A Palermo c'è un albero sotto cui sta un campo da calcio. Non un albero alto: uno largo. Chi arriva dal viale lo vede prima come un muro di foglie scure, poi si accorge che il muro continua, e continua ancora, e che dai rami orizzontali scendono decine di colonne grigie che toccano terra e reggono il resto. Non si capisce subito dove finisce un tronco e dove comincia l'altro, perché sono decine, saldati fra loro in una base ondulata che si può percorrere a piedi.
Sotto la chioma la luce cambia. Il sole di Palermo, che fuori sbianca la ghiaia, dentro diventa una penombra verde e uniforme, e la temperatura cala quanto basta da sentirlo sulle braccia. La gente istintivamente si ferma, guarda in alto, poi allarga le braccia per misurare una colonna e non ci riesce.
È un ficus, della specie che i palermitani chiamano magnolioide per la forma delle foglie. Sta nell'Orto Botanico della città, ma l'Orto viene dopo: la cosa da vedere è lui, e ha un primato che si misura in metri quadrati.
Duemilanovecento metri quadrati di ombra
La chioma di questo ficus copre circa 2.900 metri quadrati. Il dato è quello pubblicato dall'Università di Palermo, che gestisce l'Orto, e ripreso dalla Giant Trees Foundation nella scheda del concorso Albero italiano dell'anno. Per farsi un'idea: un campo da calcio regolamentare, secondo le misure indicate dalla FIFA per le partite internazionali, sta fra i 6.400 e i 7.500 metri quadrati; l'ombra del ficus copre quasi metà campo, o tutto un campo da calcio a sette. È per questo che viene indicato, dalla stessa Università e dalla fondazione, come l'albero con la chioma più grande d'Europa.
Le altre misure, sempre nella scheda dell'Università, dicono la forma: 25 metri di altezza, una circonferenza del corpo centrale di 14,75 metri, 44 fusti che insieme misurano un perimetro di 45 metri, e undici branche principali che partono quasi orizzontali. L'albero non cresce in alto, cresce in fuori, e ogni volta che un ramo si allontana troppo dal centro manda giù una radice che lo sorregge.
Nella Giornata nazionale dell'albero del 2022 la Giant Trees Foundation lo ha proclamato Albero italiano dell'anno. La gara era fra quattro alberi di quattro orti botanici, Palermo, Padova, Roma e Napoli, e si votava online: il ficus ha vinto con quasi 42.000 voti. Nel 2023 ha rappresentato l'Italia al concorso europeo Tree of the Year.
Un seme australiano che a Palermo ha trovato casa
Il ficus della magnolia non è siciliano. Ficus macrophylla viene dalla costa orientale dell'Australia, dal Queensland al Nuovo Galles del Sud, dove cresce nelle foreste pluviali subtropicali. La forma columnaris, quella di Palermo, viene in particolare dall'isola di Lord Howe, nel Pacifico, dove gli alberi hanno la stessa abitudine di mandare radici dai rami.
L'esemplare dell'Orto è stato introdotto nel 1845, secondo la datazione dell'Università di Palermo. In quegli anni l'Orto era un luogo di prove: si facevano arrivare semi e piante da ogni continente per vedere che cosa reggeva il clima. Il ficus resse meglio di quasi tutto il resto, per un motivo semplice: Palermo ha inverni senza gelo, estati lunghe e un'umidità dal mare che le radici aeree, nate per l'aria delle foreste australiane, trovano sufficiente. In gran parte d'Europa un ficus di questa specie muore alla prima gelata; a Palermo cresce come a casa sua.
Le radici che scendono dai rami si chiamano colonnari e si formano così: un ramo che si allunga in orizzontale emette dalla parte inferiore radici sottili, come corde, che pendono nell'aria e assorbono umidità. Quando una corda tocca terra, radica, si ingrossa e diventa in pochi anni un tronco: da quel momento il ramo ha un nuovo appoggio e può allungarsi ancora. Ripetuto per quasi due secoli, questo meccanismo ha prodotto i 44 fusti di oggi. L'albero di Palermo è stato il capostipite: da lui, e dai semi e dalle talee usciti dall'Orto, discendono i grandi ficus di piazza Marina, del Giardino Garibaldi e di molte ville della costa siciliana, che l'Università indica come sua discendenza.
L'Orto che lo ospita dal 1789
L'Orto Botanico di Palermo è dell'Università degli Studi di Palermo, che lo gestisce attraverso il suo Sistema museale di Ateneo. Fu fondato nel 1789 e aperto nel 1795, su un terreno accanto alla Villa Giulia, e occupa oggi circa dieci ettari fra via Lincoln e il mare. Sul numero di specie che ospita le fonti divergono: le schede dell'Università e le guide danno cifre comprese fra seimila e dodicimila, secondo che si contino le specie o anche le varietà coltivate, e non esiste un numero solo condiviso.
Tre cose valgono il viaggio anche senza il ficus. La prima è il Gymnasium, l'edificio d'ingresso disegnato da Léon Dufourny nello stile dei templi dorici, con le due serre laterali: è uno dei primi edifici neoclassici della Sicilia ed è del 1789, l'anno di fondazione. La seconda è la serra Maria Carolina, in ferro e vetro, dell'Ottocento, che ospita piante tropicali. La terza è l'acquario, una vasca circolare a gradoni per le piante acquatiche, con le ninfee e il fior di loto che fioriscono in estate.
C'è poi il resto dei ficus: il grande esemplare non è solo. Lungo i viali ce ne sono altri della stessa specie e di specie vicine, più giovani, e vederli in fila dà la misura di quanto tempo ci vuole per arrivare a 2.900 metri quadrati di chioma.
Da ottobre a maggio, quando l'ombra serve meno
L'albero sta bene: non ci sono rami secchi visibili e le radici colonnari continuano a scendere, con nuove corde che pendono dai rami più esterni e non hanno ancora toccato terra. Sono la parte più interessante da fotografare, perché mostrano l'albero mentre cresce.
Il ficus non fiorisce in modo visibile e non cambia colore, quindi il momento migliore non è una stagione della pianta ma una stagione del visitatore. Da ottobre a maggio la luce di Palermo è più bassa e passa sotto la chioma di taglio, disegnando le colonne; in piena estate l'ombra è così fitta che le fotografie vengono buie, ma è anche l'unico posto fresco dell'Orto nelle ore centrali. La pioggia lo cambia: dopo un acquazzone le radici aeree gocciolano per ore e la corteccia grigia diventa nera.
Come arrivarci
L'Orto Botanico sta in via Lincoln 2, a Palermo, accanto alla Villa Giulia e a dieci minuti a piedi dalla Stazione Centrale: esci dalla stazione, prendi via Lincoln verso il mare e l'ingresso è sulla sinistra. Il ficus sta a pochi passi dall'entrata, verso destra, e lo vedi prima di leggere il cartello. Per l'Orto intero servono due ore; per il ficus e il Gymnasium ne basta una. Non serve prenotare per la visita libera. Orari, giorni di chiusura e biglietti sono sul sito dell'Università degli Studi di Palermo, nelle pagine dell'Orto Botanico e del Sistema museale di Ateneo.