Ad agosto il rosmarino ha un aspetto scomposto. I rami si sono allungati, la base si vede spoglia, il cespuglio ha perso la forma che aveva in primavera. Viene naturale prendere le forbici e sistemarlo. È il gesto sbagliato nel momento peggiore dell'anno, e lo fanno in molti.
La ragione è semplice e vale per tutte le piante legnose: con il caldo forte le ferite da taglio non si chiudono. Restano aperte più a lungo, la pianta perde acqua proprio da lì, e i tessuti nuovi che spuntano dopo un taglio sono teneri e si scottano al primo sole. La potatura vera va rimandata. Qualcosa però si può fare, ed è utile saperlo.
Cosa succede a un taglio fatto adesso
Ogni taglio è una ferita, e una ferita ha bisogno di tempo e di condizioni giuste per cicatrizzare. Le regole del giardinaggio dicono di evitare sia il freddo intenso sia il caldo eccessivo, perché in entrambi i casi la rimarginazione rallenta.
Con l'ondata di calore in corso il rosmarino è già in difficoltà: sta risparmiando acqua, ha rallentato la crescita, lavora al minimo. Chiedergli anche di rimarginare venti tagli significa sommare due stress. E quello che si ottiene, nel migliore dei casi, sono getti nuovi e teneri che il sole di questi giorni brucia in poche ore.
L'errore che non si recupera più
C'è poi un errore che riguarda il rosmarino in modo particolare, e che il caldo peggiora. Il rosmarino non ricaccia dal legno vecchio. Quella parte grigio-marrone alla base, senza aghi, non è dormiente: è finita.
Chi taglia troppo in basso sperando in una ripresa generosa si ritrova monconi secchi che non produrranno più nulla. È la differenza con la lavanda, che pure sembra una pianta simile. La regola da tenere a mente è una sola: si taglia sempre sopra il verde, mai sotto. Se sotto il punto di taglio non ci sono aghi vivi, quel ramo va lasciato dov'è.
Quello che si può fare adesso
La cimatura è un'altra cosa dalla potatura, e questa si può fare. Consiste nel togliere tre o cinque centimetri dalla punta dei rametti giovani e ancora verdi, quelli morbidi, non i rami legnosi.
Quel piccolo taglio spinge la pianta a ramificare dai due lati sotto il punto di recisione, e serve a mantenere il cespuglio folto. Si fa con le dita o con forbici piccole, al mattino presto, e solo su rami che non siano già sofferenti. È l'unica operazione sensata di questi giorni, e ha il vantaggio di darti anche il rosmarino per la cucina.
Quando arriva il momento giusto
I periodi per la potatura vera sono due. Il primo è fine inverno o inizio primavera, alla ripresa vegetativa: è il momento migliore in assoluto, perché la spinta della linfa chiude i tagli in fretta e la pianta risponde con getti vigorosi.
Il secondo è la fine dell'estate, quando il caldo si placa. Quest'anno vuol dire settembre, non agosto. Allora si potrà accorciare le punte allungate, riequilibrare la forma, sistemare un cespuglio diventato disordinato. In autunno inoltrato invece meglio fermarsi: la pianta rallenta, le ferite restano aperte a lungo e una gelata improvvisa può danneggiare i tessuti.
Come farlo bene quando sarà il momento
Tre accorgimenti valgono più di qualsiasi tecnica. Il primo: forbici pulite e affilate, perché un taglio schiacciato guarisce male e attrezzi sporchi trasportano infezioni da una pianta all'altra.
Il secondo: mai potare in giornata umida o piovosa. Le ferite asciugano lentamente e diventano una porta d'ingresso per i funghi. Meglio una mattina asciutta. Il terzo: poco e spesso invece di molto e raramente. Un rosmarino accorciato di un terzo ogni anno resta compatto per vent'anni; uno lasciato andare e poi tagliato drasticamente spesso non si riprende.
Per queste due settimane, quindi, le forbici restano dove sono. Al massimo si cimano le punte verdi, si controlla che il terreno scoli bene e si sposta il vaso dal sole del pomeriggio. Il rosmarino aspetta settembre senza problemi: è una pianta che vive vent'anni, due settimane non le pesano.
