A luglio i gerani sul davanzale appassivano ogni pomeriggio e avevano smesso di fiorire. Qualcuno ti ha detto di spostarli all'ombra, l'hai fatto, e in effetti hanno smesso di soffrire. Hanno anche smesso di fare fiori, e i fusti si sono allungati.

La spiegazione che circola è che il geranio non regga il sole. Quella vera è che sui gerani sole ombra non è una scelta stabile ma stagionale: si tratta di piante da pieno sole, e la sofferenza estiva non dipendeva dalla radiazione ma dal calore accumulato nel vaso e dalla velocità con cui il substrato si asciugava.

Gerani al sole o all'ombra: la radiazione non è il problema

Le piante che chiamiamo gerani sono in gran parte pelargoni (Pelargonium spp.), originari di ambienti sudafricani con luce intensa e stagioni asciutte. La loro fisiologia è costruita su quella condizione, e le foglie hanno le protezioni superficiali che la radiazione diretta richiede.

In ombra il comportamento è riconoscibile: gli internodi si allungano perché la pianta cerca la luce, i fusti diventano sottili, le foglie si distanziano, e soprattutto la fioritura si riduce o cessa. Produrre fiori è la spesa energetica più alta del ciclo, e senza luce sufficiente la pianta non la sostiene.

Il consiglio di spostarli all'ombra descrive però un fenomeno reale. Nelle settimane più calde questi vasi rallentano, perdono i boccioli, appassiscono nel pomeriggio e si riprendono la sera. La causa non è la luce: è la combinazione di temperatura elevata e volume limitato di substrato.

Sopra una certa temperatura, inoltre, la pianta entra in una fase di attesa fisiologica e sospende la fioritura per non consumare risorse. È una pausa, non un danno, e cessa quando le condizioni migliorano. Spostare all'ombra risolve un problema di calore agendo sulla luce, e per questo va abbandonato appena il calore cessa.

Cosa succede nel vaso quando la temperatura sale

Il contenitore si scalda su tutta la superficie esterna e il calore raggiunge direttamente le radici, che in piena terra sarebbero protette dalla massa di suolo. Le radici sono l'organo più sensibile alle alte temperature: in un substrato caldo l'assorbimento cala proprio mentre la richiesta della chioma è massima.

Il volume ridotto limita la riserva d'acqua, e su un davanzale esposto un vaso può passare da bagnato ad asciutto nell'arco di una giornata. Se il contenitore è scuro o poggia su una superficie che scotta, la temperatura del terriccio sale ancora.

Da qui il quadro estivo: pianta che si affloscia nelle ore centrali, boccioli che cadono, crescita ferma, e nessuna lesione visibile sulle foglie. È tutto reversibile.

L'ustione è un'altra cosa e va riconosciuta: macchie chiare, biancastre o marrone chiaro, secche al tatto, con contorni netti, sulle foglie rivolte alla luce e sulla parte alta della pianta, mentre quelle interne restano integre. Il tessuto colpito è morto e resterà tale. Compare quasi sempre dopo uno spostamento improvviso in piena luce, non dopo un'esposizione continua.

Va distinta anche dall'ingiallimento da eccesso d'acqua, che è diffuso, parte dalle foglie basali e riguarda tessuti molli.

La tabella confronta i tre gruppi di gerani fra loro, perché la tolleranza non è la stessa, e aggiunge alcune specie da confronto per mostrare che sole e acqua sono richieste indipendenti.

SpecieEsposizioneFabbisogno idricoTolleranza al freddoAdatta al vasoNota decisiva
Geranio zonale (Pelargonium hortorum)pieno solemedionulla, va riparatoil più robusto del gruppo, regge sole e calore
Geranio parigino (Pelargonium peltatum)pieno solemedionullasì, ricadenteideale per fioriere pensili esposte, rifiorisce in autunno
Geranio imperiale (Pelargonium grandiflorum)luminoso, non torridomedionullail più delicato: soffre le temperature elevate
Geranio odoroso (Pelargonium graveolens)pieno solescarso-medionullafogliame aromatico, tollera bene il secco
Surfinia (Petunia ibridi ricadenti)pieno solealtonullastessa esposizione, acqua molto superiore
Portulaca (Portulaca grandiflora)pieno solescarsonullachiude i fiori se la luce cala: non tollera l'ombra
Begonia (Begonia semperflorens)mezz'ombramedionullal'alternativa reale per i davanzali poco luminosi
Impatiens (Impatiens walleriana)ombraaltonullafiorisce dove il geranio si allunga e basta

Zonali, parigini e imperiali non si comportano allo stesso modo

Il gruppo comprende tipologie con tolleranze diverse, e il consiglio uniforme per tutti i gerani è inevitabilmente impreciso.

Gli zonali, a portamento eretto e con la caratteristica fascia scura sulla foglia, sono i più robusti: sopportano bene sole e calore e sono la scelta più sicura per le posizioni esposte. I parigini, ricadenti, con foglie più sottili e lucide, hanno ottima tolleranza alla luce diretta e danno il meglio nelle fioriere pensili.

Gli imperiali, a grandi fiori, sono i più delicati: soffrono più degli altri le temperature elevate e concentrano la fioritura nella parte più fresca della stagione. Chi ne possiede ha ragione a essere prudente con l'esposizione estiva, ma per la ragione termica e non luminosa.

Il criterio per valutare da solo una pianta di questo tipo è la foglia: più è spessa, opaca e rivestita, più regge la radiazione; più è sottile, ampia e lucida, più soffre il caldo. Vale anche fuori dal genere.

Va detto infine che i gerani non tollerano il gelo, e nelle zone dove le temperature scendono sotto zero vanno ricoverati in un locale luminoso e fresco, riducendo le annaffiature e sospendendo il concime. In vaso la resistenza al freddo è ulteriormente ridotta, perché le radici non hanno la protezione della massa di terreno.

Cosa fare adesso

Con il calo delle temperature scompare il fattore che rendeva problematica l'esposizione estiva. Il pieno sole torna a essere la condizione migliore, e ne segue la rifioritura autunnale, che su questa pianta è spesso abbondante quanto quella primaverile.

Riporta quindi i vasi in piena luce, ma per gradi se sono rimasti a lungo all'ombra: le foglie formate in condizioni di luce ridotta non hanno le protezioni superficiali e si ustionerebbero. Aumenta l'esposizione nell'arco di una o due settimane, cominciando dalle ore del mattino, e osserva le foglie più giovani.

Continua a rimuovere i fiori appassiti staccando lo stelo alla base: stimola nuovi boccioli e riduce i marciumi sui tessuti in decomposizione. Regola le annaffiature sullo stato del substrato, che ora asciuga più lentamente, e non lasciare acqua nei sottovasi.

Le concimazioni possono proseguire finché la pianta fiorisce, con formulazioni non sbilanciate sull'azoto, che produrrebbe vegetazione tenera nel momento peggiore dell'anno. Rimanda invece il rinvaso e le potature drastiche alla ripresa primaverile.

I due consigli che ti erano stati dati non si contraddicono: uno valeva a luglio e non vale più. Guarda il vaso, non il sole. Se la sera la pianta è turgida e il substrato asciuga in un giorno, non stai guardando una pianta che soffre la luce.