L'anthurium si compra per quel rosso lucido che dura mesi, e nelle case con un gatto capita che l'animale punti proprio quello. La misura del rischio è la stessa delle altre piante della sua famiglia: al morso i cristalli pungono le mucose, l'animale si ferma da solo e il fastidio dura poco. C'è però un dettaglio che quasi nessuno conosce e che cambia dove va messa l'attenzione: quello che sembra un fiore è in realtà una foglia, e contiene la stessa sostanza di tutto il resto.
La pianta e la fama che ha
Dell'anthurium si dice che il fiore sia velenoso, e la formulazione contiene già l'equivoco. Circola anche l'idea opposta, cioè che il problema riguardi solo il fogliame e che la parte colorata sia decorativa e basta.
Nessuna delle due versioni regge. La pianta contiene ossalati di calcio in tutte le sue parti e figura fra le specie tossiche nell'elenco delle piante nocive per gli animali domestici dell'ASPCA, senza distinzioni fra fogliame e infiorescenza.
L'origine della confusione è botanica. Quella che tutti chiamano fiore è una spata, cioè una foglia modificata che ha assunto colore e consistenza particolari per attirare gli insetti verso i fiori veri, che sono le piccole strutture disposte sul cilindro centrale. Essendo una foglia, si comporta come una foglia.
La sostanza
Anche qui si tratta di rafidi di ossalato di calcio, cristalli aghiformi raccolti in fascetti dentro cellule specializzate. Al morso la cellula si rompe e gli aghi si piantano nella mucosa della bocca e della lingua.
L'azione è meccanica e immediata. Non c'è assorbimento e non c'è latenza: il dolore arriva nello stesso istante del morso, ed è questo che ferma l'animale prima che ingerisca una quantità significativa.
La distribuzione è generale. Foglie, piccioli, fusto e spata contengono i cristalli, con concentrazioni maggiori nei tessuti giovani e nelle parti in crescita, come accade in tutta questa famiglia.
La spata colorata non fa eccezione, ed è il punto pratico più utile di questo articolo. Un proprietario che protegge il fogliame e lascia i fiori a portata non ha risolto niente, perché la parte rossa è tessuto fogliare a tutti gli effetti.
C'è anzi una considerazione in più. I gatti percepiscono i colori in modo diverso da noi, ma sono molto sensibili al contrasto e al movimento, e una spata lucida e rigida che sporge su uno stelo sottile oscilla al passaggio d'aria in un modo che il fogliame compatto non ha. È un elemento che cattura l'attenzione più del verde.
La pianta produce i cristalli per la ragione consueta: scoraggiare chi la bruca, con una difesa che agisce subito e senza dover essere digerita.
Cosa succede se ne ingoia un bambino o un gatto
Nel gatto la sequenza è quella tipica. Il morso, un movimento brusco della testa, la fuga dalla pianta, poi salivazione abbondante e zampate sul muso. Alcuni animali hanno conati o vomitano una volta.
La durata è contenuta. Nella maggior parte dei casi la salivazione diminuisce sensibilmente nel giro di poco tempo e l'animale riprende le sue abitudini nella stessa giornata. Può saltare un pasto per il bruciore in bocca, non per un problema interno.
Nei gattini la reazione appare più intensa e può durare un poco di più, perché la mucosa è più delicata. Resta comunque un fatto locale.
Nel bambino piccolo il morso è raro, perché il dolore è immediato. Restano labbra e lingua arrossate e a volte lievemente gonfie, con pianto finché il bruciore non si attenua. Il contatto con la sola superficie della foglia, senza rottura del tessuto, in genere non produce nulla.
I segnali che cambiano la valutazione sono sempre gli stessi e vanno riconosciuti: gonfiore che cresce invece di calare, salivazione che non si arresta, difficoltà a deglutire o respiro rumoroso. Con l'anthurium sono situazioni rare, ma sono la soglia oltre cui non si aspetta.
