Serve dirlo subito, prima di tutto il resto: nessuna pianta in vaso fa scendere il termometro di casa di cinque gradi. Chi lo promette racconta una cosa non vera. L'effetto però esiste, è misurabile, e in giornate come queste si sente. Solo che arriva soprattutto da dove non ci si aspetta.

Le piante lavorano su due fronti. Il primo è la traspirazione: assorbono acqua dalle radici e la rilasciano dalle foglie sotto forma di vapore. Ogni grammo d'acqua che evapora sottrae circa 2.450 joule di calore all'aria intorno. È raffrescamento evaporativo, lo stesso principio del sudore, senza consumo elettrico. Il secondo fronte però conta molto di più.

L'ombra vale più della traspirazione

Una foglia davanti al vetro blocca la radiazione solare prima che entri. Così il sole non scalda pavimento, muri e mobili, che poi restituirebbero quel calore per tutta la sera. È la differenza tra fermare il calore fuori e provare a toglierlo dopo che è entrato.

I numeri lo confermano. Uno studio ENEA sui tetti e le pareti verdi ha misurato un abbattimento di quasi il 50 per cento del flusso termico e una riduzione della temperatura interna fino a tre gradi. Le stesse piante, senza schermare nulla, non arriverebbero mai a tanto. È l'ombra a fare il lavoro pesante.

Quanto si abbassa davvero

La Società Botanica Italiana indica una riduzione della temperatura percepita fino a 2-5 gradi rispetto a spazi senza vegetazione. Una pianta grande, con molta superficie fogliare, abbassa di 2-4 gradi la temperatura percepita nell'area subito intorno a sé.

Le due parole da tenere sono percepita e intorno. L'aria diventa meno secca e meno pesante, e la sensazione sulla pelle cambia. Il termometro appeso al muro dall'altra parte della stanza invece si muove poco o nulla. Chi si aspetta il condizionatore resta deluso, chi cerca un ambiente più vivibile no.

Le piante che funzionano meglio

Conta la superficie delle foglie, non il nome della specie. Più foglia c'è, più vapore esce e più ombra si fa. Le grandi foglie di ficus, palme e dieffenbachia schermano bene i raggi alla finestra e riducono il surriscaldamento di vetri e pareti.

Vanno bene anche pothos, monstera, spatifillo e felci, tutte piante con fogliame abbondante che tollerano l'ambiente interno. Le piante grasse invece qui non servono: hanno pochissima superficie fogliare e tengono gli stomi chiusi di giorno, che è proprio il momento in cui servirebbe il vapore.

La regola dell'edera sul muro

Fuori il discorso cambia e i numeri salgono parecchio. L'edera comune fatta crescere su un grigliato davanti a una parete può abbassare di 8-10 gradi la temperatura della superficie retrostante rispetto a un muro esposto al sole.

È il muro caldo il vero problema di un appartamento in estate: accumula calore tutto il giorno e lo restituisce dentro fino a notte. Un rampicante su pannello o grigliato, o anche solo una fila di vasi alti davanti alla parete più esposta, interrompe quel meccanismo. Sul balcone è l'intervento con il rapporto migliore tra sforzo e risultato.

Come disporle in casa

La posizione conta più del numero. Le piante vanno messe davanti alle finestre esposte, tra il sole e la stanza, non nell'angolo buio dove non schermano niente e traspirano poco.

Raggruppate funzionano meglio che sparse: vicine creano un piccolo effetto bosco, con aria più umida tra le foglie. Vanno bagnate regolarmente, perché una pianta a corto d'acqua chiude gli stomi e smette di traspirare. E i sottovasi vanno svuotati, altrimenti con questo caldo diventano acqua ferma e tiepida.

Il conto è questo: qualche grado di temperatura percepita, aria meno secca, e soprattutto meno calore che entra dalle finestre. Non sostituisce il condizionatore e non va raccontato come tale. Ma in una casa senza aria condizionata, con le piante giuste davanti ai vetri giusti, la differenza a fine giornata si sente.