La zamioculcas è la pianta che resta viva anche quando ci si dimentica di annaffiarla, e per questo finisce spesso nelle case dove c'è poco tempo. Poi si scopre che compare anche lei fra le specie tossiche per i gatti. La misura è però fra le più contenute di tutta la categoria: le foglie sono spesse, cerose e poco appetibili, e un gatto raramente insiste. Il punto a cui prestare attenzione non sono le foglie ma il terriccio, perché la parte più concentrata sta sotto la superficie.

La pianta e la fama che ha

Della zamioculcas si dice che sia molto velenosa, e la voce circola con più insistenza di quanto i fatti giustifichino. In alcune versioni si arriva a sostenere che sia pericolosa anche solo tenerla in casa, cosa che non ha alcun fondamento.

L'origine della fama è la presenza nell'elenco delle piante nocive per gli animali domestici dell'ASPCA, dove figura per il contenuto in ossalati di calcio. È un dato corretto, che però racconta la sostanza e non la probabilità che un animale ne assuma abbastanza.

Qui la distanza fra le due cose è particolarmente ampia. La zamioculcas è una delle piante da appartamento che i gatti mordono meno, per ragioni che dipendono da come è fatta la foglia, e i casi documentati di problemi seri sono rari.

La sostanza

Anche in questo caso si tratta di ossalato di calcio in forma di cristalli aghiformi, riuniti in fascetti dentro cellule specializzate. Al morso la cellula si rompe e i cristalli si piantano nella mucosa, provocando dolore immediato.

Il meccanismo è quindi meccanico e locale, come nel pothos e nello spatifillo. Non c'è una sostanza che viene assorbita e che agisce a distanza di ore: c'è una puntura, e c'è nell'istante in cui il dente rompe il tessuto.

La distribuzione dentro la pianta è la parte interessante. I cristalli sono presenti in tutte le parti, ma la concentrazione maggiore si trova nel rizoma, cioè nell'organo sotterraneo tondeggiante che immagazzina acqua e da cui partono le foglie. È l'organo che la pianta ha più interesse a proteggere, perché senza quello non ricomincia.

Le foglie, al contrario, sono coperte da una cuticola cerosa spessa che le rende lucide, dure e scivolose. Un gatto che ci prova trova una superficie che oppone resistenza e non si lacera facilmente, e nella maggior parte dei casi lascia perdere prima di liberare una quantità significativa di cristalli.

La linfa della pianta, quella che si trova nei tessuti quando si taglia una foglia o si divide il rizoma, contiene gli stessi cristalli e può irritare la pelle di chi la maneggia. È il motivo per cui conviene rinvasare con i guanti.

La pianta produce questi cristalli come difesa contro gli animali che brucano, e concentrandoli nel rizoma protegge la parte da cui dipende la sua sopravvivenza durante la stagione secca.

Cosa succede se ne ingoia un bambino o un gatto

Nel gatto lo scenario più frequente è il non evento. L'animale annusa, prova un morso sulla foglia dura, non ottiene nulla di interessante e passa oltre. Molti proprietari di zamioculcas convivono con un gatto per anni senza mai vedere un episodio.

Se il morso arriva a rompere il tessuto, i segnali sono quelli tipici: movimento brusco della testa, salivazione abbondante, zampate sul muso, a volte conati o un vomito. La salivazione diminuisce in modo evidente nel giro di poco tempo e l'animale torna alle sue abitudini in giornata.

Il caso che merita più attenzione è diverso e riguarda i gatti che scavano. Un animale che rovista nel terriccio può arrivare al rizoma, che è tenero rispetto alla foglia e molto più concentrato. Succede di rado, ma quando succede la reazione è più marcata, perché il morso è efficace e libera molti più cristalli.

Nei gattini la mucosa è più delicata e la reazione appare più intensa, pur restando locale. Nel bambino piccolo il contatto con una foglia rotta produce arrossamento delle labbra e bruciore, e il morso vero è raro perché il dolore ferma tutto subito.

I segnali che cambiano la valutazione sono i soliti e vanno riconosciuti: gonfiore che aumenta invece di calare, salivazione che non si arresta, difficoltà a deglutire o respiro rumoroso.

Cosa fare subito e chi chiamare

Si tolgono dalla bocca i frammenti rimasti, con le dita e senza forzare la mandibola dell'animale. Poi si sciacqua con acqua fresca: un bicchiere per il bambino, un panno umido su gengive e lingua per il gatto che si lascia toccare.

Se la linfa è finita sulla pelle delle mani o sul pelo, si lava con acqua tiepida e sapone neutro. Se è finita in un occhio, si sciacqua con acqua corrente tiepida e si chiama subito il veterinario o il pediatra.

Non si provoca il vomito, non si dà latte e non si somministrano rimedi casalinghi di propria iniziativa. La pianta si sposta prima che l'episodio si ripeta.

Si chiama il veterinario se la salivazione prosegue oltre la prima mezz'ora, se l'animale rifiuta acqua e cibo, se il muso si gonfia, se compaiono difficoltà respiratorie o se si ha il sospetto che abbia scavato e morso il rizoma. Per un bambino ci si rivolge al pediatra o al centro antiveleni, tenendo pronti un pezzo della pianta e l'ora del fatto.

Come riconoscerla dalle piante simili innocue

La zamioculcas viene confusa soprattutto con alcune felci a foglia rigida e con piccole palme da appartamento, che hanno un profilo generale simile ma sono piante diverse.

Il carattere immediato è la consistenza. Le foglioline della zamioculcas sono spesse, carnose e cerose, con una lucentezza che sembra artificiale, e al tatto sono rigide e piene. Nessuna felce ha questa consistenza.

Il secondo carattere è la disposizione. Ogni foglia è composta da coppie di foglioline ovali disposte lungo un asse centrale carnoso e ingrossato alla base, e l'insieme parte direttamente dal terreno senza un fusto legnoso visibile.

Il terzo è la base della pianta. Sotto il terriccio, e spesso in parte affiorante, si trovano i rizomi tondeggianti che immagazzinano acqua: si vedono muovendo leggermente il substrato in superficie, e non hanno equivalenti nelle piante con cui viene scambiata.

Dove collocarla perché il problema non si ponga

Con la zamioculcas la collocazione conta meno che con altre piante, perché il fogliame è rigido e non oscilla, quindi non innesca il gioco. Può stare a terra, che è la posizione in cui rende meglio, e nella maggior parte delle case non succede nulla.

Il punto su cui intervenire è il terriccio. Il substrato molto drenante in cui questa pianta si coltiva, sabbioso e granuloso, somiglia alla lettiera più di altri terricci, e questo attira i gatti che scavano. Uno strato di ciottoli grandi o di sassi piatti sopra la superficie chiude la questione, perché il gatto non trova materiale scavabile.

Per gli animali particolarmente insistenti la soluzione più efficace è dare loro un'alternativa. Un vaso dedicato con erba gatta o con avena da masticare sposta l'attenzione, e funziona meglio di qualunque tentativo di allontanare il gatto dalla pianta.

Se il gatto continua a interessarsi al vaso, conviene spostarlo in una stanza che si tiene chiusa nelle ore in cui non c'è nessuno, invece di alzarlo: una zamioculcas su un mobile alto resta comunque raggiungibile e si rovescia con facilità.

Chi rinvasa o divide i rizomi lavori con i guanti e si lavi le mani subito dopo, perché la linfa irrita anche la pelle umana.

Alternative sicure

Gli errori più comuni