Cosa fare subito e chi chiamare
Si tolgono dalla bocca i frammenti rimasti, con le dita e senza forzare la mandibola. Poi si sciacqua con acqua fresca: un bicchiere per il bambino, un panno umido su gengive e lingua per il gatto che si lascia toccare.
Non si provoca il vomito. Non si dà latte e non si somministrano rimedi casalinghi. La pianta va spostata subito, perché alcuni animali tornano nonostante il dolore appena provato.
Poi si osserva la prima ora. Un gatto che smette di salivare, beve e si rimette tranquillo non richiede altro. Si chiama il veterinario se la salivazione prosegue oltre la prima mezz'ora, se l'animale rifiuta acqua e cibo, se il muso appare gonfio o se cambia il modo di respirare.
Per un bambino ci si rivolge al pediatra o al centro antiveleni. In entrambi i casi conviene tenere pronti un pezzo della pianta e l'ora in cui è successo: sono le prime informazioni che vengono chieste.
Come riconoscerla dalle piante simili innocue
L'anthurium si confonde soprattutto con lo spatifillo, che appartiene alla stessa famiglia e contiene la stessa sostanza, quindi la distinzione non cambia il comportamento da tenere. Più utile è riconoscerlo rispetto alle piante a foglia lucida che non pongono lo stesso problema.
Il carattere immediato è la spata. È rigida, lucida, spesso rossa o rosa, a forma di cuore appiattito, con la superficie percorsa da nervature in rilievo che si vedono di lato. Al centro porta un cilindro carnoso, dritto o leggermente ricurvo, che è la parte con i fiori veri.
Il secondo carattere è la foglia. È coriacea, molto lucida, a forma di cuore o di punta di lancia secondo la varietà, con un lungo picciolo che parte dalla base della pianta.
Il terzo è il modo in cui la pianta è costruita. Le foglie e gli steli fiorali escono tutti dalla base in un ciuffo, senza un fusto centrale alto, e spesso si vedono radici aeree corte e chiare alla base del cespo.
Dove collocarla perché il problema non si ponga
Con l'anthurium la regola pratica è tenerlo fuori dai percorsi in altezza del gatto. Non è la posizione a terra il problema principale, ma la mensola o il mobile che stanno lungo il tragitto abituale dell'animale, dove gli steli fiorali si trovano esattamente all'altezza del muso.
Gli steli sono sottili e la spata sporge, quindi anche una pianta collocata bene può risultare raggiungibile se accanto c'è un appoggio da cui saltare. Uno spazio libero attorno al vaso vale più di qualche centimetro di altezza in più.
Le spate appassite meritano un'attenzione particolare, ed è il punto specifico di questa pianta. Finché sono fresche, sono rigide e opporrebbero resistenza al dente. Quando invecchiano diventano molli, si piegano e cadono, e a quel punto diventano molto più facili da masticare. Vanno tagliate alla base dello stelo appena cominciano a scolorire, senza aspettare che cadano da sole.
Lo stesso vale per le foglie basse che ingialliscono. Il pavimento attorno al vaso va controllato con regolarità, perché è lì che finisce la parte più appetibile della pianta.
Alternative sicure
- Calathea. Fogliame lucido e decorativo con lo stesso portamento a ciuffo dalla base, senza ossalati.
- Saintpaulia. Per chi cerca soprattutto il colore acceso e continuo su una pianta di piccola taglia da appoggiare in alto.
- Peperomia. Foglie spesse e brillanti per chi apprezza la lucentezza del fogliame più della fioritura.
Gli errori più comuni
- Proteggere il fogliame e lasciare i fiori a portata: la spata rossa è una foglia modificata e contiene la stessa sostanza.
- Metterlo su una mensola raggiungibile da un mobile vicino, cioè lungo un percorso di salto: serve spazio libero attorno al vaso.
- Lasciare le spate appassite finché non cadono, quando da molli diventano facili da mordere: si tagliano alla base appena scoloriscono.