Chi coltiva pomodori ciliegini nel proprio orto o in vaso non immagina che sta curando una pianta con una biografia straordinaria: quattro continenti, cinquecento anni, le corti reali europee, la sospetta e poi la certezza che non era velenosa. Il pomodoro ciliegino che oggi raccogliamo in estate non è nato in Italia, come molti credono, ma in un territorio che oggi comprende parti del Messico e dell'America centrale precolombiana. Appartiene alla specie botanica Solanum lycopersicum, esattamente come i suoi fratelli maggiori, i pomodori da sugo e da insalata.
Un frutto dell'America centrale, non dell'Italia
La storia del pomodoro ciliegino inizia in Mesoamerica, dove le civiltà precolombiane, fra cui gli Aztechi, coltivavano e consumavano già pomodori selvatici e poi domesticati da migliaia di anni. Non erano i ciliegini che conosciamo oggi: erano frutti più piccoli e di forme variate, alcuni davvero minuscoli. I nomi originari variavano secondo la lingua locale, ma il termine nahuatl tomatl è all'origine della parola europea pomodoro. Gli Aztechi lo chiamavano anche xitomatl, combinando i concetti di ombelico e frutto.
L'arrivo in Europa e la diffidenza iniziale
Quando i conquistatori spagnoli arrivarono in America centrale all'inizio del Cinquecento, scoprirono il pomodoro e lo riportarono in Spagna intorno agli anni 1520 e 1530. La pianta si diffuse poi in Italia, Portogallo e nel resto dell'Europa, ma con una mancanza totale di entusiasmo culinario. Per quasi due secoli il pomodoro rimase una pianta ornamentale, coltivata negli orti botanici e nelle corti reali per la bellezza dei suoi frutti colorati. Molti europei lo consideravano tossico, erroneamente, perché apparteneva alla famiglia delle Solanacee, che conta anche le belladonne. I ricchi lo usavano come decorazione dei giardini; i poveri lo ignoravano completamente.
Come divenne il pomodoro che mangiamo oggi
La trasformazione del pomodoro da curiosità botanica a ingrediente fondamentale della cucina europea avvenne lentamente fra il Seicento e il Settecento, soprattutto nel Sud Italia e in Spagna. Fu nei territori della Campania, particolarmente attorno a Napoli, che il pomodoro trovò il terreno culturale e climatico giusto per diventare un elemento centrale della dieta. Il ciliegino, grazie alle sue dimensioni ridotte e al sapore dolce, si prestava bene alle conserve e alle preparazioni domestiche. Dal Settecento in poi, con la diffusione della coltivazione in pieno campo, il pomodoro divenne quella pianta popolare che tutti riconosciamo. I dati storici documentano come fra il 1750 e il 1850 il consumo di pomodoro in Italia meridionale si sia trasformato da pressoché inesistente a centrale nella cucina quotidiana.
Perché si chiama ciliegino: il nome racconta una storia
Il nome ciliegino non è casuale: deriva dalla rassomiglianza con le ciliegie, sia per la forma tonda sia per le dimensioni. È una denominazione popolare italiana che comparve nei testi botanici e nei manuali di coltivazione fra il Settecento e l'Ottocento. Le varietà selezionate e coltivate preferibilmente nel Meridione, specialmente in Campania, tendevano ad avere frutti sempre più piccoli e dolci rispetto ai pomodori medi, e il nome di ciliegino iniziò a identificare questa tipologia di frutto. La botanica moderna, tuttavia, non riconosce una specie autonoma: il ciliegino resta Solanum lycopersicum, come il San Marzano e il Pachino, differenziato solo per caratteristiche agronomiche e organolettiche, non genetiche.
Una credenza da sfatare: non è un ibrido moderno
Molti credono che il pomodoro ciliegino sia il risultato di incroci genetici moderni, una creazione da laboratorio degli ultimi decenni. È completamente falso. I ciliegini derivano da una selezione naturale e tradizionale di piante coltivate, portata avanti da agricoltori e contadini nel corso di secoli. Le caratteristiche di piccole dimensioni, dolcezza del frutto e rusticità della pianta sono state selezionate dai coltivatori campani e pugliesi attraverso il metodo antico di conservare i semi dai migliori esemplari e ripiantarli. Non è scienza genetica moderna, ma vera e propria domesticazione agricola, la stessa che ha trasformato una pianta selvatica centro americana in migliaia di varietà diverse.
Nel nostro vaso di ciliegini, fra le foglie che si agitano al sole estivo, abita dunque una storia che parte dal Messico azteco e arriva fino a noi. Ogni piccolo frutto rosso che raccogliamo è il testimone di un viaggio durato cinque secoli, di una pianta che ha dovuto conquistarsi fiducia e affetto presso popoli che inizialmente la temevano o la ignoravano. La Mesoamerica non la troviamo negli atlanti dei nostri orti, eppure ogni goccia di dolcezza di un ciliegino estivo la racconta ancora, al di là dell'oceano e del tempo.
