Il meteo dà otto gradi per la notte di giovedì e sul balcone ci sono venti vasi. La domanda non è se portarli dentro, è quali e in che ordine, perché con le prime notti fredde non rientrano tutti insieme e non rientrano tutti.
Va detto subito il confine di questo articolo, perché il tema è largo e vale la pena tenerlo stretto. Qui si parla soltanto delle piante che devono entrare in casa, e dell'ordine in cui farle entrare. Le specie che restano fuori tutto l'inverno senza fare niente, e quelle che restano fuori ma vanno riparate, sono due questioni diverse e hanno pezzi propri.
Un avvertimento sulla soglia dei dieci gradi. È un campanello operativo, cioè il momento in cui conviene guardare il balcone e decidere, non una temperatura che valga per tutte le specie. Alcune tropicali cominciano a soffrire già sotto i quindici, altre reggono senza problemi fino a cinque. La soglia serve a farti muovere, il resto lo decide la pianta.
Tre ondate, non un trasloco solo
La prima ondata: sotto i quindici gradi. Sono le specie che vengono da climi caldi e umidi e che non hanno mai visto il freddo: croton, calatea, maranta, anturio, dieffenbachia, begonie tropicali, orchidee da appartamento. Si riconoscono dalla foglia, sottile, ampia e tenera, spesso lucida. Su queste il danno da freddo non aspetta la gelata: si manifesta con macchie scure e molli sulle foglie e con la caduta improvvisa, anche dopo una notte sola a temperature che a te sembrano miti. Il limite di questo gruppo è che soffre anche il contrario: portate dentro e messe accanto a un termosifone, perdono foglie per l'aria secca invece che per il freddo.
La seconda ondata: sotto i dieci o dodici gradi. È il gruppo più numeroso e comprende quasi tutte le piante da appartamento portate fuori d'estate: ficus, monstera, filodendro, potos, kentia, dracene, sansevierie, zamioculcas, aloe da interno. Hanno foglie più consistenti e riserve, quindi reggono qualche notte fresca senza conseguenze visibili, ma sotto quella soglia cominciano a fermare le radici e a non assorbire più l'acqua che perdono dalle foglie. Il limite è che il danno qui è lento e silenzioso: non vedi niente la mattina dopo, vedi foglie che ingialliscono due settimane più tardi.
La terza ondata: sotto i cinque gradi. Sono le piante mediterranee o subtropicali in vaso che vivono all'aperto tutto l'anno nelle zone miti e che al Nord invece vanno ricoverate: agrumi in vaso, oleandro giovane, gerani, dipladenia, bouganville. Queste non vanno in salotto: chiedono un ambiente luminoso e fresco, come una veranda o una scala non riscaldata, perché al caldo continuano a vegetare senza luce sufficiente e arrivano a primavera allungate e deboli. Il limite di questo gruppo è che il posto giusto in casa spesso non esiste, e allora è meglio ripararle all'aperto che metterle dentro.
Le succulente da esterno non rientrano in nessuna delle tre. Molte reggono il freddo benissimo purché restino asciutte, e portarle in un appartamento caldo è il modo più rapido per farle filare. Per loro il problema è l'acqua, non la temperatura.
Le domande che decidono chi entra stasera
Com'è fatta la foglia? Questa domanda da sola smista la maggior parte dei vasi, perché la consistenza della foglia racconta il clima di provenienza. Foglia sottile, ampia, tenera, che si piega senza resistenza: origine tropicale, prima ondata. Foglia spessa, coriacea o carnosa: riserve e tolleranza, seconda o terza ondata. Foglia piccola e dura di una mediterranea: quasi sempre non deve entrare affatto.
Quanto è grande il vaso? A parità di specie, un vaso piccolo si raffredda molto più in fretta di uno grande, perché ha meno massa di terra e più superficie esposta. Le radici in un vasetto da dodici centimetri arrivano alla temperatura dell'aria nel giro di una notte, quelle in un mastello no. Le stesse piante in vasi piccoli entrano prima.
Dove sta esattamente sul balcone? Un vaso addossato al muro di casa, sotto una tettoia, riceve calore dalla parete e protezione dal cielo aperto: la sua notte è più mite di quella di un vaso sulla ringhiera, esposto al vento e al cielo. Prima di spostare, guarda quali vasi sono nella posizione più esposta: quelli entrano per primi anche se la specie è la stessa.
