Un mattino di maggio, in un orto alle pendici dei Monti Pisani, incontrai per la prima volta il glicine bianco. Non era pianificato. Lo trovai attorcigliato a una vecchia struttura di legno mezzo diroccata, fra le rose selvatiche e i rovi, quasi celato dietro una siepe di pruno. I fiori pendevano come piccole campane di giada, profumati di primavera, e nessuno dei turisti che passavano per quel sentiero li notava. Fermandomi a osservarlo, mi venne in mente una frase di Giovanni Pascoli: "Tutto è bello nel giardino del bosco". Il poeta parlava di poesia nella natura, ma quella mattina capii che intendeva proprio questo: le cose belle che restano inosservate perché troppo abituate a cercare il vistoso.
Il glicine bianco appartiene alla famiglia delle Fabaceae, come il suo celebre parente viola, e il suo nome scientifico è Wisteria sinensis var. alba oppure Wisteria floribunda var. alba, a seconda della sottospecie. Non è una mutazione recente o artificiale: esisteva già nel giardino imperiale cinese mille anni fa, dove si alternavano all'interno di porticati e pergolati le varietà bianche, viola e porporate. Eppure in Italia, dove il glicine è ormai quasi sinonimo di primavera, la versione bianca rimane minoritaria nei cataloghi dei vivai e nelle fotografie degli articoli di giardinaggio. È come se la tradizione avesse deciso che il glicine dovesse essere viola e basta.
La pianta arrivò in Europa durante il Settecento, quando i mercanti britannici iniziarono a importare semi dai giardini dell'impero Ming. Erano i giorni in cui le sete cinesi e il tè affascinano l'Occidente, e il glicine divenne subito simbolo di esotismo e lusso. Nel diciannovesimo secolo, tutti i giardini che si rispettassero in Francia e in Gran Bretagna avevano almeno una pianta di glicine. In Italia giunse attraverso gli stessi canali, ma trovò un terreno già fertile: il clima della penisola, soprattutto al centro e al nord, si rivelò perfetto per la sua coltivazione. Tuttavia, la versione viola si impose come dominante, probabilmente perché più vistosa e fotografabile. La varietà bianca, più discreta, attirò meno l'attenzione dei giardinieri di moda.
Oggi le cultivar più diffuse di glicine bianco sono poche ma eccellenti. La Wisteria sinensis alba è la più comune: vigorosa, con fiori in grappoli densi e fragranza decisa, è quella che troverete più facilmente nei vivai. Poi c'è la Wisteria floribunda Shiro-noda, di origine giapponese, con fiori più grandi e penduli, capace di creare cascate lunghe fino a ottanta centimetri. Infine, la Caroline è una cultivar più compatta, ideale per spazi ridotti. La differenza principale fra le varietà asiatiche sta nella lunghezza dei grappoli, nella densità dei fiori e nei tempi di fioritura: alcune sbocciano a inizio maggio, altre in giugno. Ma tutte condividono un'eleganza sobria che il glicine viola non possiede. Non è uno scherzo o una questione di gusti: il bianco, semplicemente, ha una dignità diversa.
Qui però emerge un paradosso affascinante. Quanto più una pianta è rara, tanto più la vogliamo. Eppure il glicine bianco non è raro perché sia difficile da coltivare. È raro perché per decenni nessuno lo ha propagato, commercializzato o fotografato con l'entusiasmo riservato al viola. Un botanico dell'Università di Bologna mi disse una volta: "Se tutti i giardini plantassero domani glicine bianco al posto del viola, fra tre anni smetteremmo di pensare che sia straordinario". Aveva ragione. La bellezza di una pianta dipende anche dalla nostra educazione visiva collettiva, non solo dalla sua morfologia. Il mito, cioè, costruisce la realtà tanto quanto la realtà costruisce il mito.
