Quanto tempo resta per fermarla
Vai a guardare le piante e rispondi a queste domande.
Passando un dito sulla foglia, la patina bianca si stacca e resta sul polpastrello, oppure non si muove? Sotto la parte bianca la foglia è verde e integra o è ingiallita? La polvere è distribuita in modo uniforme sulla lamina o disegna gocce e aloni tondi? È concentrata alle ascelle dei rami, dove il picciolo si attacca al fusto, o sta soprattutto sulla pagina superiore? E quanto tempo fa che è comparsa: la settimana scorsa non c'era niente?
Se la patina bianca sulle foglie si stacca strofinando, lascia la lamina verde sotto ed è comparsa in due o tre giorni su zucchine, rose o zucca, si tratta quasi certamente di oidio, il fungo che tutti chiamano mal bianco.
La finestra per contenerlo è breve e comincia adesso. Il segnale osservabile non è una data ma il clima delle notti: quando l'escursione fra giorno e notte supera i dieci gradi e la mattina il terreno è coperto di rugiada mentre le foglie restano asciutte, il fungo trova le sue condizioni ideali. È la situazione tipica della prima quindicina di settembre in gran parte d'Italia, e dura finché non arrivano le piogge continue.
Cosa succede se intervieni troppo presto o sulla cosa sbagliata
Il rischio, in questo caso, non è di anticipare la stagione: è di intervenire su un problema che non è quello. Tre cose bianche si somigliano e si trattano in modo diverso.
L'oidio è un fungo. Forma un feltro biancastro, prima a chiazze tonde poi esteso, che si stacca strofinando e lascia sotto una lamina ancora verde nei primi giorni. Compare per primo sulla pagina superiore delle foglie più vecchie e più ombreggiate.
I residui di calcare da nebulizzazione sembrano identici a distanza. Si riconoscono perché non sono uniformi: disegnano cerchi, gocce e colature che seguono il percorso dell'acqua evaporata, e restano anche sui vasi e sulle superfici vicine. Non si staccano strofinando, si tolgono passando un panno umido. Non fanno danni.
La cocciniglia farinosa produce fiocchi cotonosi, non una polvere. Si concentra alle ascelle dei rami e nei punti nascosti, non si spalma sulla foglia, e se la si schiaccia rilascia un liquido. Attorno a essa la foglia diventa appiccicosa e poi nera.
La misura dell'errore va tenuta presente. Arieggiare e diradare una pianta scambiando il calcare per oidio non fa danni, si perde solo tempo. Trattare come oidio una cocciniglia significa lasciarla crescere per due settimane, e in quel periodo si moltiplica.
Cosa succede se rimandi di qualche giorno
L'oidio non uccide la pianta in una settimana, ma toglie superficie fotosintetica giorno dopo giorno, e questo si conta.
Nei primi tre o quattro giorni le chiazze sono tonde e isolate, e la foglia sotto lavora ancora. In questa fase togliere le foglie colpite risolve quasi sempre il problema, perché si elimina la fonte prima che produca spore in quantità.
Dopo una settimana le chiazze confluiscono e coprono l'intera lamina. La foglia comincia a ingiallire e poi a seccare dai bordi. A questo punto togliere tutto significherebbe spogliare la pianta, e non conviene: si tolgono solo le foglie più compromesse e si lavora sulle condizioni.
Dopo due o tre settimane il fungo raggiunge i frutti e i germogli. Sulle zucchine si vede sui piccioli e talvolta sul frutto, sulle rose deforma i boccioli, che restano chiusi e ricoperti di feltro bianco.
Chi ha già rimandato non deve mettersi a rincorrere. La distinzione che conta è fra colture di fine ciclo e piante permanenti. Su una zucchina che ha già dato quello che doveva dare, a settembre inoltrato, non ha senso combattere l'oidio: si raccoglie quello che c'è e si estirpa la pianta, che è anche il modo più efficace di ridurre l'inoculo per l'anno prossimo. Su una rosa, che deve arrivare all'anno successivo, l'intervento serve.
Cosa fare oggi, nell'ordine giusto
Il primo gesto è la verifica, e dura dieci secondi. Si strofina la patina con un dito. Se si stacca come polvere e lascia la foglia verde, è oidio. Se non si stacca ma va via con un panno umido, è calcare. Se è cotonosa e concentrata alle ascelle, è cocciniglia. Da qui in avanti si parla di oidio.
Il secondo è l'asportazione. Si tolgono le foglie coperte per intero, tagliando il picciolo alla base con le forbici o staccandolo con una torsione. Non si scuotono e non si sbattono: le spore si spostano con il minimo movimento dell'aria. Le foglie tolte si mettono direttamente in un sacchetto e si portano via dall'orto, senza compostarle e senza lasciarle a terra fra le file.
Il terzo è l'aria. La condizione che il fungo preferisce è aria ferma e umida attorno alle foglie, e la si corregge aprendo la pianta. Sulle zucchine si tolgono le foglie più vecchie e più basse, quelle grandi e ormai poco produttive, lasciando scoperto il centro del cespuglio. Sulle rose si eliminano i rametti interni che si incrociano. Il criterio osservabile è la luce: dopo aver diradato, guardando la pianta dall'alto, si deve vedere il terreno attraverso il fogliame in più punti.
Il quarto riguarda l'acqua. Non si bagnano le foglie, mai, e in particolare non la sera, quando l'umidità resta sulla lamina tutta la notte. Si annaffia alla base, la mattina presto, in modo che eventuali schizzi asciughino nel giro di un'ora. Sulle piante in vaso conviene appoggiare la canna direttamente sul terriccio.