Da quanto tempo è fuori? Una pianta comprata in estate e uscita dalla serra da poche settimane non ha fatto l'abitudine graduale al freddo che fanno le altre, e soffre a temperature che una pianta all'aperto da mesi regge senza problemi. Nel dubbio, le arrivate di recente entrano prima.
Quante ore dura il freddo? Una minima toccata per un'ora prima dell'alba è diversa da sei ore consecutive sotto quella soglia. Guarda il profilo della notte e non solo il numero più basso.
Al Nord si comincia prima, in città più tardi
Le date non servono, servono le condizioni. Nella pianura del Nord e in montagna la prima ondata rientra già nella seconda metà di settembre e la seconda entro metà ottobre. Nelle zone interne del Centro si guadagnano due o tre settimane. Sulla costa del Centro-Sud e nelle isole la prima ondata può restare fuori fino a ottobre inoltrato, e per la terza il ricovero spesso non serve affatto.
Dentro la stessa zona la città cambia le carte. Un terrazzo in centro, circondato da edifici, ha minime sensibilmente più alte di un giardino in periferia o in campagna aperta, dove l'aria fredda ristagna e si formano le prime brinate. Se le tue piante stanno su un balcone al terzo piano di un condominio, hai qualche giorno in più rispetto a chi ha lo stesso vaso in un orto a due chilometri.
Cambia anche il tipo di ricovero disponibile. Chi ha una veranda o una scala luminosa e fresca può fare due gruppi distinti, uno in casa e uno lì. Chi ha solo il salotto deve tenere fuori più a lungo le piante della terza ondata, perché per loro l'appartamento riscaldato è un ambiente peggiore di un balcone riparato.
Infine il rientro non si fa in un giorno. Passare da esterno a interno riscaldato in poche ore fa cadere le foglie anche a piante che stanno benissimo. La sequenza che funziona è entrare la sera e uscire la mattina per qualche giorno, oppure fare una tappa intermedia in un locale fresco prima del salotto.
Le trappole del giorno del trasloco
Portare dentro tutto in una sera. Si fa quando il meteo cambia all'improvviso e sembra la scelta prudente. Si finisce per mettere in salotto piante che avrebbero retto altre tre settimane e che ora perderanno foglie per l'aria secca, e per non controllarne nessuna.
Non guardare sotto le foglie. È l'omissione più costosa. Gira ogni foglia e osserva la pagina inferiore e le ascelle dei piccioli: puntini chiari e velatura polverosa indicano ragnetto rosso, scaglie immobili indicano cocciniglia, ammassi sulle punte tenere indicano afidi. In casa, con l'aria secca del riscaldamento, quello che sul balcone era contenuto si moltiplica in fretta e passa alle piante che stavano già dentro.
Portare dentro il sottovaso pieno. Si fa per non sporcare durante il trasporto. Un fondo d'acqua che resta lì tutta la notte, in una stanza dove la pianta consuma meno, è il punto di partenza del ristagno.
Mettere la pianta appena rientrata dietro un vetro a sud. Sembra logico darle tutta la luce possibile. Dopo mesi all'aperto, dove la luce era diffusa da tutti i lati, il sole diretto concentrato da un vetro brucia le foglie in poche ore. Si comincia da un punto luminoso senza raggi diretti.
Annaffiare con il ritmo che avevano fuori. Si fa per abitudine. In casa, con meno luce e meno vento, il substrato asciuga più lentamente: gli intervalli si allungano e la quantità resta la stessa.
Approfittare del trasloco per rinvasare. Sembra il momento giusto, visto che i vasi si spostano comunque. È il momento peggiore, perché somma uno stress radicale al cambio di ambiente. Il rinvaso si fa in primavera.
Ammassare i vasi in un angolo per fare spazio. Si fa perché in casa lo spazio è poco e le piante sono tante. Vasi stretti uno contro l'altro si fanno ombra a vicenda, l'aria non circola fra le chiome e l'umidità resta ferma sulle foglie interne: sono le condizioni in cui un parassita arrivato dal balcone si diffonde più in fretta. Meglio distanziarli di qualche centimetro, anche a costo di dividerli fra due stanze.
Lasciare fuori le più grandi perché sono pesanti. Succede più spesso di quanto sembri, e la scelta viene fatta sul peso invece che sulla specie. Un vaso grande protegge meglio le radici dal freddo, ma se la pianta è tropicale la chioma soffre comunque: se non riesci a spostarla, il problema va risolto prima che arrivi il freddo, non rimandato.
