Quanto resta prima che il melograno si apra

Vai davanti alla pianta e guarda quattro cose.

I frutti sono ancora perfettamente tondi oppure hanno preso una forma leggermente squadrata, con gli spigoli appena accennati. La corona in cima, cioè i sepali secchi che restano dal fiore, è ancora verde o è diventata bruna e legnosa. Le foglie intorno cominciano a ingiallire. Su qualche frutto, di solito quello più esposto al sole, si vede una prima fenditura sottile della buccia.

Se i frutti sono tondi e la corona è verde, hai ancora due o tre settimane. Se sono spigolati e la corona è secca, sei nella finestra giusta e conviene muoversi in questi giorni. Se hai già visto una spaccatura, la finestra si sta chiudendo e vale la pena raccogliere almeno i frutti più esposti.

Il rosso della buccia non è nell'elenco, e non è una dimenticanza. Il colore del melograno dipende anche dall'esposizione al sole e dalla varietà: esistono frutti maturi con la buccia ancora giallo rosata e frutti rossissimi che dentro sono acerbi. Il rosso dice dove ha battuto il sole, non a che punto sono i chicchi.

Il segnale che governa tutto è la spaccatura. Da lì in poi il frutto è esposto e comincia a marcire sulla pianta.

Le date cambiano molto lungo la penisola. Nelle zone interne del Centro e del Nord la raccolta cade in genere fra la fine di settembre e la metà di ottobre, al Sud e nelle isole può prolungarsi fino a novembre. Il riferimento resta la pianta che hai davanti.

Cosa succede se raccogli in anticipo

Il melograno non è un frutto climaterico. Vuol dire che dopo il distacco dalla pianta non continua a maturare: non c'è nessun processo che trasformi gli zuccheri o attenui l'acidità una volta che è nella cassetta. Quello che raccogli è quello che mangi.

Questo cambia completamente la logica della raccolta rispetto a frutti come le pere o i kiwi, che si colgono duri apposta e finiscono di maturare in casa. Con il melograno l'anticipo non si recupera.

La misura dell'effetto conta. Anticipare di qualche giorno rispetto al punto giusto non si percepisce: il frutto è appena meno dolce e nessuno se ne accorge. Anticipare di due o tre settimane si sente subito, e il gusto resta acido e allappante per tutto il tempo in cui conserverai quel frutto.

C'è anche una perdita di resa. I chicchi raccolti presto sono meno pieni di succo e più chiari, e la buccia si stacca male perché le membrane interne sono ancora aderenti. Sgranare un melograno acerbo richiede il doppio del tempo e produce metà del succo.

C'è una sola ragione per anticipare, ed è la grandine annunciata. Un frutto quasi pronto raccolto prima di una grandinata è comunque migliore di uno lasciato sulla pianta e bucato dai chicchi di ghiaccio.

Cosa succede se rimandi la raccolta

Dopo il punto giusto il frutto resta buono sulla pianta per una o due settimane, e in quel tratto non perdi quasi niente. È il margine su cui puoi contare se questa settimana non hai tempo.

Il problema comincia con le spaccature. La buccia smette di crescere prima dei chicchi, e quando la pressione interna supera la sua resistenza si apre. Una volta aperta, il frutto è esposto a insetti, muffe e pioggia, e nel giro di pochi giorni la parte scoperta ammuffisce. Un melograno spaccato va usato subito, non conservato.

Le spaccature aumentano dopo le piogge, e questa è la parte che quasi nessuno spiega. Non è la pioggia in sé: è lo sbalzo. Una pianta che ha passato settimane con poca acqua e riceve improvvisamente una pioggia abbondante manda in fretta acqua ai frutti, i chicchi si gonfiano e la buccia, ormai poco elastica, cede. Un melograno irrigato con regolarità si spacca molto meno dello stesso melograno lasciato asciutto e poi bagnato tutto insieme.

Se ti trovi con metà pianta già aperta, non buttare niente. I frutti spaccati di fresco sono perfettamente buoni: si sgranano subito e i chicchi si conservano in frigorifero per qualche giorno o si congelano distesi su un vassoio.

Cosa fare oggi

Comincia dalla prova del suono, che è il controllo più rapido. Dai un colpetto secco sul frutto con le nocche, come faresti su una porta. Un melograno maturo restituisce un suono chiaro, quasi metallico, perché i chicchi sono pieni di succo e trasmettono la vibrazione. Un frutto acerbo suona sordo e spento. Fallo su due o tre frutti diversi della stessa pianta per farti l'orecchio.

Poi passa alla forma. Prendi il frutto in mano e guardalo di profilo. Se il contorno non è più un cerchio ma ha quattro o cinque facce appena accennate, i chicchi hanno riempito lo spazio interno e stanno premendo verso l'esterno. È il segnale più affidabile dei tre.

Controlla la corona. I sepali in cima devono essere bruni, secchi e rivolti verso l'interno. Se sono ancora verdi e aperti, il frutto ha ancora da fare.

Quando raccogli, usa una forbice da potatura e taglia il peduncolo a un paio di centimetri dal frutto. Non tirare e non torcere: il melograno resiste, e strappandolo porti via un pezzo di corteccia dal ramo oppure laceri la parte alta del frutto, che è la prima a marcire. Il taglio deve essere netto.

Raccogli prima i frutti più esposti al sole e quelli su cui hai visto anche solo un accenno di fenditura. Sono i primi che si aprono e quelli che rendono meno se aspetti.

Per la conservazione, tieni i frutti interi in un luogo fresco, asciutto e buio, appoggiati in un solo strato e non ammucchiati. Controllali una volta alla settimana e togli subito quelli che presentano macchie molli. Se hai poco spazio, sgrana tutto e conserva i chicchi in frigorifero in un contenitore chiuso, oppure congelali sparsi su un vassoio e poi raccoglili in un sacchetto quando sono duri.

Gli errori più comuni nella raccolta

Quello che si faceva una volta

Cosa succede dopo la raccolta

Nelle due settimane successive controlla i frutti conservati una volta ogni sette giorni. Le muffe partono quasi sempre da un punto di contatto o da un'ammaccatura, e se togli subito il frutto interessato gli altri non si contaminano.

Guarda anche la pianta. Dopo la raccolta le foglie ingialliscono e cadono nel giro di alcune settimane: è normale, il melograno perde le foglie in inverno. Se invece i rami restano spogli e secchi anche in primavera, il problema è di altra natura e va guardato allora, non adesso.

Il primo intervento successivo è la pulizia. Raccogli da terra i frutti caduti e quelli marcescenti rimasti sulla pianta, perché sono il punto in cui svernano diversi parassiti del melograno.

La potatura si fa a fine inverno, quando la pianta è spoglia e il gelo forte è passato. È il momento in cui si tolgono i polloni della base e si aprono i rami interni, e da come lo fai dipende il raccolto dell'anno prossimo.