Se pensiamo alla liquirizia, il primo ricordo è quello di un caramella dolce che scioglie la bocca, oppure di un infuso amaro che alcuni ancora oggi bevono per la gola. Eppure questa pianta, il cui nome scientifico è Glycyrrhiza glabra, ha una storia tutt'altro che semplice. È una storia di lunghi viaggi, di commerci che hanno tracciato rotte terrestri e marittime, di medici che l'hanno cercata come un tesoro più prezioso dell'oro. Quella che oggi è una pianta ordinaria nei nostri negozi biologici è stata per secoli un ingrediente raro e conteso, che attraversava l'Asia centrale nascosta nelle bisacce dei mercanti.
L'eredità della medicina classica
Gli antichi Greci conoscevano bene questa pianta, e Ippocrate stesso la menzionava nei suoi scritti come rimedio per i polmoni e per le infiammazioni della gola. I popoli dell'Asia centrale la coltivavano da tempi immemori nelle regioni che oggi corrispondono a quelle steppe aride dove ancora cresce in forma selvatica. Non era però la dolcezza il primo valore della liquirizia: era la sua radice, lunga e fibrosa, che conteneva principi attivi capaci di lenire i mali. I medici persiani e arabi, custodi del sapere greco e creatori di una medicina sofisticata, sfruttavano ampiamente questa pianta in tisane e decotti, trasmettendone l'uso attraverso i loro trattati medici.
L'arrivo in Europa e il commercio medievale
Fu il Medioevo il momento in cui la liquirizia giunse veramente in Europa, non come curiosità botanica ma come merce preziosa. I Veneziani, grandi commercianti che controllavano le rotte tra Oriente e Occidente, iniziarono a importarla dai mercati del Levante e della Persia. Il suo costo era notevole: non tutti potevano permettersi di acquistarla. Le spezierie europee, soprattutto in Italia e in Francia, la vendevano con lo stesso rigore con cui si vende oggi un medicamento. Monasteri e corti reali la cercavano con insistenza perché la sua azione calmante era apprezzata in una medicina ancora legata alla teoria degli umori e alla ricerca di equilibri nel corpo umano.
Dalla medicina alla prelibatezza
Con il passare dei secoli, soprattutto tra il Seicento e l'Ottocento, la percezione della liquirizia cambiò gradualmente. Non era più soltanto una medicina costosa, bensì anche un dolcetto ricercato. La sua naturale dolcezza, che deriva da componenti come la glicirrizina che rende il suo sapore da cinquanta a cento volte più dolce dello zucchero, la rese appetibile per l'uso ricreativo. In Italia meridionale e nella Calabria in particolare, la coltivazione della liquirizia trovò un terreno ideale. Il clima e il tipo di suolo della regione si rivelarono perfetti per ottenere piante robuste e ricche di principi attivi. Nel corso dell'Ottocento, la Calabria divenne il centro principale della coltivazione europea di questa pianta, trasformandola da merce d'importazione rara a prodotto locale riconosciuto.
Dal mito alla realtà: la liquirizia non è magica
Uno dei miti più duri a morire riguardante la liquirizia è quello della sua presunta capacità di curare quasi qualsiasi male. Nei secoli medievali era attribuita a questa radice una sorta di potere quasi magico: gli erbari descrivevano effetti strabilianti e guarigioni miracolose. La realtà è ben diversa, sebbene affascinante. La liquirizia possiede davvero proprietà notevoli dal punto di vista botanico e fisiologico, ma circoscritte: lenisce le mucose infiammate, ha azione antiinfiammatoria moderata e può facilitare la digestione. Non è tuttavia una panacea, e anzi, un consumo eccessivo può portare effetti indesiderati. Il mito ha ceduto il passo alla scienza, ma la pianta ha conservato tutta la sua dignità scientifica.
Oggi quella liquirizia che ancora cresce nelle radici dei nostri ricordi di infanzia, quell'astuccio di caramelle dure che i nostri nonni tenevano in tasca, è il risultato di un viaggio lungo millenni. Nei nostri giardini e nei nostri terrazzi, coltivare una pianta di liquirizia significa ospitare un frammento di questa storia: una pianta che ha viaggio dai deserti dell'Asia centrale alle corti europee, che ha curato malati e deliziano i palati dei bambini, che è stata insieme moneta di scambio e medicina preziosa. La sua capacità di sopravvivere in terreni difficili, di affondare radici profonde e di trasformare l'amarezza della terra in dolcezza naturale la rende ancora oggi una delle piante più affascinanti della storia umana.
