Da domenica arriva il cambio di tempo e in molte zone il caldo lascerà il posto ai temporali. Per chi ha pomodori in orto o in vaso non è la liberazione che sembra. Dopo settimane di terreno asciutto, una pioggia abbondante è il modo più rapido per ritrovarsi i frutti spaccati.

Il meccanismo è semplice. Con la siccità la pianta rallenta e la buccia dei pomodori quasi maturi perde elasticità. Quando arriva l'acqua tutta insieme le radici la assorbono in fretta, il frutto si gonfia e la buccia non riesce a seguirlo. Si apre, con una crepa attorno al picciolo o una spaccatura che scende lungo il frutto.

Prima regola: raccogliere adesso

È l'unico intervento che funziona davvero, e va fatto prima della pioggia, non dopo. I pomodori più vicini alla maturazione sono anche i più fragili: la loro buccia è la meno elastica di tutte.

Si staccano tutti quelli che hanno già preso colore, anche se non sono del tutto rossi. Finiranno di maturare in casa senza perdere sapore, e soprattutto senza spaccarsi. Un pomodoro maturo lasciato sulla pianta durante un temporale è un pomodoro che con ogni probabilità non si mangerà intero.

Seconda regola: non annaffiare di recupero

Qui l'errore lo fanno in tanti, e riguarda i giorni prima. Vedendo il terreno arido viene istinto di dare acqua in abbondanza per rimediare. È esattamente il gesto che prepara la spaccatura.

La regola contadina è l'opposto: se il terreno è molto secco si bagna poco, due volte, a dodici o ventiquattro ore di distanza. Meglio ancora, in vista della pioggia annunciata non si annaffia affatto. Il danno non nasce dalla quantità d'acqua ma dallo sbalzo: passare dal secco al fradicio in poche ore è ciò che rompe i pomodori.

Terza regola: coprire la terra

La pacciamatura è la difesa che agisce senza che tu faccia nulla. Uno strato di paglia, foglie secche o telo alla base delle piante stabilizza umidità e temperatura del terreno, e attutisce lo sbalzo quando la pioggia arriva.

Chi ha il telo pacciamante ha un vantaggio in più: l'acqua piovana scivola via invece di arrivare tutta alle radici. Serve anche a un'altra cosa che con i temporali conta parecchio: impedisce che la pioggia battente sollevi terra e la schizzi sulle foglie basse, che è il modo in cui i funghi del terreno salgono sulla pianta.

Cosa fare mentre piove

Poco, ed è bene saperlo. Durante un temporale forte non si può intervenire e non serve provarci. Se i pomodori sono in vaso, quelli si possono spostare al riparo: è l'unico caso in cui si evita del tutto il problema.

Chi ha piante in piena terra può controllare che l'acqua defluisca, senza ristagni ai piedi delle piante. Se il terreno tende a trattenere, un solco di scolo fatto con la zappa aiuta. Ma il grosso, come si è detto, si decide prima.

Il giorno dopo

Passato il temporale si fa il giro e si guarda. I pomodori spaccati vanno raccolti subito, tutti: la polpa è quasi sempre ancora buona se si consuma in giornata, ma la crepa è una porta aperta per funghi e batteri e nel giro di poche ore comincia il marciume.

Si controllano anche le foglie basse, quelle che hanno preso terra dagli schizzi, e si tolgono quelle sporche o già macchiate. Con l'umidità alta dopo la pioggia i funghi lavorano in fretta. E per qualche giorno non si concima: i pomodori hanno appena avuto uno sbalzo, non serve aggiungerne un altro.

La regola che sta sopra tutte è sempre la stessa, e i contadini la ripetevano così: meglio poco e spesso che tanto e di rado. Un terreno con umidità costante regge un temporale senza spaccare nulla. Il problema non è mai la pioggia in sé: è il contrasto con quello che c'era prima.