Che una stanza con le piante sia più piacevole lo sanno tutti. Che questo si veda sulla pressione del sangue e sul battito cardiaco è un'altra cosa, e va dimostrata. Due studi lo hanno fatto, a trent'anni di distanza uno dall'altro, e sono arrivati alla stessa conclusione da strade diverse.

Vale la pena partire da lì, perché cambia il modo di scegliere le piante da tenere in casa. Non conta solo quali sono: conta molto anche dove si mettono e cosa ci si fa. Il secondo punto, come vedremo, pesa più del primo.

Cosa dice la ricerca sul trapianto

Nel 2015 un gruppo di ricercatori coreani e giapponesi ha pubblicato sul Journal of Physiological Anthropology un lavoro semplice e ben costruito. Ventiquattro giovani adulti hanno svolto due compiti: rinvasare una pianta da interno e lavorare al computer. Poi hanno invertito i ruoli.

Durante le prove sono stati misurati la variabilità del battito cardiaco e la pressione. Il risultato è netto: l'attività col verde riduce lo stress fisiologico e psicologico rispetto al lavoro mentale, abbassando l'attività del sistema nervoso simpatico e la pressione diastolica. Chi vuole leggerlo per intero lo trova nello studio originale su Journal of Physiological Anthropology.

Il verde dalla finestra e i tempi di guarigione

Il secondo studio è del 1984 e uscì su Science. Roger Ulrich esaminò le cartelle di pazienti operati in un ospedale della Pennsylvania tra il 1972 e il 1981, confrontando due gruppi identici per età, condizioni e intervento. L'unica differenza era la finestra.

Ventitré pazienti avevano davanti degli alberi, ventitré un muro di mattoni. I primi ebbero degenze più brevi, meno commenti negativi nelle note infermieristiche e usarono meno antidolorifici forti. Il lavoro è consultabile nella scheda PubMed dello studio di Ulrich, ed è tra i più citati della psicologia ambientale.

Quali piante scegliere

Nessuna specie ha poteri particolari: quello che conta è il verde abbondante e la facilità di cura. Una pianta che muore fa l'effetto opposto di quello cercato. Meglio partire da specie che perdonano gli errori.

Pothos, sansevieria e zamioculcas resistono a quasi tutto e stanno bene anche lontano dalla finestra. Spatifillo e calatea chiedono più attenzione ma danno fogliame folto. Per chi vuole il profumo, lavanda e rosmarino in vaso funzionano bene su un davanzale luminoso. Il criterio è sempre lo stesso: piante che si possano tenere vive senza fatica.

Dove metterle conta quanto sceglierle

Lo studio del 1984 dice una cosa precisa: contava la vista dal letto. Non le piante in sé, ma il verde nel campo visivo di chi stava fermo per ore. È un'indicazione pratica che si può copiare in casa.

Le piante vanno messe dove ci si siede davvero: accanto alla poltrona, di fronte alla scrivania, vicino al letto. In un corridoio di passaggio fanno arredamento e basta. Prima però va verificata la luce che quel punto riceve, perché è lì che si decide se la pianta sopravvive: nella nostra guida su quanta luce serve a ogni pianta trovi come capirlo senza strumenti.

Prendersene cura conta più di guardarle

È il punto che di solito sfugge. Nello studio del 2015 i partecipanti non guardavano una pianta: la rinvasavano. Le mani nella terra, un compito concreto, nessuno schermo davanti. È quella l'attività che ha abbassato la pressione.

Vale la pena tenerne conto quando si allestisce una casa. Poche piante di cui ci si occupa davvero, annaffiate a mano e osservate ogni settimana, hanno più senso di venti vasi lasciati a sé stessi. La cura è parte dell'effetto, non un accessorio.

Il conto finale è semplice: verde nel campo visivo dove si sta fermi, specie facili da mantenere, e un po' di tempo dedicato a occuparsene. Due studi seri dicono che tanto basta perché il corpo se ne accorga, ed è più di quanto promettano molte altre cose.