L'olivo in vaso l'hai preso fra gli scaffali del supermercato, con la chioma tonda e regolare e il tronchetto dritto. Dopo un mese sul balcone ha perso una quantità di foglioline che ti sembra eccessiva, la terra si asciuga in un giorno, e ti stai chiedendo come faccia un albero che nei campi vive per secoli senza che nessuno lo annaffi a comportarsi così.
La risposta è che un olivo in vaso appena comprato non è la stessa pianta di quello nei campi. La specie è la stessa, la storia no: è stato allevato in fretta in vivaio, con concimazione abbondante e potature di forma, e ha un apparato radicale limitato al volume del contenitore. Un olivo di campo ha radici profonde che attingono a strati di suolo che non si asciugano mai del tutto. Il tuo ha quindici litri di terriccio.
Qui trovi che cosa comporta questa differenza su acqua, gelo e crescita, perché in vaso l'olivo produce poco o niente, e come si imposta la collocazione invernale.
Dov'era prima
Gli olivi ornamentali destinati alla grande distribuzione vengono prodotti con cicli rapidi, di solito da talea o da piante innestate allevate in contenitore fin dall'inizio.
In vivaio la luce è piena su bancali all'aperto o sotto tunnel, l'acqua arriva a intervalli calcolati e frequenti, la nutrizione è continua e spesso disciolta nell'irrigazione, la ventilazione è ampia. La chioma tonda che vedi non è una forma naturale: è ottenuta con potature ripetute che concentrano la vegetazione in una sagoma regolare, perché quella sagoma è quello che si vende. Il substrato è un terriccio da vivaio, ricco e capace di trattenere acqua, adatto a un ciclo di produzione breve.
Un olivo di campo ha una storia completamente diversa. È stato messo a dimora anni prima e il suo apparato radicale ha esplorato metri cubi di suolo, andando in profondità e in larghezza. Non è la pianta a essere resistente alla siccità in astratto: sono quelle radici a raggiungere l'acqua che in superficie non c'è più. Ed è per questo che un olivo in campo supera un'estate senza irrigazione e uno in vaso appassisce in una settimana.
Il vaso cambia anche il rapporto con il freddo. In piena terra il suolo tampona le temperature e le radici non gelano quasi mai. In un contenitore su un balcone, il pane di terra è circondato d'aria su tutti i lati e raggiunge temperature molto più basse, mentre la chioma dell'olivo, in sé, tollera il freddo meglio delle sue radici.
Cosa sta facendo la pianta
Sta facendo quello che fa ogni pianta che cambia condizioni: misura quello che ha e si riorganizza su quei valori. Nell'olivo il processo è meno vistoso che in una tropicale a foglia larga, ma esiste.
La perdita di foglioline nelle prime settimane è normale e riguarda soprattutto la parte interna della chioma, quella che in vivaio riceveva luce e sul balcone resta in ombra a causa dello spessore della vegetazione. Una pianta non mantiene più foglie di quante ne possa nutrire con la luce che le arriva, e le foglie interne sono le prime a non essere più sostenibili. L'olivo, inoltre, rinnova le foglie con un ricambio naturale che dura circa due anni, quindi una quota di caduta è fisiologica in qualunque momento.
Il rapporto con l'acqua è la parte da capire davvero. La chioma è quella di un albero, l'apparato radicale è quello di un vaso: la superficie che traspira è sproporzionata rispetto al volume che rifornisce. In estate un vaso al sole si asciuga in ventiquattro ore, e la pianta che nei campi resiste alla siccità sul balcone non ha da dove attingere. Contemporaneamente l'olivo non tollera il ristagno, quindi non si risolve tenendo il sottovaso pieno: il problema si risolve annaffiando più spesso e lasciando che l'acqua defluisca.
La vegetazione nuova esce commisurata alle condizioni: getti più corti di quelli che la pianta faceva in vivaio con la nutrizione continua, foglie a volte più piccole. È il livello che quel volume di terra può sostenere.
Quanto dura e quando preoccuparsi
L'assestamento dopo l'acquisto occupa le prime tre o quattro settimane, e si chiude quando compaiono getti nuovi in punta, riconoscibili perché sono di un verde più chiaro e più tenero. La caduta delle foglioline interne, invece, prosegue a bassa intensità per tutta la vita della pianta, ed è normale.
La distinzione con un problema vero si legge così. Le foglie che cadono sono quelle interne e vecchie, oppure anche le punte nuove. Le foglie ingialliscono progressivamente e cadono, oppure si accartocciano restando attaccate, che è il segnale della sete. La corteccia dei rametti è verde sotto l'unghia se la gratti appena, oppure è secca e bruna, e in quel caso quel ramo è perso. Il terriccio ha odore di terra, oppure di ristagno, e in quest'ultimo caso siamo di fronte a un marciume radicale, che nell'olivo in vaso è la causa di morte più frequente e più sottovalutata.
