Se sui germogli dell'oleandro compaiono grappoli di puntini gialli, si tratta quasi sempre di Aphis nerii, l'afide dell'oleandro. È una specie che vive quasi soltanto su questa pianta e sulle sue parenti strette, ed è riconoscibile per il colore giallo vivo che spicca sul verde.
Quel giallo non è casuale ed è la cosa più interessante di tutta la faccenda. L'afide dell'oleandro estrae dalla pianta i cardenolidi, cioè le sostanze cardiotossiche che rendono l'oleandro velenoso, e li accumula nel proprio corpo. Il colore acceso è un avvertimento: sono tossico, non mangiarmi.
Perché i predatori naturali non bastano
Su altre piante gli afidi vengono tenuti sotto controllo da coccinelle, crisope e sirfidi. Con l'afide dell'oleandro il meccanismo si inceppa, e questo spiega perché le colonie diventano così numerose.
I cardenolidi accumulati funzionano da deterrente contro coccinelle, neurotteri e ragni: hanno sapore amaro e i predatori imparano a evitarli. La pressione dei predatori risulta addirittura inversamente proporzionale alla concentrazione di tossine, quindi più la pianta è velenosa più l'afide è protetto. È il motivo per cui qui, a differenza di altri casi, aspettare che intervenga la natura non funziona.
Il danno vero non è il puntino
Le colonie di per sé non uccidono l'oleandro. Il problema arriva dopo, e ha due nomi: melata e fumaggine.
Gli afidi succhiano linfa ed espellono una sostanza zuccherina appiccicosa, la melata, che si deposita su foglie e rami. Su quel velo dolce cresce un fungo nero, la fumaggine, che copre la superficie fogliare e riduce la fotosintesi. In più le estremità dei germogli si deformano, e infestazioni ripetute anno dopo anno portano a una crescita stentata.
Le tre cose da fare oggi
Il primo intervento è manuale e costa niente. Si passano le dita lungo i germogli infestati schiacciando le colonie, oppure si usa un getto d'acqua deciso che le stacca senza danneggiare l'oleandro.
Il secondo è il sapone molle potassico, da usare la sera, bagnando bene anche la pagina inferiore delle foglie dove gli afidi si nascondono. Il terzo, che quasi tutti dimenticano, è lavare via la melata con acqua pulita: finché resta appiccicata la fumaggine continua a crescere anche dopo che gli afidi sono spariti.
Le formiche vanno controllate
Se attorno alla colonia c'è un via vai di formiche, il problema si complica. Le formiche sono ghiotte di melata e in cambio difendono attivamente gli afidi, allontanando i pochi predatori disposti ad avvicinarsi.
Un anello di colla o di grasso attorno al fusto dell'oleandro interrompe il traffico. È un intervento semplice che spesso vale più di un trattamento, perché toglie all'afide la sua guardia del corpo. Vale la pena farlo prima di qualsiasi altra cosa, altrimenti si lavora contro due specie invece che contro una.
Perché a fine agosto conviene intervenire
Questa specie si riproduce per partenogenesi: gli adulti sono tutte femmine e i maschi in natura non esistono. Ogni individuo genera altre femmine senza bisogno di accoppiarsi, e la colonia raddoppia in pochi giorni.
A fine agosto le temperature restano favorevoli e l'oleandro è ancora in piena vegetazione, quindi l'infestazione può crescere fino a ottobre. Intervenire adesso significa arrivare all'inverno con una pianta pulita e senza fumaggine sulle foglie.
Riassumendo: puntini gialli fitti sui germogli sono afidi dell'oleandro, i predatori non li toccano perché sono tossici, e il danno vero è la melata che porta la fumaggine. Dita, getto d'acqua, sapone molle e controllo delle formiche. In quest'ordine.
