Il fico che spunta dai muri delle case vecchie in tutta Italia cresce tranquillo anche in cassetta sul terrazzo. Va però chiarito subito un punto che molti scoprono troppo tardi: quello dei muri è quasi sempre un caprifico, il fico selvatico nato da un seme lasciato cadere da un uccello, e i suoi frutti sono asciutti, pieni di semi e immangiabili. Servono a nutrire l'imenottero Blastophaga psenes, non noi. Se l'obiettivo è raccogliere fichi dolci, la pianta da mettere in cassetta è una varietà domestica di Ficus carica, meglio se autofertile e quindi indipendente dall'impollinazione: Dottato, Brogiotto Nero, Verdino del Nord.

Chi vuole raccogliere fichi senza avere un orto grande può mettere a dimora una talea o un giovane esemplare in un contenitore profondo almeno quaranta centimetri. La pianta resiste al caldo, non teme la siccità e produce frutti a partire dal secondo o terzo anno. Il raccolto avviene tra luglio e settembre, quando i fichi cambiano colore dal verde al marrone scuro o al nero, a seconda della varietà.

Perché il fico selvatico cresce bene in vaso

Il fico ha un apparato radicale vigoroso e invadente, tanto che in piena terra solleva pavimentazioni e allarga le crepe dei muri. In cassetta, però, non è un difetto ma un vantaggio: il fico sopporta benissimo di avere le radici costrette, e una pianta un po' stretta nel vaso tende a fruttificare prima e con più regolarità di una piantata in campo aperto. È questo che lo rende ideale per chi non ha terra a disposizione ma dispone di un terrazzo esposto a sud o a est.

La resistenza alla siccità è un altro vantaggio. Una volta attecchita, la pianta beve poco e sopporta lunghi periodi senza irrigazione abbondante. Chi parte per le vacanze estive non rischia di trovare la cassetta completamente secca.

Un terzo motivo è la rusticità. Il fico selvatico non ha bisogno di trattamenti chimici né di protezioni invernali nella maggior parte dell'Italia. Anche nei terrazzi esposti al freddo la pianta resiste fino a circa -10°C, ma in vaso il pane di terra gela tutto insieme e il limite pratico si alza di qualche grado.

La cassetta e il terriccio giusti

Scegli una cassetta o un vaso di almeno quaranta centimetri di profondità e trenta di larghezza. Se coltivi più di una pianta, distanzia i contenitori di almeno sessanta centimetri: le radici restano separate, ma le chiome no, e due fichi appiccicati si fanno ombra e trattengono umidità tra le foglie. La terracotta è migliore della plastica perché respira e previene i ristagni idrici, nemico numero uno del fico in contenitore.

Per il terriccio, non usare terra da giardino pura. Prepara un mix di terriccio universale, sabbia grossolana e ghiaia fine in parti uguali. Questo drena velocemente l'acqua e imita il suolo pietroso dei muri dove il fico cresce selvatico. Controlla che i fori sul fondo della cassetta siano liberi prima di riempirla.

Sole, acqua e il primo anno

Il fico ha fame di luce. Posiziona la cassetta in pieno sole per almeno sei o sette ore al giorno. Se il terrazzo riceve sole solo al mattino, la produzione calerà, ma la pianta crescerà comunque.

L'irrigazione cambia con le stagioni. In primavera e autunno, innaffia quando il terriccio è secco al tatto, circa due o tre volte a settimana. In estate, durante le ondate di caldo, irrigare ogni due o tre giorni. In inverno, quando la pianta riposa, riduci drasticamente: una volta ogni due settimane è sufficiente.

Non usare sottovaso con acqua stagnante. Il fico preferisce secchezza moderata a umidità continua.

Nel primo anno non aspettarti frutti abbondanti. La pianta concentra l'energia su radici e rami. Del fico non vedrai mai i fiori: quello che sembra un piccolo frutto verde è il siconio, un'infiorescenza rovesciata che tiene i fiori chiusi dentro di sé. I primi compariranno già nella tarda primavera del secondo anno.

