La dionea viene venduta in tutti i garden come soluzione naturale contro le zanzare, e su internet si legge ovunque che le cattura. Chi si occupa di piante carnivore per mestiere dice il contrario, e la ragione sta in un meccanismo che si può misurare.

Le trappole della Dionaea muscipula non si chiudono al primo contatto. Dentro ogni tagliola ci sono tre o quattro setole sensitive, e la pianta scatta soltanto se un insetto ne tocca almeno due nell'arco di venti secondi. È un sistema di sicurezza che serve a non sprecare energia su gocce di pioggia o granelli di sabbia. Una zanzara, con il suo peso, quei sensori quasi non li muove.

Perché il conto non torna

La dionea adulta arriva a dieci centimetri di altezza e ogni trappola misura pochi centimetri. Non è una questione di spazio: è di massa. Il meccanismo è tarato su prede che camminano dentro la tagliola e ci si muovono, come mosche, ragni e formiche.

La zanzara si posa e riparte, spesso senza toccare due setole di fila. E c'è un dettaglio che chiunque possieda una dionea impara presto: far scattare la trappola a vuoto è dannoso. Ogni chiusura costa energia alla pianta, e se non arriva nutrimento quella spesa è persa. È il motivo per cui non va stimolata con le dita per gioco.

Le due che funzionano davvero

Esistono carnivore che sugli insetti piccoli sono efficaci, e non usano tagliole ma colla. La drosera ha foglie coperte di goccioline vischiose che brillano al sole: l'insetto si posa, resta incollato e la foglia si arrotola lentamente su di lui.

Il vantaggio è proprio nella dimensione. Una trappola adesiva non ha bisogno di essere attivata da un peso: cattura anche il moscerino più leggero. Lo stesso vale per la pinguicula, la pinguicola messicana, che funziona allo stesso modo con foglie appiccicose. Sono queste due, non la dionea, le carnivore adatte a zanzare e moscerini della frutta.

La nepenthes e le sue condizioni

La nepenthes cattura per caduta: produce ascidi a forma di brocca contenenti un liquido enzimatico, e attira gli insetti con un nettare dolce sul bordo. Chi ci finisce dentro non risale.

Funziona, ma chiede molto. La temperatura non deve mai scendere sotto i venti gradi, l'umidità relativa deve restare sopra l'ottanta per cento e la circolazione d'aria dev'essere ridotta. Sono condizioni da serra tropicale, difficili da mantenere in un appartamento italiano. Chi la compra pensando a una pianta da davanzale la vede deperire nel giro di poche settimane.

Cosa aspettarsi davvero

Una carnivora in casa cattura insetti, ma in numeri modesti. Una singola pianta ha poche trappole attive per volta, e ognuna impiega giorni a digerire una preda prima di riaprirsi.

Il paragone con una zanzariera o con un repellente non regge: sono strumenti di scala diversa. La carnivora riduce la presenza di moscerini attorno ai vasi e cattura qualche insetto che le capita vicino, ma non ripulisce una stanza. Chi la compra per quello resta deluso, e spesso incolpa la pianta di non funzionare quando il problema era l'aspettativa.

Perché prenderla comunque

Il motivo per tenerne una in casa non è la caccia alle zanzare. È che sono piante straordinarie da osservare: la drosera che si arrotola su una preda, l'ascidio della nepenthes che si forma in settimane, la tagliola della dionea che si chiude in una frazione di secondo.

Chiedono anche cure particolari, che le rendono un piccolo esercizio di precisione. Vogliono acqua piovana o demineralizzata perché il calcare le uccide, terriccio povero senza concime, e un periodo di riposo invernale per le specie temperate. Non sono piante difficili, sono piante diverse.

Riassumendo: la dionea contro le zanzare non funziona per un limite fisico dei suoi sensori, la drosera e la pinguicula sì ma in quantità limitate, la nepenthes richiede condizioni da serra. Se il problema sono le zanzare la risposta resta la zanzariera. Se invece si cerca una pianta che faccia qualcosa di sorprendente ogni giorno, quella è un'altra questione.