Il quinto è la distanza. Le piante troppo vicine formano una massa di fogliame in cui l'aria non circola. Dove è possibile si allontanano i vasi di qualche decina di centimetri, e in orto si eliminano le piante di fine ciclo che stanno accanto a quelle da salvare.
Il sesto riguarda la concimazione. Un eccesso di azoto produce foglie grandi, tenere e ravvicinate, che sono la condizione preferita dal fungo. In questa fase non si concima con prodotti azotati, e se si è già fatto non si insiste.
Il criterio per capire se si sta andando bene, nei giorni successivi, è la comparsa di nuove chiazze sulle foglie giovani. Se le foglie nuove restano pulite, le condizioni sono cambiate. Se continuano a comparire chiazze anche in cima, il problema è la posizione della pianta e non la sua gestione.
Gli errori più comuni
- Bagnare le foglie per lavare via la patina. Si fa perché sembra logico togliere una polvere con l'acqua. Il risultato è distribuire le spore su tutta la pianta e lasciare la foglia umida, cioè creare esattamente la condizione da evitare. Si corregge annaffiando solo alla base.
- Nebulizzare le piante da appartamento e da balcone con acqua di rubinetto. Si fa per aumentare l'umidità. Sulle foglie resta il calcare, che poi viene scambiato per oidio e trattato inutilmente. Si corregge usando un vassoio con argilla espansa e acqua sotto il vaso invece della nebulizzazione.
- Togliere le foglie malate scuotendo la pianta. Si fa per fretta, strappandole a mano e lasciandole cadere sotto. Le spore si diffondono e le foglie a terra restano una fonte. Si corregge tagliando il picciolo con le forbici e raccogliendo tutto in un sacchetto.
- Compostare le foglie colpite. Si fa per non sprecare materiale organico. In un cumulo domestico, che raramente raggiunge temperature elevate al centro, le strutture di svernamento del fungo sopravvivono. Si corregge tenendo fuori dal compost le foglie con feltro bianco.
- Lasciare in piedi le zucchine esaurite. Si fa perché producono ancora qualche frutto piccolo. Sono la riserva da cui il fungo passa alle piante vicine. Si corregge estirpandole quando la produzione è finita.
- Concimare con azoto per far riprendere una pianta colpita. Si fa pensando di rinforzarla. Le foglie nuove escono più tenere e vengono colonizzate per prime. Si corregge sospendendo l'azoto fino alla primavera.
- Trattare sempre allo stesso modo colture di fine ciclo e piante permanenti. Si fa per abitudine. Su una coltura che sta per finire l'intervento non ha un ritorno. Si corregge decidendo prima se quella pianta deve arrivare all'anno prossimo o no.
Quello che si faceva una volta
- Lo zolfo in polvere distribuito sulle foglie la mattina presto. È il rimedio tradizionale contro il mal bianco, usato in viticoltura da metà Ottocento, e regge: è il riferimento storico per questa malattia ed è ammesso anche in agricoltura biologica. La condizione che la tradizione conosceva bene è la temperatura: sopra i trenta gradi lo zolfo può danneggiare le foglie, e per questo si distribuiva all'alba o alla sera.
- Il latte diluito in acqua nebulizzato sulle foglie. È una pratica di orto familiare molto diffusa. Alcune prove condotte su cucurbitacee hanno riportato un effetto di contenimento, ma i risultati non sono concordi e le dosi variano molto da una fonte all'altra. Va anche detto che si tratta di bagnare le foglie, cioè di andare contro il principio generale: se si prova, si fa solo la mattina presto in giornate ventilate.
- Piantare l'aglio fra le zucchine. Nasce dall'osservazione che alcune piante aromatiche sembrano tenere lontani i problemi. Le prove sulle consociazioni non hanno prodotto risultati concordi sull'oidio. Quello che regge, in un orto disposto così, è l'effetto indiretto: piante intercalate significano meno zucchine per metro quadro e più aria fra una foglia e l'altra.
- Togliere le foglie basse delle zucchine man mano. Regge, ed è probabilmente la pratica più utile di questo elenco. Le foglie vecchie alla base sono le prime a essere colpite, sono quelle che lavorano meno e sono quelle che tengono ferma l'aria attorno al colletto. Toglierle regolarmente riduce sia l'oidio sia i marciumi del piede.
- Cambiare posto alle zucche ogni anno. Nasce dall'osservazione che ripetendo la stessa coltura nello stesso punto i problemi aumentano, ed è corretta per molte malattie che svernano nel terreno. Sull'oidio la rotazione conta meno di quanto si creda, perché il fungo arriva anche per via aerea da giardini vicini. Resta comunque una buona pratica per altre ragioni.
Cosa guardare nei giorni successivi
Il primo controllo riguarda le foglie giovani, quelle emesse dopo l'intervento. Sono il vero indicatore: se restano pulite per dieci giorni, le condizioni sono cambiate. Le foglie vecchie già colpite non guariscono e non serve aspettarle, perché il feltro resta anche quando il fungo non è più attivo.
Il secondo è il colore delle foglie sotto la patina. Verde chiaro significa che il tessuto è ancora vivo; giallo con margini secchi significa che quella foglia va tolta.
Il terzo riguarda le piante vicine. L'oidio è specifico per gruppi di specie, quindi quello delle zucchine non passa alle rose e viceversa, ma se in giardino ci sono più rose o più cucurbitacee vanno controllate tutte, perché il passaggio fra piante affini è rapido.
Con l'arrivo delle piogge continue e delle temperature più basse la situazione si ferma da sola. Il primo intervento successivo è la pulizia autunnale: raccogliere e allontanare le foglie cadute sotto le rose, estirpare le cucurbitacee esaurite, e non lasciare a terra materiale colpito, che è il modo in cui il fungo passa la stagione fredda.