Il 29 luglio la luna sarà piena, e sul balcone è il momento dei gerani. Le cassette sono nel pieno della fioritura, ma è anche il periodo in cui il caldo comincia a farsi sentire: qualche corolla si accartoccia, qualche foglia ingiallisce alla base. Secondo il calendario tradizionale siamo nella fase crescente, quella in cui la linfa sale e la pianta spinge verso fiori e germogli.

Gli antichi, davanti a una ringhiera di gerani, in questi giorni facevano gesti precisi. Alcuni erano legati alla luna, altri all'osservazione pratica. Come per il basilico e i pomodori, il motivo reale dietro ogni gesto è quasi sempre solido, e conferma quello che si faceva d'istinto.

Una precisazione prima di cominciare: il geranio da balcone non è un Geranium. I Geranium sono le erbacee perenni rustiche delle bordure; quello delle cassette è un Pelargonium, sudafricano e sensibile al gelo. È la ragione per cui d'inverno va riparato, e anche per cui le talee di fine estate sono il modo con cui da sempre lo si porta all'anno successivo.

1. Togliere i fiori appassiti: il gesto che vale più del concime

È l'operazione più importante di tutte, e la più sottovalutata. Si chiama pulizia, o più propriamente sfioritura: togliere le corolle appassite man mano che compaiono.

Il motivo non ha nulla di magico ed è il segreto delle fioriture lunghe fino a settembre. Ogni fiore che appassisce, se lasciato sulla pianta, tende ad andare a seme, e la produzione di semi consuma tutta l'energia che la pianta dedicherebbe ai nuovi boccioli. Togliendolo, si costringe il geranio a rifiorire invece di "chiudere il ciclo". Chi coltiva lo sa: questo singolo gesto quotidiano fa più differenza di qualsiasi fertilizzante.

Va fatto correttamente. Il fiore non si stacca a metà stelo: si segue il gambo fino alla sua congiunzione col fusto e lì si spezza, con una torsione decisa delle dita, senza bisogno di forbici. Lasciare gli steli spogli a metà favorisce i marciumi.

2. La cimatura leggera

La crescente era considerata la fase della ramificazione, e in effetti è il momento giusto per una cimatura leggera dei rami troppo lunghi o spogli. Si taglia la punta appena sopra un nodo.

Il principio è lo stesso della sfemminellatura del pomodoro: eliminando l'apice, la pianta risveglia le gemme laterali e si infoltisce, invece di allungarsi e diradarsi. Un geranio cimato con misura diventa più compatto e più ricco di fiori. In estate però la mano deve essere leggera: tagli drastici si rimandano all'autunno o alla fine dell'inverno.

3. È il momento delle talee

Ecco la regola della crescente che gli antichi applicavano con più convinzione, ed è anche la più preziosa. Fine luglio e agosto sono la finestra tradizionale per prelevare le talee di geranio, quelle che passeranno l'inverno in casa e diventeranno le piante dell'anno prossimo.

Si taglia un rametto sano di 8-10 centimetri, si eliminano le foglie basse e gli eventuali boccioli, si lascia asciugare il taglio un paio d'ore e si mette in un terriccio sabbioso appena umido. In due o tre settimane radica. È letteralmente il modo in cui interi balconi italiani si sono tramandati di nonna in nipote, senza mai comprare una pianta nuova.

4. Acqua alla base, sottovaso sempre vuoto

La regola d'oro dell'irrigazione, che con la canicola in corso vale doppio. In luglio, sopra i 30°C, un geranio in cassetta può chiedere acqua ogni giorno, a volte due volte al giorno se il balcone è esposto a sud.

Ma l'errore più comune non è dare poca acqua: è darne troppa, o lasciarla stagnare. L'acqua ferma nel sottovaso sotto il sole cuoce le radici e provoca marciumi, la prima causa di morte dei gerani da balcone. La regola tradizionale, semplice e infallibile: bagnare alla base senza toccare foglie e fiori, al mattino presto, e svuotare il sottovaso se dopo mezz'ora c'è ancora acqua. Bagnare la chioma, oltretutto, favorisce oidio e muffa grigia.

Un accorgimento che gli antichi conoscevano per le cassette di coccio e che vale anche per la plastica: nelle ore centrali, dalle 12 alle 16, un po' d'ombra sul vaso esposto a sud stanca meno le radici del sole diretto.

C'è poi un controllo da fare proprio in questi giorni, che gli antichi non potevano conoscere perché il problema è arrivato in Italia solo negli anni Novanta. Se un geranio smette di colpo di fiorire, se i boccioli si seccano senza aprirsi o se un getto annerisce e si spezza di netto, il colpevole è la licenide dei gerani (Cacyreus marshalli), una farfallina arrivata dal Sudafrica le cui larve scavano gallerie dentro i fusti. Si verifica aprendo un getto avvizzito: dentro è vuoto e pieno di rosura. I fusti colpiti vanno tagliati e distrutti, non lasciati nella cassetta.

5. Cosa non fare in questi giorni

La tradizione che indica cosa fare indica anche cosa rimandare. Nei giorni della crescente verso la piena, e ancor più in piena canicola, non si rinvasa: spostare il geranio di vaso ora significa sommare lo stress delle radici a quello del caldo. Il travaso si rimanda alla luna calante dopo il 29, o meglio ancora alla primavera.

Ed è bene non allarmarsi davanti a qualche corolla secca in mezzo a un cespuglio verde e compatto: è il normale fine corsa di una fioritura, non un problema. L'allarme scatta solo se ingialliscono molte foglie insieme, i fusti si ammorbidiscono alla base o il terriccio resta zuppo per giorni. In quel caso il colpevole, quasi sempre, è proprio l'acqua di troppo. La luna piena, in fondo, era solo il promemoria per dedicare al balcone i dieci minuti che lo tengono fiorito fino all'autunno.