Sul banco del vivaio i concimi stanno su tre scaffali: le bottiglie di liquido, i sacchetti di granulare, le scatoline di stick da infilare nel terriccio. Chi si chiede quale concime scegliere di solito guarda il prezzo, poi la foto sulla confezione, e prende quello che ha la pianta più simile alla sua. Non è un criterio sbagliato, ma è l'ultimo.

Le tre forme contengono spesso gli stessi elementi. Quello che cambia è come arrivano alle radici: subito e tutti insieme, poco per volta per settimane, oppure in un punto solo del vaso. Questa differenza pesa più della marca e più del tipo di pianta disegnato sull'etichetta.

L'articolo dice che cosa comporta ciascuna forma nella pratica, che cosa significano i tre numeri stampati sulla confezione e qual è la domanda da farsi per decidere. Non dice quando si concima né come si prepara un concime in casa: sono altre due questioni.

Come arrivano alle radici il liquido, il granulare e lo stick

Il liquido si diluisce nell'acqua di annaffiatura e le radici lo trovano già sciolto. Agisce subito: su una pianta che ha fame la differenza sulle foglie nuove si vede nel giro di una o due settimane. Finisce altrettanto in fretta, perché ogni annaffiatura successiva lava via quello che non è stato assorbito. In pratica vuol dire ricordarsene ogni volta, misurare il tappo, e ricominciare da capo dopo pochi giorni. Il limite è la regolarità: chi annaffia quando capita concima quando capita, e la pianta alterna abbuffate e digiuni. Il secondo limite è la dose: raddoppiare per fare prima brucia le radici fini, e il danno si vede sui bordi delle foglie che seccano.

Il granulare si sparge sul terriccio o si mescola al substrato e si scioglie a ogni annaffiatura, un poco alla volta. Ne esistono due tipi che sulla confezione si distinguono male: il granulare semplice, che si scioglie in qualche settimana, e quello a lenta cessione, in cui ogni granello è rivestito da una membrana che lascia passare i nutrienti secondo la temperatura e l'umidità. Con il caldo rilascia più in fretta, con il freddo quasi si ferma. Nella pratica significa un gesto solo a stagione e nessun pensiero per mesi. Il limite è il controllo: non si può fermare, e se la pianta entra in riposo mentre i granelli ancora rilasciano, i sali si accumulano nel vaso. Il secondo limite è la distribuzione: nei vasi piccoli è difficile dosare una quantità così bassa da non esagerare.

Lo stick è un bastoncino compresso che si spinge nel terriccio vicino al bordo del vaso. Si consuma quando l'acqua lo raggiunge, e quanto in fretta dipende da dove è finito: infilato in un punto che resta asciutto dura mesi senza fare nulla, infilato dove l'acqua passa sempre si scioglie in poche annaffiature. Il rilascio è concentrato in quel punto solo: le radici vicine ricevono molto, quelle dall'altra parte del vaso niente. Nella pratica è la forma più comoda da comprare e da usare, e la meno controllabile. Ha senso in un vaso piccolo con una pianta sola e poco esigente, dove la distanza fra lo stick e le radici è corta. Non ha senso in una fioriera lunga, in un vaso grande o con piante che concimano spesso.

La domanda che sceglie la forma prima di tutto

Il primo criterio da solo risolve la maggior parte dei casi: quanto spesso passi davanti a quella pianta con l'annaffiatoio in mano? Se la annaffi tu, a mano, una o due volte a settimana, il liquido funziona: lo aggiungi all'acqua e il gesto è già nella routine. Se la pianta sta fuori e vive di pioggia, o se la annaffia un impianto, il liquido non ha modo di entrare e serve il granulare, che lavora da solo.

Il secondo criterio: quanto è grande il vaso, o è piena terra? In piena terra e nei vasi grandi il granulare si distribuisce bene e lo stick si perde. Nei vasi piccoli il granulare si dosa male e lo stick arriva a tutte le radici. Il liquido va bene a qualunque misura, perché la dose si regola con l'acqua.

Il terzo: la pianta cresce adesso o è ferma? Una pianta in crescita usa subito quello che riceve, e il liquido dà il risultato più rapido. Una pianta che rallenta, come quasi tutte in autunno al Nord, non assorbe: il liquido si spreca e il granulare rischia di rilasciare a vuoto. Al Sud e sulla costa, dove molte piante in vaso crescono fino a novembre, il ragionamento slitta di un paio di mesi.