Ci sono poi segni specifici: piccoli fori nel legno con segatura alla base indicano insetti xilofagi; una fuliggine nera sulle foglie con scaglie immobili sulla pagina inferiore indica cocciniglia; macchie tondeggianti con un alone chiaro sulle foglie, seguite da caduta, sono l'occhio di pavone, una malattia fungina favorita dall'umidità prolungata e dalla chioma troppo fitta.
Va detto che cosa non si recupera. Un ramo secco non riemette e va tagliato. Una chioma diradata all'interno non si rinfoltisce nello stesso punto, perché l'olivo caccia soprattutto dalle punte e dalla base. Il giudizio sulla ripresa si dà sui getti nuovi.
Cosa fare nelle prime settimane
- Scegli la posizione una volta sola e sia in pieno sole. L'olivo non è una pianta da mezz'ombra e non è una pianta da interno: in casa non vive, si consuma lentamente. Un balcone o un terrazzo esposto per molte ore al sole è l'unica collocazione che funziona.
- Valuta la luce con criterio. Se dal punto in cui sta la pianta si vede poco cielo aperto, la luce non basta. Non esiste un accorgimento che compensi questa mancanza.
- Controlla il substrato prima di annaffiare, ma controllalo spesso. Dito nel terriccio per quattro o cinque centimetri, oppure vaso sollevato per valutarne il peso. In piena estate può servire acqua ogni giorno, in inverno anche una volta ogni due o tre settimane. La regola è che si annaffia quando i primi centimetri sono asciutti, non a giorni fissi.
- Annaffia in profondità e svuota il sottovaso. Acqua fino a farla uscire dai fori, poi sottovaso vuoto. Un sottovaso costantemente pieno è la strada più diretta al marciume radicale, e questa pianta perdona la sete molto più del ristagno.
- Solleva il vaso da terra. Due o tre centimetri con piedini o listelli garantiscono che l'acqua esca davvero e che il fondo non resti a bagno dopo un temporale.
- Non serve alzare l'umidità. È una pianta mediterranea: l'aria secca non è un suo problema, e le nebulizzazioni favoriscono le malattie fungine sulla chioma.
- Il concime serve, ma con misura e non subito. Nelle prime settimane la pianta ha ancora i residui della nutrizione di vivaio. Da lì in avanti, in vaso il substrato si esaurisce e un concime per piante da frutto o specifico per olivo, somministrato in primavera e a inizio estate, mantiene la crescita. Si sospende da fine estate, perché la vegetazione tenera regge peggio il freddo.
- La potatura è di mantenimento, non di forma. Si tolgono i rametti secchi, quelli che crescono verso l'interno e i polloni alla base. Alleggerire il centro della chioma serve a far circolare aria e riduce le malattie fungine. Si interviene a fine inverno, non in autunno.
- Il rinvaso viene per ultimo, ma su un olivo in vaso è un appuntamento fisso. Non si fa nella settimana dell'acquisto: si aspetta la primavera successiva. Poi si ripete ogni due o tre anni, passando a un vaso più grande e sostituendo parte del terriccio con una miscela drenante, terriccio universale con sabbia grossolana o pomice e uno strato grosso sul fondo. Va fatto subito solo se le radici escono in massa dai fori o se l'acqua attraversa il vaso senza bagnare niente. Quando non si può più aumentare il vaso, si rinnova il terriccio accorciando leggermente le radici esterne.
- D'inverno pensa alle radici, non alla chioma. Nelle zone dove il gelo è intenso e prolungato, il vaso va spostato in un punto riparato dal vento e avvolto con materiale isolante, oppure appoggiato contro un muro. La pianta non va portata in casa: le serve luce e freddo moderato, non un salotto riscaldato.
Come scegliere la prossima pianta
Prima di comprare, chiarisci l'obiettivo. Un olivo in vaso è una pianta ornamentale sempreverde, e come tale funziona bene per anni. Se l'obiettivo sono le olive, il vaso non è la strada: la fruttificazione richiede volume radicale, molte ore di sole, un adeguato periodo di freddo invernale per l'induzione a fiore e spesso una seconda varietà per l'impollinazione. In contenitore la produzione è scarsa o assente, ed è un limite strutturale, non un problema da correggere.
Al momento dell'acquisto guarda il punto di innesto alla base del tronco, che deve essere ben saldato e senza spaccature. Controlla la corteccia per fori o essudati. Guarda la pagina inferiore delle foglie e le ascelle dei rametti, dove le cocciniglie si insediano, e verifica che le foglie non siano appiccicose. Cerca i getti nuovi in punta, che dicono se la pianta sta crescendo. Controlla il substrato, che non sia fradicio né coperto da croste bianche, e le radici dai fori di drenaggio, che devono essere chiare e sode: se escono in massa e girano su se stesse, la pianta è ferma in quel vaso da troppo tempo.
Osserva anche dove il vaso è esposto nel punto vendita: un olivo tenuto all'interno di un locale coperto per settimane ha già perso vegetazione e ne perderà altra quando tornerà al sole. E un esemplare in offerta di fine stagione ha quasi sempre alle spalle mesi di bancale con irrigazione uniforme per tutti: è una pianta da rinvasare alla prima primavera utile.