Settembre è il mese in cui l'orto cambia pelle. Si raccolgono gli ultimi pomodori e insieme si preparano gli ortaggi che arriveranno in tavola a dicembre. Sono due lavori opposti che convivono per trenta giorni, e la difficoltà sta tutta nel capire quando fare cosa.

Perché settembre non è un mese uniforme. Nei primi giorni fa ancora caldo e il terreno scotta, alla fine le temperature scendono stabilmente e le giornate si accorciano parecchio. Un lavoro giusto nella settimana sbagliata rende meno o non rende affatto. Ecco come si divide il mese.

Prima settimana: si raccoglie e si pulisce

In molte zone d'Italia i primi giorni di settembre sono ancora estate piena. Pomodori, melanzane e peperoni continuano a dare frutti, e se sono gestiti bene vanno avanti almeno per due settimane. Zucchine e cetrioli danno gli ultimi raccolti.

Il lavoro vero però è un altro: fare spazio. Si tolgono le piante esauste, i fagiolini finiti, i pomodori che non producono più. Si eliminano le erbe infestanti e si controlla lo stato del compost. Ogni pianta secca lasciata in terra è spazio sottratto a quello che verrà dopo, e un rifugio per parassiti che si preparano a passare l'inverno.

Seconda settimana: si prepara il terreno

Liberate le aiuole, il terreno va lavorato. Si smuove, si pulisce, si arricchisce con compost o letame maturo. È il lavoro che decide la qualità di tutto il settembre che viene.

C'è però un accorgimento che pochi rispettano. Si chiama tempera del terreno ed è il giusto grado di umidità per lavorarlo. Un terreno troppo bagnato o troppo secco subisce danni alla struttura che restano per anni. La prova si fa con una manciata di terra. Se si sbriciola bene è il momento giusto. Se resta appiccicata o si polverizza, conviene aspettare.

Terza settimana: semine e trapianti

Adesso il caldo si è attenuato e le temperature sono ideali per far germinare i semi. È la settimana centrale di settembre, quella con più lavoro di tutte.

In pieno campo si seminano lattughe di ogni varietà, cicorie, radicchio, spinaci, bietole, ravanelli e valeriana. In semenzaio vanno cavoli cappucci, cipolle, indivia e finocchi tardivi. Si trapiantano poi le piantine preparate in estate: cavoli e cavolfiori precoci, finocchi, cime di rapa. Gli spinaci reggono fino a ottobre se il clima resta mite.

Quarta settimana: si guarda all'inverno

Nell'ultima parte di settembre le temperature scendono sotto i ventidue gradi in modo stabile. Si passa dalla semina alla protezione. Arriva l'equinozio e le giornate si accorciano in fretta.

È il momento di procurarsi il materiale per l'inverno. Servono paglia o foglie per la pacciamatura, teli per i tunnel, compost e letame maturo per le concimazioni. Chi vuole può preparare un sovescio: una semina di piante che non si raccolgono ma si interrano per arricchire il suolo. Sono lavori che non danno soddisfazione subito, ma decidono la primavera.

Anche il balcone si divide in quattro

Chi coltiva in vaso segue lo stesso calendario di settembre, in scala ridotta. Si comincia pulendo i vasi dalle erbacce e togliendo le piante esaurite. Poi si rinnova il terriccio con compost o fertilizzante.

Si seminano cicorie, lattughe, ravanelli, spinaci e valeriana, meglio in piccole quantità. Così si raccoglie tutto senza sprechi e una gelata improvvisa non porta via l'intera produzione. I semenzai vanno tenuti in ombra finché il caldo non molla. E nei primi quattro o cinque giorni dopo la semina il terriccio resta umido, altrimenti i semi non germinano.

Settembre premia chi lavora in anticipo. Ogni settimana persa si sente a dicembre: l'orto di chi ha seminato per tempo continua a dare, quello di chi ha rimandato resta fermo. Vale la pena segnare le quattro tappe e spuntarle una alla volta.