Dalla talea al primo raccolto

La via più rapida è partire da una talea, prelevata da una pianta di cui hai già assaggiato i fichi: è l'unico modo per sapere che varietà stai portando a casa. A fine inverno, quando la pianta è ancora spoglia, recidi un rametto legnoso di uno o due anni, lungo venti o venticinque centimetri, con tre o quattro gemme. Interralo per due terzi in un vaso con terriccio umido mescolato a sabbia e tienilo all'aperto, al riparo dalle gelate. Non serve il sacchetto di plastica finché non ci sono foglie: fa solo marcire il legno. Quando spuntano le prime foglie, sei a metà dell'opera.

Trasferisci la talea nella cassetta grande l'autunno successivo, quando ha formato un buon pane di radici. Dalla talea al primo raccolto significativo passano due o tre anni. Il seme, invece, è la strada da evitare: ci vogliono cinque o sei anni, la pianta non riproduce la varietà di partenza e circa metà dei semenzali sono caprifichi, che fichi buoni non ne faranno mai.

Potatura leggera e concimazione

Il fico non ama potature drastiche. Ogni primavera, quando le gemme si gonfiano, taglia solo i rami secchi o malati e accorcia leggermente i più lunghi se superano i limiti dello spazio disponibile. Una potatura minima favorisce più frutti.

La concimazione è facoltativa. Se il terriccio è stato preparato bene, il fico sopravvive anche senza aggiunta di nutrienti. Se vuoi stimolare la fruttificazione, dilui un fertilizzante per frutta e ortaggi nell'acqua di irrigazione una volta al mese da maggio ad agosto, a dosaggio metà di quanto indicato sulla confezione.

I nemici del fico in cassetta

In terrazzo, con l'aria che circola, i problemi sono meno frequenti che in pieno campo, ma non assenti. Il fico è attaccato dalla cocciniglia, che si annida sulla pagina inferiore delle foglie e alla base dei rametti, e dalla mosca del fico, Silba adipata, che depone nell'ostiolo e fa marcire i frutti dall'interno: si combatte raccogliendo ed eliminando i fichi colpiti, non con i trattamenti. Se noti macchie scure o foglie arricciate, controlla prima il drenaggio: riduci l'irrigazione e assicurati che i fori della cassetta siano aperti.

I danni da freddo compaiono se la temperatura scende sotto i -10°C per più giorni consecutivi. In questo caso avvolgi il contenitore con un telo non tessuto per proteggere le radici dal gelo diretto, ma mantieni la pianta in posizione luminosa.

Raccogliere i fichi maturi

I fichi sono pronti quando cambiano colore completamente, diventano morbidi al tatto e una goccia di sciroppo affiora dall'ostiolo, il forellino all'apice del frutto. Non staccare fichi acerbi: una volta colti, non maturano più. Raccogli al mattino presto, quando la dolcezza è massima.

Una cassetta con un esemplare maturo produce qualche decina di frutti l'anno, a seconda della varietà e delle ore di sole; le varietà bifere ne danno una prima infornata a giugno, i fioroni, e la seconda tra agosto e settembre. Non è la resa di un albero in giardino, ma basta per le colazioni di famiglia nelle settimane giuste.

Inizia subito: talea o acquisto

Se conosci qualcuno con un fico da frutto che ti piace, chiedi una talea: non costa nulla e si preleva in pochi minuti. Altrimenti, acquista una giovane pianta di un anno o due anni da un vivaio locale. La stagione migliore per la messa a dimora è la fine dell'inverno, tra febbraio e marzo, appena passate le gelate forti e prima che le gemme si aprano.

Prepara la cassetta questa settimana se hai una talea a portata di mano. Se invece pensi di acquistare una pianta, contatta il vivaio più vicino entro i prossimi dieci giorni, in modo da piantare quando il terreno comincia a scaldarsi davvero.

Una nota sul lattice. Il latice bianco che esce dai frutti acerbi, dalle foglie e dai rami tagliati contiene furocumarine, sostanze fototossiche: sulla pelle non dà fastidio subito, ma se poi ci si espone al sole provoca nel giro di ore un'ustione vera, con vescicole e macchie scure che restano per mesi. È una delle dermatiti da piante più comuni dell'estate italiana. Chi raccoglie o pota lavora con i guanti e le braccia coperte, preferibilmente al mattino presto, e sciacqua subito la pelle che è venuta a contatto. Il frutto ben maturo non contiene più latice e si mangia senza alcun problema.