Il tarassaco reagisce all'arrivo della pioggia in due modi diversi, e il secondo lo conoscono in pochi. Il primo è visibile a tutti: il capolino giallo si apre al mattino e si richiude al tramonto oppure quando il tempo peggiora.
Il secondo riguarda la fase successiva, quella del soffione. Quando l'umidità dell'aria sale, i piccoli paracadute che portano i semi si ripiegano su sé stessi. Con aria secca invece restano aperti, con i peli disposti quasi in orizzontale. Non è un dettaglio estetico: è un sistema di controllo del volo.
Il fiore giallo è solo il primo segnale
Il capolino del tarassaco segue la luce. Si apre quando c'è sole, si chiude al calar della sera e si chiude anche di giorno se il cielo si copre e l'umidità aumenta.
È il segnale più facile da leggere perché il tarassaco cresce ovunque, nei prati come ai bordi delle strade. Se in una mattina che sembra serena i capolini restano chiusi, qualcosa nell'aria è già cambiato. Ma questa è la parte semplice della storia, e riguarda solo le piante ancora in fioritura.
Il soffione chiude i paracadute
Qui sta il meccanismo interessante. Ogni seme del tarassaco è un achenio dotato di un ciuffo di peli bianchi chiamato pappo, che funziona esattamente come un paracadute.
Con aria asciutta i peli del pappo si dispongono aperti, quasi orizzontali. Quando l'umidità sale, per nebbia o per pioggia in arrivo, quegli stessi peli si ripiegano verso l'alto e la struttura si stringe. Il paracadute si chiude, ed è un movimento puramente fisico, legato all'acqua assorbita dai tessuti.
Perché al tarassaco conviene farlo
Il pappo aperto crea sopra il seme un piccolo vortice d'aria che lo mantiene sospeso a lungo. È il segreto della sua efficienza: un ricercatore dell'Università di Edimburgo ha descritto questo anello d'aria rotante in uno studio pubblicato su Nature.
Quando il pappo si chiude, quel vortice non si forma più. Il coefficiente di resistenza crolla e il seme, invece di viaggiare, cade a terra vicino alla pianta madre. Tradotto: con l'aria umida il tarassaco trattiene i suoi semi. Partire durante un temporale significherebbe essere sbattuti a terra dopo pochi metri, e un soffione ne porta fino a duecento.
Un esperimento che si fa in cucina
C'è una prova che chiunque può fare e che mostra quanto sia raffinata questa struttura. Si prende un soffione intatto e lo si immerge a testa in giù in un bicchiere pieno d'acqua.
Quando lo si tira fuori è asciutto. I pappi non si sono bagnati. È una superficie idrorepellente, e ha un senso evolutivo preciso: se la pioggia inzuppasse i paracadute la dispersione sarebbe compromessa e i semi non germinerebbero. Il tarassaco ha risolto il problema rendendo impermeabile la parte che serve a volare.
Cosa guardare nei prossimi giorni
Con i temporali in arrivo il tarassaco offre due indicatori distinti. Sui prati in fioritura si guardano i capolini gialli: chiusi in pieno giorno significano umidità in aumento.
Dove invece ci sono i soffioni si guarda la loro forma. Una sfera perfetta e regolare indica aria secca. Se appaiono più stretti, quasi allungati, con i pappi ripiegati, l'umidità è già salita. È il momento in cui la pianta ha deciso che non è giornata per far partire nessun seme.
Il tarassaco non prevede il temporale: lo sente arrivare attraverso l'acqua nell'aria, e reagisce. Ma il risultato è un piccolo sistema di controllo perfezionato in milioni di anni, che decide ogni giorno se è il momento di far volare i figli oppure di trattenerli ancora un po'.
