La maranta arriva dalle foreste pluviali del Brasile e dell'America centrale, dove cresce al riparo della vegetazione densa. È conosciuta in Italia soprattutto come pianta d'appartamento, ma il vero spettacolo che la rende speciale è un movimento quasi invisibile eppure affascinante: il piegamento delle foglie al calare del sole. Molti principianti pensano che la maranta sia una pianta "difficile" che richiede innaffiature quotidiane, ma in realtà il problema non è la frequenza, bensì il tipo di acqua e la gestione dell'umidità dell'aria. Anche chi sostiene che sia una pianta da "chi non ha il pollice verde" sbaglia: la maranta ha esigenze molto specifiche e fa presto a soffrire se coltivata male.
Le varietà più comuni sono la Maranta leuconeura var. kerchoveana, con foglie verdi e macchie rosso scuro alternate, e la Maranta leuconeura var. erythroneura, quella che i vivai vendono come "tricolor", caratterizzata da nervature rosa brillante. Esistono anche selezioni a fogliame più scuro o dal portamento più compatto, adatte ai ripiani stretti. In natura la pianta raggiunge i 30 centimetri d'altezza con portamento basso e strisciante. Fiorisce tra primavera ed estate con piccoli fiori bianchi e viola, ma la bellezza botanica sta soprattutto nel fogliame: le foglie sono ovali, decorate con motivi geometrici e nervature colorate, e si sollevano verso l'alto ogni sera per effetto della nictinastia, il movimento regolato dall'alternanza fra luce e buio che la pianta compie grazie a cuscinetti motori posti alla base del picciolo.
Il motivo principale per cui la maranta si deteriora è l'errore di collocazione. Questa pianta ha bisogno di una luce indiretta, mai sole diretto, perché i raggi forti bruciano le foglie e sbiadiscono i colori. Dall'altro lato, una luce insufficiente rallenta la crescita e rende il fogliame meno vivace. Un secondo problema è l'acqua del rubinetto: la maranta è molto sensibile al cloro e ai sali minerali, che causano necrosi alle punte delle foglie. Anche l'umidità dell'aria è decisiva, perché la maranta viene dal sottobosco tropicale. Un appartamento riscaldato d'inverno con aria secca la fa soffrire velocemente. Infine, le radici marciscono se il terriccio rimane fradicio, ma simultaneamente la pianta si dissecca se non riceve abbastanza umidità nel complesso.
Come coltivarla in casa
- Posizionala in una stanza luminosa con luce filtrata, lontana da finestre esposte a sud e da fonti di calore diretto come termosifoni e correnti d'aria fredda.
- Innaffia con acqua piovana o distillata quando il terriccio è asciutto al tatto in superficie, ma non aspettare che secchi completamente. Durante l'inverno riduci la frequenza.
- Usa un terriccio universale drenante arricchito con perlite o corteccia di orchidea per migliorare il drenaggio e prevenire il ristagno.
- Aumenta l'umidità appoggiando il vaso su un sottovaso largo pieno di argilla espansa bagnata, senza che il fondo peschi nell'acqua, e raggruppando più piante vicine. La nebulizzazione sulle foglie alza l'umidità solo per pochi minuti e, se l'aria è ferma, favorisce le macchie fogliari.
- Rinvasa ogni due anni, in primavera, in un contenitore leggermente più grande. Potatura leggera per stimolare la ramificazione, rimuovendo solo rami secchi o danneggiati.
Se la tua maranta comincia a perdere vitalità, il recupero è possibile. Sposta la pianta in una zona con umidità maggiore, controlla che il terriccio non sia marcio toccandolo con un dito, e sostituiscilo se puzza di fermentazione. Riduci temporaneamente le innaffiature se le radici sono compromesse, poi ricomincia gradualmente. Una maranta sofferente può impiegare settimane per riprendersi, ma il movimento serale delle foglie ricomincerà non appena le condizioni migliorano. Una nota per chi ha animali in casa: la maranta è fra le poche piante da interno atossiche per cani e gatti.