazione sarà scarsa. Se possibile, orienta il vaso verso la parete della casa che accumula più calore.
- Innaffiatura: durante la crescita (aprile-settembre) innaffia quando i primi 3 centimetri di terriccio sono asciutti. Non inzuppare il vaso ogni giorno, ma fornire acqua consistente due volte alla settimana in estate, una in primavera e autunno. In inverno basta mantenere il terriccio leggermente umido.
- Terriccio: prepara un mix di 40% terriccio universale, 30% sabbia grossolana e 30% corteccia di pino. L'albicocco detesta il terreno compatto. Assicurati che il vaso abbia fori di drenaggio generosi e che restino liberi.
- Potatura: elimina i rami chiaramente secchi o che si incrociano a febbraio, prima della fioritura. Dopo la raccolta, accorcia a 20-30 centimetri i rami dell'anno che hanno portato frutti: questo stimola la ramificazione e la formazione di nuove gemme a fiore per l'anno successivo.
- Rinvaso: effettua il rinvaso a fine inverno, ogni 2-3 anni, in un vaso 5-10 centimetri più grande. Il vaso finale non deve essere inferiore a 60 centimetri di profondità e 50 di diametro per un albicocco nano adulto.
Se l'albicocco inizia a soffrire con foglie gialle e pochi frutti, prima di arrendersi prova a spostarlo in una posizione più soleggiata e a controllare il drenaggio del terriccio. Una pianta stressata può recuperare in una stagione se le condizioni migliorano.