Mio nonno aveva un glicine che ogni primavera trasformava il pergolato dell'orto in una cascata viola. Nel mese di aprile, i rami erano così carichi di fiorellini penzolanti che la luce del sole faticava a filtrare. Non era magia, mi spiegava sedendosi sulla panchina di ferro: era il frutto di tre anni di pazienza e di una potatura fatta a tempo. Ancora oggi, chi coltiva il glicine scopre presto che la pianta non è pigra nel fiorire, ma chiede di essere guidata con metodo. La fioritura non arriva da sola, emerge dalla coerenza dei gesti, mese dopo mese.

Il glicine appartiene al genere Wisteria, famiglia Fabaceae (le leguminose), e comprende principalmente due specie coltivate in Europa: Wisteria sinensis, originaria della Cina, e Wisteria floribunda, dal Giappone. La prima fiorisce leggermente prima della seconda ed è più vigorosa; la seconda produce grappoli più lunghi e spesso è preferita da chi ama i dettagli. Entrambe sono rampicanti decidue, ossia perdono le foglie in autunno, e possono vivere decine di anni. Una pianta ben curata raggiunge i 10-15 metri di altezza e può coprire interi edifici. Non è una scelta casuale coltivarla: quando entra in regime produttivo, il glicine diventa un elemento del paesaggio domestico tanto caratteristico quanto una porta d'ingresso.

Il glicine arrivò in Inghilterra dal Giappone e dalla Cina durante il Settecento, mentre l'Italia lo accolse un po' più tardi, soprattutto nelle regioni meridionali e centrali dove il clima temperato lo favorisce. Nel corso del diciannovesimo secolo, le specie asiatiche furono ibridate dai vivaisti europei, creando cultivar resistenti al freddo e con caratteristiche ornamentali esaltate. Il fiore è stato associato nella tradizione asiatica alla resistenza e alla bellezza effimera: i petali cadono velocemente, ricordando la brevità della vita. In Europa, invece, il glicine è diventato il simbolo di una primavera che ritorna ogni anno, puntuale. I pittori romantici lo immortalarono sui muri di cottage inglesi; i giardinieri italiani lo innalzarono su pergolati e muri di villa. Non è una pianta della cucina o della farmacia popolare: è una pianta dell'estetica del giardino, pura.

Le varietà più diffuse in Italia sono poche ma caratterizzate. Wisteria sinensis 'Alba' produce fiori bianchi e cresce con forza, ideale per coprire grandi superfici. Wisteria sinensis 'Prolific' è nota per una fioritura abbondante anche su esemplari giovani, e i grappoli compaiono quasi simultaneamente su tutta la ramificazione. Wisteria floribunda 'Macrobotrys' regala grappoli pendenti lunghissimi, fino a un metro, di colore blu-viola delicato. Wisteria floribunda 'Rosea' ha fiori rosa pallido, insolito e elegante. Il glicine ama il sole pieno, almeno 6 ore dirette al giorno, e un terriccio ben drenato: in ristagni d'acqua prolungati, le radici marciscono. Predilige terreni neutri o leggermente alcalini. Non teme il freddo nelle regioni continentali fino a -15°C circa, ma in zone montane serve protezione alla base.

Quello che si dice sul glicine ma non è vero

Circola l'idea che il glicine fiorisca solo dopo cinque anni di attesa, quasi fosse una punizione. La verità è diversa: dipende dalla varietà e dalle cure. Molti glicini ibridi e le cultivar moderne fioriscono già al secondo o terzo anno se coltivati al sole e concimati bene. Il ritardo arriva quando la pianta riceve troppo azoto: produce foglie lussureggianti e nessun fiore, perché l'azoto stimola la crescita vegetativa a scapito della riproduzione. Una concimazione sbilanciata, ricca di azoto, è uno degli errori più comuni.

Altro mito: il glicine ha bisogno di potature frequenti e complicate. Non è così. Servono due potature semplici all'anno: una in estate e una in inverno. Nulla di difficile rispetto ad altri rampicanti. Quello che è vero, però, è che una potatura assente non produce alcun fiore. Il glicine cresce da solo, sì, ma se lasciato completamente libero, dirige tutta l'energia verso l'allungamento dei tralci e il vigore vegetativo. I fiori compaiono su rametti corti e laterali, detti speroni fiorali, che si formano solo se il ramo principale viene contenuto e forzato a ramificare lateralmente.

Infine, molti credono che il glicine sia 'poco adatto al vaso' perché pianta vigorosa. Non è impossibile: con un contenitore di almeno 60 litri, drenaggio perfetto e potature più frequenti, il glicine in vaso produce fiori regolarmente. È più faticoso rispetto alla coltivazione in terra, ma fattibile, soprattutto con le varietà più compatte.

Come coltivare il glicine e ottenere fioriture spettacolari

Un consiglio che funziona: se hai un giovane glicine che non fiorisce nonostante le cure, prova a piegare leggermente alcuni rami principale verso l'orizzontale, legandoli a un supporto. Questo 'frena' la linfa e costringe la pianta a investire in fiori, non solo in crescita verticale. È la stessa tecnica usata per i fruttiferi: funziona.

Coltivare il glicine non è un'impresa da esperti, ma richiede coerenza. Chi ha visto il proprio pergolato trasformarsi in una cascata di fiori ogni aprile sa che vale ogni minuto di potatura. Il piacere estetico non è un lusso: è una delle ragioni per cui le persone curano un giardino, mese dopo mese, anno dopo anno.