I falsi miti sul glicine bianco che conviene sfatare subito
Il primo mito è che sia meno profumato del viola. Falso. La Wisteria sinensis alba ha un profumo altrettanto intenso e dolce, a volte anche più accentuato se coltivata in pieno sole. Il secondo mito è che fiorisca meno abbondantemente. Pure bugia. Se potata correttamente, il glicine bianco produce fiori in eguale quantità. Il terzo mito, più insidioso, è che sia più difficile da trovare perché più delicato. Non è vero. La resistenza al freddo, alle malattie e ai parassiti è identica alla varietà viola. Quello che è vero è che i vivai italiani importano poche piante di glicine bianco perché non credono che abbiano mercato. È una profezia che si auto-avvera: non lo vendono perché non si vende, e non si vende perché non lo vendono.
Come coltivarla con successo e mantenerla bella
- Esposizione: Pieno sole, almeno sei ore al giorno. Il glicine bianco prospera con più luce solare della varietà viola e produce fiori più abbondanti in pieno sole. Se l'ombra è inevitabile, tollera mezz'ombra senza soffrire, ma la fioritura sarà meno generosa.
- Terriccio e drenaggio: Un terreno profondo, ben drenato e moderatamente fertile è essenziale. Se il suolo è troppo ricco di azoto, la pianta produce foglie lussureggianti a scapito dei fiori. Un miscuglio di terriccio universale, sabbia e materia organica matura (compost o letame stagionato) funziona perfettamente. Il pH ideale è fra 6 e 7, leggermente acido.
- Annaffiatura: Durante la stagione di crescita (primavera ed estate), mantenere il suolo costantemente umido ma non inzuppato. Ridurre l'acqua in autunno e inverno. Una volta stabilita, la pianta è abbastanza resistente alla siccità, ma fiorisce meglio se non manca mai d'acqua in maggio e giugno.
- Potatura: Potare in agosto, subito dopo la fioritura, per contenere la crescita e stimolare la formazione di rami fioriferi corti. A febbraio, prima della ripresa vegetativa, fare una potatura di ringiovanimento, accorciando i rami laterali a due o tre gemme. Senza potatura regolare, il glicine diventa caotico e fiorisce solo alle estremità.
- Rinvaso e rinnovamento: Se coltivato in vaso, rinvasare ogni due anni in primavera in un contenitore leggermente più grande. In terra, nessun rinvaso necessario, ma aggiungere compost intorno alla base ogni primavera. Le piante in vaso vivono circa quindici anni, quelle in terra anche cinquanta.
Una cosa che molti giardinieri dimenticano è che il glicine bianco, come tutti i glicini, è una pianta vigorosa che ha bisogno di una struttura robusta. Un pergolato floscio o un palo debole non reggerà il peso. Investite in legno massiccio o ferro, e la pianta vi ringrazierà con decenni di fioritura.
Coltivare il glicine bianco è un atto di pazienza e di fiducia. La pianta impiega due o tre anni prima di fiorire abbondantemente, il che rende il giardiniere contemporaneo nervoso: siamo abituati al risultato immediato. Eppure proprio questa attesa crea un legame con la pianta, una cura più consapevole, un'osservazione quotidiana dei suoi progressi. Carducci, che conosceva bene i giardini toscani, scrisse di piante che "crescono lentamente, come la virtù". Non è falso.
Ma davvero è così? Forse. I poeti celebravano la pazienza nel giardinaggio come virtù morale, i botanici la descrivono come fenologia stagionale, e nessuno dei due saperi si preoccupa di mettere d'accordo le due prospettive. Pascoli osservava una pianta come metafora di trasformazione spirituale, mentre un agronomo la vede come un sistema biologico che trasforma acqua e nutrienti in biomassa. Eppure quando stai di fronte a un glicine bianco che sta per fiorire dopo tre anni di cure silenziose, le due visioni coincidono, almeno per un istante. Forse è proprio lì, in quell'attimo di coincidenza, che risiede il vero piacere del giardinaggio.
