Da qualche giorno la luna sta calando, e si avvicina alla luna nuova del 12 agosto. Nel calendario contadino è la fase delle radici, delle talee e dei lavori che guardano avanti: il momento in cui la linfa scende e la pianta si presta a essere moltiplicata. Per il rosmarino, l'aromatica mediterranea per eccellenza, è una finestra preziosa.
Le nonne, davanti a un cespuglio di rosmarino a inizio agosto, avevano gesti precisi. La luna era il promemoria; il vero motivo, come sempre, era pratico. Ecco cosa fare in questi giorni, con un'avvertenza da chiarire subito su cosa evitare.
1. Raccogliere i rametti nel modo giusto
Il rosmarino è una pianta sempreverde, e questo significa che si può raccogliere tutto l'anno, anche durante la fioritura. Ma il modo in cui si taglia fa la differenza tra un cespuglio che resta folto e uno che si spoglia.
La regola delle nonne era una sola: si tagliano i rametti freschi e verdi che spuntano verso l'alto, nella parte apicale dei rami più robusti. Non si svuotano mai i rami laterali alla base, perché quelli, una volta spogliati, restano nudi e non ricacciano. Meglio usare una forbice che faccia un taglio netto, non sfilacciato, e tagliare a pianta asciutta. Raccogliere, oltretutto, stimola la pianta a produrre nuovi getti: è una cura e un raccolto insieme.
2. È il momento delle talee
Ecco l'operazione che appartiene in pieno allo spirito della luna calante, e che le nonne praticavano proprio ora. Da un rametto di rosmarino se ne ottiene una pianta nuova, gratis, e la fase calante era considerata la più propizia per farlo radicare.
Si prende un rametto giovane e sano di 10-15 centimetri, si eliminano quasi tutte le foglie lasciando solo il ciuffo in punta, e si mette a radicare. Due le strade della tradizione: interrare la base in un vasetto con terriccio sabbioso appena umido, oppure lasciare il rametto in un bicchiere d'acqua finché non spuntano le prime radichette, cambiando l'acqua ogni due giorni. Il rosmarino è lento — servono due o tre mesi perché la talea sia ben radicata — ma è tra le aromatiche più generose: attecchisce con facilità.
3. La potatura leggera, mai drastica
Qui c'è l'avvertenza importante, perché sbagliarla rovina la pianta. In questi giorni si può fare una rifinitura leggera del cespuglio, ma non la potatura vera: quella si fa a inizio primavera, quando la pianta risveglia i nuovi germogli.
La rifinitura di fine estate serve solo a contenere gli allungamenti e a tenere ordinata la forma, utile soprattutto nelle siepi di rosmarino e nelle varietà ricadenti. Si eliminano le parti secche o danneggiate e si accorciano i rami troppo lunghi, sempre con misura e mai sul legno vecchio, che fatica a ricacciare. Da evitare in modo assoluto i tagli importanti durante le ondate di caldo estremo: la ferita cicatrizza male e la pianta, già sotto stress idrico, ne soffre. Se questi giorni sono roventi, meglio rimandare anche la semplice rifinitura a quando il caldo cala.
4. Essiccare per l'inverno
Chi raccoglie in abbondanza può conservare il rosmarino essiccandolo, ed è un gesto che le nonne facevano con i rametti in eccesso. Anche se, essendo sempreverde, il rosmarino si può cogliere fresco tutto l'anno, avere una scorta secca in cucina fa sempre comodo.
L'essiccazione va fatta all'ombra, in un luogo asciutto e ben ventilato, mai al sole diretto che disperde gli oli essenziali e con essi l'aroma. Si legano i rametti a mazzetti e si appendono a testa in giù, oppure si stendono su una griglia. Una volta secchi, le foglioline si staccano facilmente e si conservano in un barattolo di vetro chiuso.
5. Acqua con parsimonia
Un'ultima cura, che per il rosmarino significa soprattutto non esagerare. È una pianta mediterranea, abituata alla siccità, e teme molto più i ristagni d'acqua che la sete.
In piena estate un rosmarino in vaso si bagna quando il terreno è ben asciutto, alla base e senza inzuppare, svuotando sempre il sottovaso. In piena terra, una pianta adulta e ben radicata spesso non ha bisogno di alcuna irrigazione, se non nelle canicole più lunghe. L'eccesso d'acqua è la causa più comune di marciume radicale, il vero nemico di questa aromatica.
Un'idea in più: nulla si butta
Le nonne non sprecavano niente del rosmarino. I rametti tagliati durante la rifinitura, oltre che per le talee e per l'essiccazione, avevano altri usi: sminuzzati sui vialetti o nelle aiuole, si decompongono e nutrono la terra. E qualche rametto lasciato in casa o sul balcone d'estate è un ottimo repellente naturale contro le zanzare, grazie al suo profumo intenso.
La luna nuova del 12 agosto, in fondo, era solo il segno sul calendario che ricordava di dedicare al rosmarino questi pochi gesti: raccogliere con criterio, moltiplicare una pianta per l'anno prossimo e mettere via un po' di profumo per l'inverno. Cure semplici, per un'aromatica che, se rispettata, accompagna la cucina di casa per anni.
