Dal 29 luglio la luna comincia a calare, e nel calendario contadino si apre la fase che i nostri nonni dedicavano alle semine, in particolare a tutto ciò che cresce sottoterra. Con la linfa che scende verso le radici, dicevano, è il momento di seminare gli ortaggi da radice.
La scienza non conferma il ruolo della luna, ma c'è una ragione concreta per fidarsi della tradizione proprio adesso, ed è più forte di qualsiasi fase lunare: il caldo comincia a cedere. Quelle stesse semine che a metà luglio, in piena canicola, sarebbero fallite per il terreno rovente, ora trovano condizioni molto migliori. La luna calante, ancora una volta, indicava il momento giusto per il motivo sbagliato. Ecco i cinque semi che le nonne mettevano nell'orto in questi giorni.
1. I ravanelli: i più veloci di tutti
Erano il seme del "raccolto sicuro", perché in meno di un mese sono già pronti. I ravanelli seminati ora crescono in 25-30 giorni, e finalmente danno frutti buoni: quelli di inizio luglio, seminati col gran caldo, filavano a seme e diventavano piccanti e legnosi.
Adesso, con le temperature che scendono, tornano teneri e croccanti. Il consiglio dei nonni resta valido: seminarli in mezz'ombra e mantenere il terreno sempre umido, perché un ravanello che soffre la sete diventa fibroso. Si seminano direttamente a dimora, mai in semenzaio.
2. Le carote: il seme della pazienza
La carota è l'ortaggio da radice per eccellenza, quello che meglio rappresenta lo spirito della luna calante. Seminata ora, matura in autunno, ed è più dolce e tenera di quella estiva.
Va seminata direttamente in piena terra, in un terreno soffice e ben drenato, mai trapiantata: la radice non sopporta lo spostamento. Il seme è lento e capriccioso, può impiegare due o tre settimane a nascere, e il segreto delle nonne era uno solo: non lasciarlo mai asciugare durante la germinazione. Un velo di terra fine sopra il solco e innaffiature leggere e costanti all'alba.
3. Gli spinaci: il verde che sfida il freddo
Sono l'ortaggio da foglia che i nonni seminavano guardando già all'inverno. Gli spinaci amano il clima fresco, e le semine di fine luglio e agosto garantiscono una raccolta abbondante in autunno, quando molte altre colture sono finite.
Si tagliano giovani, con le foglie ancora tenere sui 10-12 centimetri, e più li si raccoglie più la pianta ne produce. Reggono bene i primi freddi, e in molte zone accompagnano l'orto fino alle porte dell'inverno.
4. La valerianella, il songino dei nonni
È forse il seme più tradizionale e dimenticato di tutti. La valerianella, chiamata anche songino o gallinella, era l'insalata dei mesi freddi, quella che riempiva la tavola quando non c'era altro di verde.
Seminata ora, resiste al freddo meglio di quasi ogni altra insalata e si raccoglie per tutto l'autunno e l'inverno a piccoli cespi. Ha bisogno di poco: un terreno modesto, qualche innaffiatura, e la pazienza di aspettare. Insieme a rucola e lattughe da taglio, completa l'orto delle foglie autunnali.
5. Le barbabietole: colore e resistenza
Chiudono la lista come alternativa robusta e generosa. Le barbabietole da orto tollerano bene il caldo e continuano a crescere senza problemi anche nel finire dell'estate, il che le rende un seme sicuro in questa fase di passaggio.
Hanno una crescita rapida e un doppio vantaggio che i nonni conoscevano: si mangia la radice, cotta o cruda, ma anche le foglie sono ottime, come le bietole. Un seme che dà due raccolti in uno, e che colora l'orto con il suo rosso vivo.
I consigli dei nonni per farli nascere
Seminare in questa stagione, luna calante o no, richiede due accortezze che facevano la differenza tra un raccolto e un fallimento. La prima è l'acqua: dopo la semina il terreno non deve mai asciugarsi del tutto, quindi in questi giorni ancora caldi serve innaffiare con costanza, all'alba e alla sera, senza però creare ristagni.
La seconda è l'ombra. I nonni proteggevano le semine estive dal sole più forte con una rete, una frasca, un telo leggero, soprattutto nelle ore centrali e soprattutto al Sud, dove il sole batte duro fino a settembre. Una volta spuntate e irrobustite, le piantine si scoprono.
Un ultimo trucco per non ritrovarsi tutto il raccolto insieme: la semina scalare. Invece di seminare tutto in un giorno, si divide in due o tre volte a distanza di dieci giorni. Così l'orto produce a scaglioni per settimane, esattamente come facevano le nonne per avere verdura fresca ogni giorno e non un mucchio da consumare in fretta.