Da qualche giorno la luna sta calando, e si avvicina alla luna nuova del 12 agosto. Nel calendario contadino è la fase delle radici e dei frutti da cogliere, e per il fico cade nel momento più importante dell'anno: la maturazione dei forniti, i "fichi veri" dell'estate.

Chi ha un fico in giardino lo sa: in questi giorni l'albero cambia di ora in ora, e un frutto lasciato sul ramo un giorno di troppo diventa molliccio o finisce agli uccelli. I nonni, davanti a un fico ad agosto, avevano gesti precisi. La luna era il promemoria; il vero motivo, come sempre, era pratico. Ecco cosa fare.

Prima capiamo: fioroni e forniti non sono la stessa cosa

È la distinzione che spiega tutto, e che pochi conoscono. Il fico dà due raccolti diversi in tempi diversi. I fioroni, grossi e primaticci, maturano a giugno-luglio sui rami dell'anno prima. I forniti, i fichi veri e propri, più piccoli e più dolci, maturano da agosto a settembre sui germogli nuovi di quest'anno.

Quindi quelli che stanno maturando adesso, in questi giorni verso la luna nuova, sono i forniti: il raccolto principale, quello che i nonni aspettavano per mangiarlo fresco, seccarlo per l'inverno o farne marmellata. È il fico al suo meglio.

1. Raccogliere ogni giorno, al mattino

La regola d'oro del fico ad agosto è la frequenza. A differenza di altri frutti, il fico non matura dopo essere stato colto: va raccolto esattamente al punto giusto, direttamente dall'albero. E siccome i frutti maturano in modo scalare, uno alla volta, bisogna passare tra i rami ogni giorno o quasi.

I nonni raccoglievano al mattino presto, quando il frutto è fresco e sodo e il caldo non l'ha ancora ammorbidito. Un fico colto nelle ore calde si schiaccia in mano e si conserva pochissimo. Meglio le prime ore del giorno, con delicatezza, staccando il frutto con un pezzetto di picciolo.

2. Come riconoscere il fico maturo al punto giusto

Qui sta il segreto che i nonni leggevano a colpo d'occhio, e che vale la pena imparare. Un fornito pronto manda tre segnali inconfondibili.

Il primo è la testa piegata: il frutto maturo non sta più dritto, ma piega il collo verso il basso, quasi si inchina. Il secondo è la morbidezza: al tatto cede leggermente, non è più duro. Il terzo, il più bello, è la goccia di sciroppo all'occhiello, il piccolo foro in fondo al frutto: quando compare quella lacrima zuccherina, il fico è al massimo della dolcezza. Un fico ancora dritto, sodo e "asciutto" all'occhiello va lasciato ancora sull'albero.

3. La potatura verde: solo il minimo

In questi giorni si può fare una leggerissima potatura verde, ma con la mano molto leggera. Attenzione: la potatura vera del fico si fa a fine inverno, non adesso. Ad agosto ci si limita a togliere i succhioni e i polloni, cioè i getti vigorosi e inutili che spuntano dalla base del tronco e alla biforcazione dei rami, e che rubano energia ai frutti in maturazione.

Si eliminano anche eventuali rami secchi o spezzati. Nulla di più: tagliare i rami che portano frutti o quelli nuovi ora significherebbe compromettere il raccolto di quest'anno e quello del prossimo. Il fico, ricordavano i vecchi, va assecondato, non mortificato.

4. Alleggerire l'albero troppo carico

Un trucco che i nonni usavano sugli alberi giovani o troppo carichi: se una pianta ha prodotto una quantità enorme di piccoli frutti, si può togliere qualche frutticino ancora in formazione. Concentrando le energie su meno fichi, l'albero li porta a maturazione più grossi e più dolci.

È lo stesso principio del diradamento che si fa su pesche e susine: meno frutti, ma migliori. Su un fico adulto e in salute di solito non serve, ma sui giovani fa la differenza tra tanti fichi piccoli e insipidi e pochi frutti eccellenti.

5. Acqua sì, ma con misura

Il fico è una pianta rustica, resistente alla siccità grazie alle sue radici profonde. Ma in fase di maturazione un po' d'acqua aiuta i frutti a ingrossare e a restare dolci. La regola dei nonni era l'equilibrio: irrigazioni moderate e regolari, mai eccessive.

Troppa acqua tutta insieme, magari dopo un periodo secco, fa spaccare i fichi e ne diluisce la dolcezza, esattamente come accade a meloni e pomodori. Se l'albero è in piena terra e ben radicato, spesso basta la pioggia; in vaso o su piante giovani, un'annaffiatura ogni tanto alla base, senza bagnare i frutti.

Un ultimo gesto: cosa farne del raccolto

I nonni non sprecavano nulla del fico. Quelli maturi al punto giusto si mangiavano freschi, magari con un po' di formaggio o prosciutto. Quelli in abbondanza si mettevano a seccare al sole, la conserva d'inverno per eccellenza, oppure diventavano marmellata.

La luna nuova del 12 agosto, in fondo, era solo il segno sul calendario che ricordava di andare a controllare l'albero ogni mattina. Perché col fico il tempismo è tutto: un giorno prima è acerbo, un giorno dopo è perso. E il frutto colto nel momento esatto, con la sua goccia di miele all'occhiello, resta uno dei sapori più dolci che l'estate sappia dare.