L'aquilegia è una pianta perenne che giunge dai monti dell'Europa centrale, dai Pirenei fino alle catene alpine, oltre che da zone dell'Asia boreale. Nel corso dei secoli ha colonizzato i giardini cottage inglesi e francesi, diventando simbolo del giardino romantico e disordinato. Una credenza popolare la vuole pianta "facile", che cresce ovunque: in realtà, sebbene tollerante, prospera solo in condizioni specifiche di ombra e umidità, non in pieno sole e terreno secco. Chi la coltiva in condizioni sbagliate scopre rapidamente che "facile" è una mezza verità.
Le varietà di aquilegia più diffuse negli orti ornamentali europei sono l'Aquilegia vulgaris (aquilegia comune), caratterizzata da fiori blu, viola o bicolor con sperone ricurvo, e l'Aquilegia chrysantha (aquilegia dorata), che produce fiori gialli luminosi con lunghi speroni diritti. Esistono anche cultivar screanzate come 'Nora Barlow', dai fiori doppi e piumosi, e 'William Guinness', con sepali scuri e petali chiari. La pianta raggiunge 60-90 centimetri di altezza, con fogliame finemente diviso e gracile. Fiorisce da maggio a giugno, anche luglio nelle zone più fredde. I fiori, ricchi di nettare, attraggono impollinatori e ammazzamosche, senza tuttavia presentare particolari proprietà nutrizionali per l'alimentazione umana: è una pianta ornamentale pura.
L'aquilegia soffre principalmente quando viene posta in pieno sole, soprattutto nei climi mediterranei, e quando il terreno rimane secco per periodi prolungati. Le radici sono carnose e poco profonde, quindi non penetrano a cercare acqua negli strati più bassi del suolo: rimangono concentrate nei primi 15-20 centimetri, dove il terreno si asciuga rapidamente. In queste condizioni, la pianta appassisce, le foglie ingialliscono e la fioritura si riduce drasticamente. Un altro errore comune è coltivare l'aquilegia in terreni compatti e argillosi, non drenanti: l'acqua ristagno attorno alle radici causa marcescenza e favorisce malattie fungine come il marciume del colletto. L'eccesso di azoto nel terreno, inoltre, produce più foglie e meno fiori, oltre a rendere il fusto più fragile e soggetto a spezzarsi col vento o col peso della pioggia.
Come coltivarla in casa e in giardino
- Esposizione: scegli una zona in mezzombra o ombra luminosa. Se vivi in nord Italia o zone fredde, accetta anche sole diretto al mattino. Al sud, proteggi da sole pomeridiano intenso con ombra di alberi o strutture.
- Annaffiatura: mantieni il terreno costantemente umido da maggio a settembre, soprattutto durante la fioritura e nelle prime settimane dopo il trapianto. In inverno riduci notevolmente. Non lasciare l'acqua stagnante attorno alla base.
- Terriccio: prepara un substrato sciolto e fertile, mescolando terriccio universale con sabbia o perlite nella proporzione 3:1. L'aquilegia è tollerante al pH ma preferisce substrati leggermente acidi o neutri, non calcarei.
- Potatura e manutenzione: elimina i fiori appassiti per stimolare la produzione di altri. Se la pianta cresce troppo, taglia leggermente la chioma dopo la fioritura, senza potare oltre la metà dell'altezza.
- Rinvaso e divisione: trapiantala in primavera appena spuntano i germogli. Dopo 3-4 anni, la pianta inizia a deperire: dividi il cespo in primavera oppure lasciagli completare il ciclo vitale e risemina i semi caduti spontaneamente.
Se la tua aquilegia è ingiallita o sofferente, non è mai troppo tardi. Potala leggermente, rimuovi il terriccio superficiale compattato, aggiungi compost fresco, aumenta l'ombra se è esposta al sole e annaffia con costanza le prossime settimane. Nella maggior parte dei casi, entro due-tre settimane il verde torna. Se la pianta è vecchia di quattro anni o più, considera di dividerla: il ringiovanimento spesso restituisce vigore e una fioritura abbondante l'anno successivo.
