C'è un profumo che accompagna le sere d'agosto, quelle in cui si alza lo sguardo al cielo in cerca delle stelle cadenti di San Lorenzo: è quello della lavanda. E non è un caso. Proprio intorno al 10 agosto questa pianta arriva all'ultimo tratto della sua stagione, ed è per molti l'ultima occasione per raccoglierla al meglio.
La lavanda si raccoglie infatti tra la fine di giugno e i primi giorni di agosto, e i giorni di San Lorenzo cadevano proprio a ridosso di questa scadenza. I nonni lo sapevano, e in queste giornate mettevano via il profumo dell'estate con gesti precisi, tramandati di generazione in generazione. Ecco come facevano.
Il segreto del momento giusto: prima che i fiori si aprano
Qui sta la conoscenza che pochi hanno, ed è controintuitiva. La lavanda non si raccoglie quando è tutta fiorita e coloratissima, ma appena prima, quando le spighe mostrano i primi fiori aperti ma la maggior parte è ancora in bocciolo.
I nonni lo facevano d'istinto, e la scienza oggi conferma il perché. In quel momento i fiori contengono la massima quantità di oli essenziali, quindi il profumo è più forte e dura più a lungo. E il colore resta più vivo dopo l'essiccazione: una lavanda raccolta troppo tardi, con i fiori tutti aperti, secca spenta e perde le spighe. Ecco perché intorno a San Lorenzo, quando molte piante sono al culmine o già oltre, non si aspettava un giorno di più.
Come tagliarla, e a che ora
La raccolta andava fatta in una giornata asciutta e soleggiata, mai dopo la pioggia, e in un'ora ben precisa: la metà mattina, quando la rugiada è ormai evaporata ma il sole non è ancora rovente. C'era una ragione pratica in questo: tagliare con la rugiada significava intrappolare l'umidità nei mazzetti e far comparire la muffa; tagliare a mezzogiorno sotto il solleone disperdeva una parte degli oli più profumati.
Si usavano forbici o falcetto ben affilati, e si tagliavano gli steli lunghi, a circa 20 centimetri, senza mai incidere la parte legnosa alla base, che non ricaccia. Una regola d'oro che i nonni rispettavano sempre: non raccogliere tutte le spighe in una volta, ma lasciarne una parte sulla pianta, per non indebolirla e garantire la fioritura dell'anno successivo. C'era chi, per capire il momento esatto, guardava le api: finché ronzavano impazzite di fiore in fiore, la lavanda era al suo massimo.
L'essiccazione: a testa in giù, all'ombra
Raccolta la lavanda, il passo decisivo era seccarla bene, e qui la tradizione era rigorosa. Si formavano piccoli mazzetti da 20-30 steli, mai troppo grossi, perché quelli voluminosi fermentano all'interno e ammuffiscono.
I mazzetti si appendevano a testa in giù, in un luogo asciutto, ben ventilato e soprattutto all'ombra: la luce diretta sbiadisce il colore e disperde il profumo. Mai forzare i tempi con il forno o il sole diretto: solo un'essiccazione lenta e naturale, in un luogo riparato, conserva gli oli essenziali. In estate bastavano da pochi giorni a un paio di settimane: la lavanda è pronta quando gli steli sono rigidi e le spighe si sbriciolano tra le dita.
Cosa ne facevano: il profumo dell'estate tutto l'anno
Ed ecco la parte più bella, quella che rende questa tradizione ancora viva. Una volta secca, la lavanda dei nonni diventava mille cose. La più classica erano i sacchetti profuma-biancheria: si separavano i fiori dagli steli e si chiudevano in piccoli sacchetti di lino, da mettere tra le lenzuola e nei cassetti. Profumavano per un anno intero, e quando l'aroma svaniva bastava strofinare il sacchetto tra le mani per riattivarlo.
Ma quei sacchetti avevano anche una funzione pratica che le nonne conoscevano bene: tenevano lontane le tarme dagli armadi, proteggendo maglioni e coperte in modo del tutto naturale, senza prodotti chimici. E poi la lavanda secca diventava tisana rilassante per la sera, pot-pourri per profumare le stanze, decorazione, e in piccole dosi finiva persino in cucina.
L'ultimo gesto: la potatura dopo la raccolta
C'era un ultimo passaggio che i nonni non dimenticavano mai, ed era insieme cura e investimento per l'anno dopo. Subito dopo aver raccolto i fiori, si dava alla lavanda una potatura leggera: si accorciavano i rami di circa un terzo, tagliando appena sopra le ultime foglioline verdi, senza mai intaccare il legno vecchio.
Questo gesto stimola la pianta a produrre una ramificazione fitta, le mantiene la bella forma tondeggiante a cuscino e le allunga la vita. È il segreto per cui certi cespugli di lavanda, nei giardini di una volta, duravano vent'anni e più.
Così, mentre nel cielo di San Lorenzo cadevano le stelle e si esprimevano i desideri, in terra i nonni compivano un piccolo rito silenzioso: catturare il profumo dell'estate prima che svanisse, per ritrovarlo nei mesi freddi, tra le pieghe di un lenzuolo, quando le sere di agosto sarebbero state solo un ricordo lontano.