I tre numeri sulla confezione

Su ogni confezione compaiono tre numeri separati da trattini, per esempio 7-3-5 o 20-20-20. Sono nell'ordine azoto, fosforo e potassio, e dicono quanto ce n'è ogni cento parti di prodotto. Non serve saperli a memoria: basta guardare quale dei tre è il più alto. Il primo numero alto spinge le foglie e i fusti, e va bene per le piante che si coltivano per il verde. Il secondo alto favorisce radici e fiori, e si trova nei concimi per fioriture e per i trapianti. Il terzo alto irrobustisce i tessuti e aiuta frutti e maturazione. Tre numeri uguali sono un concime generico che non spinge in nessuna direzione. Il quarto criterio quindi è: che cosa vuoi dalla pianta nei prossimi due mesi, foglie o fiori? Si guarda il numero corrispondente e si sceglie la confezione dove è il più alto, nella forma decisa con i primi tre criteri.

Dove la scelta si rovescia

Le piante da appartamento in vaso piccolo, che si annaffiano a mano, prendono il liquido quasi sempre. Ma se il vaso è così piccolo che il liquido si dimentica e la pianta è poco esigente, uno stick a stagione fa lo stesso lavoro con meno pensieri, e le radici sono vicine abbastanza da raggiungerlo tutte.

Le fioriere sul balcone, con piante annuali che crescono in fretta, vogliono il liquido durante la bella stagione: hanno bisogno di molto e subito. Il granulare a lenta cessione mescolato al terriccio all'impianto è un'alternativa comoda che regge tutta l'estate, ma solo se lo si mette all'inizio: aggiunto a metà stagione arriva tardi.

Le piante in piena terra, arbusti e siepi, prendono il granulare e basta. Il liquido si disperde nel terreno e lo stick è una goccia in un lago. Qui la stagione conta: al Nord il granulare si dà a fine inverno, perché dato in autunno rilascia mentre la pianta si ferma; al Sud e lungo la costa un'applicazione leggera in autunno non è persa, perché le radici lavorano ancora.

Le piante grasse e le mediterranee in vaso vogliono poco, e il liquido diluito a metà dose è la forma più sicura, perché è l'unica che si può ridurre a piacere. Granulare e stick, su queste piante, esagerano quasi sempre.

Gli alberi da frutto in vaso, agrumi in testa, sono il caso in cui le forme si alternano nell'anno: il granulare a lenta cessione a inizio primavera fa il lavoro di fondo, e il liquido ogni due settimane in piena estate copre il momento in cui frutti e foglie crescono insieme e il granulare da solo non basta. È l'eccezione alla regola di non sommare le forme, e regge solo perché il granulare si dà a dose ridotta.

Chi ha appena rinvasato in terriccio nuovo non sceglie niente per qualche settimana: il terriccio fresco contiene già una riserva, e aggiungere sopra è la ragione più comune per cui una pianta rinvasata perde le foglie basse.

Le trappole davanti allo scaffale

La prima è comprare secondo la foto. Il concime "per orchidee" e quello "per piante verdi" hanno spesso numeri quasi uguali e cambia soprattutto la confezione. La foto dice a chi lo vendono, non che cosa contiene: si girano le confezioni e si confrontano i tre numeri.

La seconda è prendere il granulare perché costa meno al chilo. È vero, ma in un vaso piccolo si finisce per metterne troppo, e un sacchetto grande dura anni: i nutrienti dentro non spariscono, ma il sacchetto aperto in garage assorbe umidità e si impasta.

La terza è lo stick come soluzione a tutto. Piace perché non si dosa e non si dimentica, e in effetti su una pianta sola in vaso piccolo va bene. Il problema nasce quando lo si usa in una fioriera lunga o in un vaso grande: una pianta riceve tutto, le altre niente, e chi guarda pensa che il concime non funzioni.

La quarta è comprare il liquido "universale" con tre numeri uguali per ogni pianta di casa. Non fa danni, ma non fa neanche quello che si cerca: la pianta da fiore che non fiorisce con un concime bilanciato aveva bisogno del secondo numero alto, e nessun aumento di dose lo sostituisce.

La quinta è mescolare le forme per fare prima: il granulare nel vaso e il liquido nell'acqua. Ciascuna da sola è già una dose piena, e sommate bruciano le radici. Se una c'è, l'altra aspetta che finisca.