Sulle pendici rocciose della Turchia meridionale, della Siria e del Libano cresce un fiore che per secoli è rimasto sconosciuto ai giardini occidentali. Il giacinto, il cui nome scientifico è Hyacinthus orientalis, era considerato una curiosità botanica, una pianta selvatica dalle infiorescenze fragranti ma disordinate, ben lontano dalla perfezione simmetrica che oggi caratterizza le varietà coltivate. Eppure questo fiore avrebbe scatenato una delle prime vere ossessioni collezionistiche della storia botanica europea, una passione così virulenta da diventare leggenda.
Un fiore che arriva da Oriente
Le prime testimonianze della coltivazione del giacinto risalgono agli orti persiani e turchi, dove la pianta era apprezzata sia per il profumo intenso che per la bellezza dei fiori. Durante il Rinascimento, i commercianti veneziani iniziarono a importare bulbi da Istanbul, ma fu soprattutto nei Paesi Bassi del Seicento che il giacinto trovò il suo ambiente ideale. Il clima temperato e umido, unito alla dedizione ossessiva dei coltivatori olandesi, trasformò questo semplice fiore selvatico in una pianta da collezione straordinaria.
L'epoca d'oro nei Paesi Bassi
Nel corso del Seicento, i giardinieri e i vivaisti olandesi iniziarono a sviluppare ibridi e varietà sempre più raffinate, selezionando bulbi che producevano fiori con colorazioni nuove e più intense. E qui va corretta una confusione ricorrente: il giacinto non fu una comparsa marginale della tulipomania, la celebre speculazione sui bulbi di tulipano degli anni Trenta del Seicento. Ebbe una bolla tutta sua, esattamente un secolo dopo. Negli anni Trenta del Settecento, nei Paesi Bassi, i bulbi di giacinto delle varietà più rare raggiunsero prezzi vertiginosi, si scambiavano contratti su bulbi ancora sottoterra e si costruirono e persero fortune sulla promessa di un fiore doppio mai visto prima. Anche quella bolla scoppiò, come tutte, lasciando dietro di sé molti rovinati e, va detto, un patrimonio di varietà che senza quella follia non sarebbe mai stato selezionato. La selezione sistematica produsse le varietà con fiori doppi, dalle infiorescenze compatte e perfettamente simmetriche, molto diverse dal progenitore selvatico.
Da bulbo da collezione a fiore da giardino
A partire dal Settecento, il giacinto uscì dai giardini dei ricchi collezionisti e cominciò a diffondersi nei giardini di tutta Europa. La facilità di coltivazione e la possibilità di forzare i bulbi in interni durante l'inverno lo resero una pianta accessibile anche ai giardinieri meno esperti. Questo cambiamento sociale trasformò il giacinto da oggetto di lusso a fiore popolare, capace di adornare tanto i giardini delle dimore aristocratiche quanto gli orti dei contadini. Il suo profumo inconfondibile, che varia a seconda della varietà da dolce a quasi piccante, lo rese apprezzato anche da chi desiderava un fiore che gratificasse tutti i sensi, non solo la vista.
Un profumo che inganna le aspettative
Una curiosità sorprende chi coltiva il giacinto per la prima volta: il profumo intenso che caratterizza i fiori in vaso può risultare pesante e talvolta quasi sgradevole a chi non ci è abituato. In una stanza piccola e chiusa, un solo vaso in piena fioritura basta a saturare l'aria, ed è il motivo per cui in molti lo tengono sul pianerottolo o vicino a una finestra socchiusa.
Meno noto, ma più utile a chi maneggia i bulbi, è quello che gli olandesi chiamano da secoli "prurito da giacinto". La tunica esterna del bulbo è ricchissima di cristalli di ossalato di calcio, che sono microscopici aghi: manipolare molti bulbi a mani nude, come si fa in autunno quando si riempiono le fioriere, provoca una dermatite da contatto con prurito, arrossamento e piccole irritazioni che possono durare giorni. È una condizione ben conosciuta fra chi lavora nei campi di bulbi, e si previene semplicemente con un paio di guanti.
Un'ultima cosa pratica, per chi compra i giacinti già fioriti o li forza nei bicchieri di vetro: quel bulbo ha speso in una sola fioritura tutte le riserve accumulate, e in casa non ne darà una seconda. Buttarlo però è uno spreco. Finita la fioritura si tagliano solo gli steli sfioriti, si lasciano seccare le foglie da sole e si mette il bulbo in piena terra, in giardino o in una fioriera all'aperto: ci metterà due o tre anni a riprendersi, e poi tornerà a fiorire ogni primavera, con spighe più piccole e naturali di quelle da vivaio.
Oggi, nel nostro giardino o sul nostro balcone, il giacinto che sboccia a primavera è il risultato diretto di secoli di selezione umana e di un viaggio che ha attraversato l'Asia centrale, il Mediterraneo e i Paesi Bassi prima di giungere fino a noi. Coltivare questa pianta non è solo un atto di giardinaggio: è il modo di raccogliere i frutti di una storia affascinante, di tenere tra le mani il legame vivente tra l'Oriente antico e i giardini europei del nostro tempo. Ogni bulbo che piantiamo in autunno, ogni fiore che ammiriamo in primavera, continua la storia di quella passione originaria che trasformò un piccolo fiore selvatico in una delle piante da fiore più amate del continente.
Una nota sulla tossicità. I bulbi di questa pianta sono tossici: contengono alcaloidi e ossalato di calcio, e l'ingestione provoca vomito e disturbi gastrointestinali nelle persone e negli animali. Sono cani e gatti a correre il rischio maggiore, perché li dissotterrano dai vasi scambiandoli per qualcosa da mangiare. Maneggiarli a lungo senza guanti può inoltre irritare la pelle.